lunedì, Agosto 10, 2020
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Legittimo speronare una vedetta della Finanza per adempiere al dovere del “salvataggio” in mare? Ai posteri l’ardua sentenza

Legittimo speronare una vedetta della Finanza per adempiere al dovere del “salvataggio” in mare? Le strane motivazioni dell’ordinanza SEA WATCH

Dopo la pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo che la settimana scorsa aveva recisamente negato la sussistenza dello stato di necessità nell caso SEA WATCH 3 rigettando il ricorso della ONG tedesco-olandese della “capitana” Carola Rackete, e dopo la convalida dell’arresto della stessa disposta dal PM incaricato della Procura di Agrigento che aveva confermato tale decisione escludendo lo stato di necessità e quindi qualsivoglia esimente per la pericolosa e sconsiderata condotta della “capitana” che forzando il blocco del porto di Lampedusa aveva speronato una vedetta della Guardia di Finanza  rischiando di schiacciarla ed affondarla lasciano assai interdetti le motivazioni del ribaltamento di tale indirizzo operato dal G.I.P. del Tribunale Penale di Agrigento.

La G.I.P. incaricata  con la propria Ordinanza di ieri ha provveduto a revocare l’arresto della Rackete ravvisando al contrario lo stato di necessità nella condotta dell’indagata. che ad ogni buon conto si era già affrettata a scusarsi della collisione provocata che aveva messo a rischio la vita dei finanzieri in azione, giustificandosi con l’ipotetico impellente bisogno di sbarcare i 40 clandestini rimasti a bordo pur se era imminente l’autorizzazione all’attracco in porto da parte delle autorità italiane.

Fermo restando il rispetto dovuto all’ordine giudiziario ed alle sue pronunce anche quando esse non vengano condivise – come accade nel caso di specie – bisogna interrogarsi sulla fondatezza delle motivazione addotte dalla GIP di turno nella avvenuta identificazione certa di uno stato di necessità talmente cogente da valere quale esimente per la lunga serie di violazioni commesse.

Cosa giustificherebbe un ribaltamento tanto plateale dell’indirizzo delle decisioni precedentemente adottate dal Pubblico Ministero incaricato e dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo che avevano decisamente escluso la sussistenza della tanto invocata necessità cogente, richiesta dai legali della SEA WATCH e dalla spericolata Carola Rackete ( spericolata  a rischio dei militari della Guardia di Finanza  italiani, si intende)?

In maniera invero sorprendente a pagina 12 della citata Ordinanza si legge che la Rackete, pur se evidentemente responsabile della violazione dell’art 337 del codice penale che nell’ambito dei reati commessi da privat contro la Pubblica Ammiinistrazione (e quindi contro lo Stato Italiano)  punisce il crimine di resistenza contro pubblico ufficiale lo avrebbe commesso per adempiere a un dovere – quello del salvataggio in mare – impostole da una norma giuridica ovvero da un ordine legittimo della pubblica autorità. Rimane solo sommessamente da ribadire che dovere del giudice non è solo quello di essere imparziale, ma anche di apparire davvero imparziale nell’adottare le proprie decisioni e qui ci fermiamo..

Ribadendo quindi ancora una volta il necessario rispetto per l’ordine giudiziario, come commentare tali motivazioni? Lasciamo il giudizio ad altri.

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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