mercoledì, Ottobre 27, 2021
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Crescita zero e contraccezione: l’Italia e la dottrina della Chiesa

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Alcuni anni fa, lo scrittore Peter De Rosa in Vicari di Cristo affermava che in fondo fu positiva, la mancata conversione di massa della Cina al cattolicesimo ai tempi del gesuita Matteo Ricci. Per lo scrittore, l’esplosione demografica che ne sarebbe scaturita sarebbe stata insostenibile per le risorse e la vivibilità del pianeta.

Probabilmente aveva preso un abbaglio. In Italia paese cattolico per tradizione si è registrato nel 2018 “il peggior calo demografico da 100 anni”. Secondo il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo “in assenza di significative misure di contrasto, si potrebbero determinare ricadute negative sul potenziale di crescita economica, con impatti rilevanti sull’organizzazione dei processi produttivi e sulla struttura e la qualità del capitale umano disponibile”.

Non è una novità. Il saldo nascite/morti è negativo in tutte le regioni italiane già da diversi anni. Come spiegare la riluttanza a pianificare la nascita dei figli da parte delle famiglie? Sicuramente le difficoltà economiche delle famiglie, la mancanza di un lavoro stabile e l’ingresso sempre più ritardato nel mondo del lavoro; ma non solo. Anche l’insicurezza generata dai tempi correnti che non promettono niente di buono per il futuro, frenano le intenzioni di mettere al mondo diversi figli da parte di molte coppie.

Quello che stupisce però, è la distanza siderale tra la dottrina della Chiesa Cattolica e la pratica, relativamente al controllo delle nascite. Il Catechismo cattolico attuale recita: “La regolazione delle nascite, che rappresenta uno degli aspetti della paternità e maternità responsabili, è oggettivamente conforme alla moralità quando è attuata dagli sposi senza imposizioni esterne, non per egoismo, ma per seri motivi e con metodi conformi ai criteri oggettivi della moralità, e cioè con la continenza periodica e il ricorso ai periodi infecondi. È intrinsecamente immorale ogni azione – come, per esempio, la sterilizzazione diretta o la contraccezione -, che, o in previsione dell’atto coniugale o nel suo compimento o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione”.

In maniera esplicita viene ribadito il divieto di qualsiasi forma di contraccezione. D’altra parte le encicliche Casta Connubi del 1930 e Humanea vitae del 1968 evidenziavano la proibizione di ogni forma di prevenzione sessuale, quando si tratta di procreare, anche se per la prima volta si deliberava “che il piacere sessuale poteva non essere una colpa”. Per quanto riguarda il “periodo sicuro” sebbene anticipato da Pio XII nel 1951, fu “sdoganato”dalla chiesa solo nel 1968. Insomma la contraccezione è un peccato che non si può mai giustificare per il cattolico praticante.

Ora ci si può chiedere come mai, visto che i rapporti coniugali hanno come primo scopo la riproduzione e le forme di controllo delle nascite “esterne” sono tutte bandite, nascano così pochi bambini e il tasso di crescita si abbassi sempre più. Probabilmente molte coppie cattoliche ignorano volutamente il comando papale perché ritenuto poco logico, poco pratico, potenzialmente devastante per una famiglia che potrebbe non disporre degli spazi fisici, ne possedere una situazione finanziaria adatta. Ma oltre a questo, ha un notevole rilevanza la mancata disposizione psicologica ed emotiva per accogliere e crescere numerosi figli come si faceva alcuni decenni fa. Insomma per molti, quello della procreazione senza controllo costituisce una visione della vita insensibile, che se applicata letteralmente graverebbe in maniera negativa anche sulla salute psicofisica della donna, alle prese con un ritmo di vita diverso rispetto al passato.

Sono in diversi anche all’interno della chiesa a chiedere una riforma della dottrina sulla procreazione e contraccezione perché considerata antiquata e irragionevole, se trasposta nella quotidianità familiare odierna. In questo caso la maggior parte dei fedeli ha scelto una strada diversa dalla dottrina predicata dal Papa e dalla Chiesa, come si evince dalle statistiche che tra l’altro evidenziano, come nemmeno la procreazione tra gli stranieri compensi il saldo negativo delle nascite del nostro Paese.

Roberto Guidotti

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