lunedì, Ottobre 18, 2021
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La Sea Watch 3 ignora l’alt ed entra a Lampedusa: dichiarazione di guerra?

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Motovedette della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera hanno intimato l’alt alla “Sea Watch 3”, che ha deciso di forzare il blocco e di entrare nelle acque italiane per far sbarcare i 42 migranti a Lampedusa, sebbene ieri la Corte di Strasburgo lo abbia vietato. La nave della Ong tedesca batte bandiera olandese.

“I governi di Olanda e Germania ne risponderanno, sono stufo”, avverte il ministro dell’Interno e vice premier Matteo Salvini. La capitana Carole Rakete ha deciso in ogni caso di entrare in porto a Lampedusa. “So cosa rischio  – ha detto – ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo”.

Poco dopo aggiunge: “Basta, siamo entrati. Ora fateli scendere”.  “L’immigrazione  – scrive Matteo Salvini – non può essere gestita da navi fuorilegge: siamo pronti a bloccare qualunque tipo di illegalità. Chi sbaglia, paga. P.S. L’Europa? Assente, come sempre”.

Il forzare e violare a qualsiasi titolo il territorio di una Nazione che ha espresso preciso divieto, a torto o ragione, non è solo un atto politico di cui i trasgressori dovranno rendere conto, ma si va ben oltre. Si potrebbe considerare una vera e propria invasione e dichiarazione di guerra con fine destabilizzante di un paese democratico che ha eletto il suo Governo, confermandone la politica messa in essere con regolari elezioni. Per l’azione di cui si è resa protagonista, la Sea Watch 3 verrà sequestrata e corre il rischio di essere affondata, come sarebbe previsto in questi casi.  La responsabilità di questo gravissimo atto, oltre che sul comandante dell’imbarcazione, ricade anche sulla nazione cui la nave appartiene e la nazione di cui la nave ha la committenza, in pratica la ONG mandante. Lo Stato Italiano ha fornito tutto il supporto possibile nei 15 giorni, facendo sbarcare con i propri mezzi tutti coloro che necessitavano di cure immediate lasciando a bordo coloro che non avrebbero avuto alcun problema ad affrontare la navigazione per un altro porto.

La mancanza di intervento, non solo da pate dell’Europa ma anche dei due stati cui appartengono sia la nave che la ONG, evidenziano in maniera chiara e determinata che l’obiettivo non è quello di salvare i presunti naufraghi, ma di sabotare un governo regolarmente eletto da un popolo. In pratica un vero e proprio tentativo destabilizzante di colpo di stato esterno: chiamiamo le cose con il nome e cognome, senza finto buonismo.

Ricordiamo alcuni casi di violazione dei confini Italiani già avvenuti in precedenza e che aveva visto addirittura l’ingresso all’interno dei confini Italiani di militari o poliziotti Francesi in assetto armato, equivalente quindi ad una dichiarazione di guerra vera e propria, cui tuttavia si preferì soprassedere.
Di sicuro in Italia i “politicamente corretti” alzeranno un grido di vittoria sotto una falsa azione umanitaria, ma del resto sono gli stessi che direttamente o indirettamente hanno sempre messo in situazione di sottomissione il popolo Italiano, sia politico, sia monetario.

Ad aggravare la situazione della Sea Watch 3 e del suo comandante é l’aver sfruttato le persone a bordo ed andrebbe anche valutato il sequestro di persona, dal momento che, avendo ricevuto una risposta negativa dallo Stato Italiano, che ne ha il diritto – magari poi si potrà valutare analizzare la correttezza del tutto – è rimasta in attesa a lungo, potendo invece fare rotta su altri porti di altre nazioni che avrebbe raggiunto in pochi giorni. Porti che sono situati all’interno del Mediterraneo e certamente che non possono essere dichiarati non sicuri. Non può il popolo Italiano essere sempre trattato come una colonia. Nessuna responsabilità hanno, ovviamente, i naufraghi a bordo della nave della ONG. Che hanno diritto ad avere una vita migliore e a tutta l’assistenza possibile. Ma di certo ci sono molte cose da rivedere, prima fra tutte la convenzione di Dublino. E, soprattutto, i confini vanno rispettati. L’Italia non può accogliere tutti i profughi del mondo.

Ettore Lembo

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