venerdì, Giugno 18, 2021
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Macerata, i metalli di morte della Grande Guerra al Liceo artistico Cantalamessa

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di Maurizio Verdenelli

L’ottone dei bossoli, il rame delle corone di forzamento dei proiettili e il ferro delle schegge. Metalli di morte della Grande Guerra, con fornitura infinita,  che venivano trasformati in oggetti d’arte all’interno di un’ideale officina in quei fossi scavati per un metro e mezzo nel terreno, le trincee innalzate con sacchetti di sabbia e pietre.  Vasi e contenitori da salotto secondo il migliore stile Liberty,  braccialetti e in tagliacarte. Spesso preziose opere di incisione e cesello con raffigurazioni e scritte. Oltre al classico ‘Ricordo 1918′, inquietante souvenir di guerra dietro la tranquilla facciata e al motivo floreale tipico dell’ Art Nouveau,  l’occasione di combinare insieme, sui due lati del tagliacarte, da una parte l’irrisione alla propaganda nemica (l’imperatore Francesco Giuseppe con un giornale in mano e la scritta Menzogne) e sull’altro il profilo di una lettera e Baci destinati tutti alla fidanzata del fante al fronte.
‘Arte in trincea’ e’ il titolo della mostra, mai allestita prima in Italia, inaugurata ieri all’interno del liceo artistico Cantalamessa di Macerata. Reperti, scaturiti dai metalli di morte, messi assieme con certosina tenacia da un collezionista e studioso eccezionale delle due guerre mondiali del secolo scorso: Luca Cimarosa. Che nella ‘sua’ Loro Piceno ha due musei d’incredibile valore con testimonianze fotografiche ed oggetti inediti anche sulla Shoah. L’arte in trincea e’ un filone di ricerca ed approfondimento che Cimarosa ha iniziato ad indagare quando dieci anni fa sul litorale di Civitanova Marche, dopo una mareggiata, s’imbatte’ in uno dei vasi in ottone che ora fa parte della sua incredibile collezione.
E’ cosi emersa una pagina dimenticata della Grande Guerra, relativa ad uno degli aspetti piu’ densi di distruzione umana. Non solo morte e terribili invalidita’ e follia ma anche il tentativo di recupero psichico dei soldati scampati alle devastanti armi nemiche, ben piu’ potenti di quelle italiane. Dopo 15 giorni passati in trincea con gli attacchi austro-ungarici all’alba, gli assalti, il filo spinato (uno dei tre ‘signori’ del Conflitto insieme con il cannone e la mitragliatrice) i gas, ed ogni tipo d’infezione e spesso senza rancio e con equipaggiamenti per nulla adeguati, e la morte sempre a fianco, per il fante sopravissuto l’arte poteva essere ed era un rifugio dalla perdita di se stesso, la sopravvivenza della sua stessa dignita’ di persona. E i metalli: l’ottone, il rame e il ferro diventavano in tal modo creta per l’esercizio di questa ritrovata umanita’ nella carneficina senza fine della guerra di trincea.
Ai ragazzi delle classi quinte del liceo artistico (che ha colto subito la proposta di mostra sottoposta in precedenza senza esito all’Accademia di Belle Arti) il percorso tra arte e guerra e’ stata una scoperta di notevole impatto. L’interesse con cui hanno seguito il racconto dettagliatissimo del curatore, e’ stato eloquente e palpabile. Un’ operazione riuscita grazie anche e sopratutto al coordinamento delle insegnanti Aurora Palazzetti e Maria Donati Bracci. ‘Arte in trincea’ sara’ visitabile nell’area multimediale del Liceo artistico Cantalamessa, in via Cioci, per altri dieci giorni.
(foto di Camila Ballesteros, David Emiliozzi ed archivio Cimarosa)
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