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PROCOPIO, Le storie segrete. Traduzione di Paolo Cesaretti, Bur 1996

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PROCOPIO, Le storie segrete. Traduzione di Paolo Cesaretti, Bur 1996

1-Infatti Belisario era subito partito, con Fozio, per combattere Cosroe; Antonina invece era rimasta a Bisanzio, cosa insolita per lei, visti i precedenti. 2- Aveva infatti cura di seguirlo in lungo e in largo, per evitare che stando da solo egli tornasse in sé, e in assenza delle di lei diavolerie avesse a pensar qualcosa d’opportuno sul suo conto. 3- Perché dunque Teodosio avesse di nuovo libero accesso a lei, Antonina si dava pensiero di eliminare Fozio. 4- Convince dunque taluni, del seguito di Belisario, a provocarlo di continuo, a tormentarlo, senza perdere occasione alcuna. Quanto a lei gli scriveva quasi ogni giorno per denigrarlo e gli addossava ogni cosa. 5- Esasperato, il giovane si risolse ad accusare la madre; e quando giunse da Bisanzio un tale che dava notizia della relazione segreta di Antonina con Teodosio, Fozio lo introdusse da Belisario, con l’invito a raccontare tutto. 6- Belisario seppe, e allora eccolo, sconvolto dall’ira, che si getta ai piedi di Fozio a impetrare vendetta per sé, che pativa infamia da chi meno si sarebbe dovuto: <figlio carissimo> diceva < mai sapesti chi fosse tuo padre, poiché giunsero a compimento i suoi giorni, e ti lasciò quand’eri ancora da svezzare; di quel che era suo nulla hai goduto, denari non ne aveva molti. 7- Da me, sebbene patrigno, tu fosti allevato; ora la tua età è tale, che è tuo compito precipuo soccorrermi se patisco ingiustizia. Grazie a me sei giunto alla dignità consolare e tali sono le ricchezze da te accantonate, carissimo, che potrei essere chiamato – anzi che a buon diritto sarei – tuo padre, tua madre, l’intera famiglia tua. 8- Gli uomini sono infatti avvezzi a misurare il reciproco amore in base alle opere, non ai legami di sangue. 9- Vedi allora di non tollerare che, oltre alla rovina domestica, io sia anche privato di tante ricchezze, né che tua madre si macchi di tali vergogne dinnanzi a tutti. 10- Considera che le colpe delle donne ricadono oltre che sui mariti, ancor più sui figli; la convinzione comune, cui quest’ultimi sottostanno, è che l’indole loro matrizza. 11- Sappi peraltro, che assai amo la moglie mia, e se potrò vendicarmi di chi m’ha distrutto la casa, non le farò nulla; ma finché Teodosio resta in vita non potrò perdonarle questa colpa>. 12- Ascoltato che ebbe, Fozio si disse pienamente disponibile, ma temeva che ne nascesse qualche guaio: come nutrire fiducia nell’indole di Belisario, così poco determinata quando si trattava di sua moglie? Su tutto era la sorte capitata a Macedonia ad inquietarlo. 13- Perciò si scambiarono entrambi, reciprocamente, tutti i giuramenti che tra i cristiani sono e vengono detti i più sacri; mai si sarebbero traditi, neppure in pericolo di morte. 14- Al momento parve loro inopportuno passare all’azione, ma quando Antonina avesse lasciato Bisanzio e Teodosio fosse tornato ad Efeso, allora Fozio sarebbe apparso ad Efeso per metter mano senza fatica su Teodosio e sulle ricchezze sue. 15- A quel tempo Belisario e Fozio , insieme a tutto l’esercito, invasero la Persia; intanto a Giovanni il Cappadoce, in Bisanzio, capitò quanto da me già narrato nei libri precedenti. 16- Dove ho taciuto una sola cosa, per timore, e cioè che Antonina aveva ingannato Giovanni e la figlia, non per caso, ma con gran copia di giuramenti – dei quali nulla ai cristiani sembra esser più tremendo – dopo averli rassicurati che contro di loro non sarebbe ricorsa ad inganno alcuno. 17- Risolta questa faccenda, e ancor più confidando nel favore dell’imperatrice, manda Teodosio ad Efeso e, quanto a sé, scevra di sospetti, parte per l’oriente. 

 

NOTA: 1) Cosroe, figlio di Cabade, imperatore persiano detto Anusharwan (dall’anima immortale) aveva rotto la tregua stipulata con Giustiniano. 2) Giovanni il Cappadoce, potentissimo funzionario a Bisanzio, era inviso all’Imperatrice Teodora e Antonina si prestò a farlo cadere in un tranello, e cioè tramite inganni lo fece incolpare di congiura nei confronti dell’Imperatore. Scrive di lui Procopio ne La Guerra Persiana: < Ignorantissimo affatto delle arti liberali e privo di ogni cultura dello spirito, non aveva riportato dalle scuole altro profitto che quello di malamente scrivere; la gagliardia però del corpo, il più robusto di quanti mai esistessero, la scaltrezze nel cogliere gli avvantaggi dei tempi, e l’attitudine agli scabrosi maneggi supplivano in lui il difetto della dottrina…….Divenuto in cotal guisa possessore di molte ricchezze, e nato fatto per ammassarne comunque e profonderle, contaminò sua vita d’ogni maniera di stravizzi, scudo intemperantissimo in ispecie nel bere e nel mangiare, al che poscia con provocato recere soccorreva; tale si era perfettamente Giovanni.>

Luciano Magnalbò

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