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DA ERODOTO – LE STORIE, CONTINUA IL LIBRO I – Traduzione di Luigi Annibaletto, Mondadori 1956

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DA ERODOTO – LE STORIE, CONTINUA IL LIBRO I – Traduzione di Luigi Annibaletto, Mondadori 1956

62 Muovendo da Eretria, nell’undicesimo anno dl loro bando, presero la via del ritorno, e la prima località dell’Attica che occuparono, fu Maratona.

Mentre erano accampati in questo luogo, accorsero i loro partigiani dalla città ed altri affluivano dai borghi della campagna: quelli cui la tirannia era più gradita della libertà.

Costoro, dunque, si andavano radunando. Intanto i cittadini di Atene, finché Pisistrato raccoglieva denari e anche quando ebbe conquistato Maratona, non se ne davano alcun pensiero; ma quando vennero a sapere che da Maratona egli marciava sopra la città, allora finalmente mossero in armi contro di lui.

E mentre costoro, con tutte le loro forze, avanzavano verso gli esuli che ritornavano, anche Pisistrato, con le sue truppe, partito da Maratona, si accostava alla città; sicché venendosi incontro, arrivarono al tempio di Atena, nel demo di Pallene, e posero il campo l’uno di fronte all’ altro.

A questo punto, spinto da divina ispirazione, si accostò a Pisistrato un indovino, Anfilito di Acarnania, il quale, avvicinandosi a lui, pronunciò in esametri questo oracolo: < il lancio è stato fatto; la rete si è spiegata; i tonni vi si precipiteranno durante la notte, al chiaro di luna >.

63 Questo l’oracolo che egli profferì con voce divina; e Pisistrato, comprendendone il significato, disse di accogliere l’augurio e fece avanzare l’esercito.

Proprio allora gli ateniesi venuti dalla città erano intenti a prendere il rancio e alcuni di essi, dopo aver mangiato, si davano chi al gioco dei dadi, chi al sonno. Sicché le truppe di Pisistrato, piombando loro addosso all’improvviso, li volsero in fuga.

Mentre essi fuggivano Pisistrato prese una decisione molto saggia, per impedire che gli Ateniesi si riunissero ancora e per tenerli, invece, dispersi: fatti montare in sella i suoi figlioli li mandò innanzi, ed essi, man mano che raggiungevano i fuggitivi, dicevano loro quello che aveva ordinato Pisistrato, invitandoli a non aver paura e a tornarsene ciascuno ai propri affari.

64 E siccome gli Ateniesi si lasciavano persuadere, Pisistrato, avuta in mano per la terza volta la città di Atene, vi radicò saldamente il suo potere, appoggiato da molte milizie ausiliarie e mezzi finanziari che provenivano in parte dall’Attica stessa, in parte dal fiume Strimone; prese come ostaggi i figli di quegli ateniesi che avevano opposto resistenza senza darsi subito alla fuga, e li fece stabilire a Nasso (c’è da dire che anche questa città Pisistrato aveva conquistata con le armi e l’aveva, poi, affidata da governare a Ligdami): oltre a ciò, procedette alla purificazione dell’isola di Delo seguendo la volontà degli oracoli, e la purificò in questo modo: fin dove poteva spingersi la vista del santuario di Apollo, fatti disseppellire da tutta questa zona i morti, li fece trasportare in altro luogo dell’isola di Delo.

Così Pisistrato fu signore di Atene, mentre degli Ateniesi, parte erano caduti nella battaglia, e parte, insieme con gli Alcmeonidi, andarono esuli dalla loro Patria.

 

 NOTA: La storia continua, Creso per muovere guerra a Ciro non si rivolse alla Atene di Pisistrato, prendendo invece alleanza con Sparta, città tradizionalmente più votata alla guerra. La guerra contro Ciro fu persa, e vale la pena trascrivere ciò che un saggio di Lidia di nome Sandani, ebbe a consigliare a Creso prima che la iniziasse: < O re, tu ti prepari a muovere guerra contro uomini che portano pantaloni di cuoio e di cuoio anche il resto del vestito, che mangiano non quello che vogliono ma quello che hanno, poiché il loro paese è pietroso. Uomini che non bevono vino ma acqua, che non hanno fichi da mangiare né alcun’altra cosa buona. Orbene se tu sarai vincitore che cosa toglierai a loro, a gente che non ha niente? Se, invece, tu rimarrai vinto, considera quanti vantaggi perderai>. Pur dicendo così non riuscì a dissuadere Creso.

 

Propongo ora ai lettori di lasciare Creso al suo destino e di fare un salto di mille anni, andando a visitare con Procopio di Cesarea, autore degli a volte perfidi Anecdota (noti come Storie Segrete o Storie Arcane), la Bisanzio/Costantinopoli di Giustiniano e Teodora del VI secolo D.C.

Luciano Magnalbò

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