giovedì, Settembre 24, 2020
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Paolo Borsellino, la strage: 27 anni fa l’Italia perdeva uno dei suoi eroi

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“27 anni fa l’Italia perdeva uno dei suoi eroi. Oggi è il giorno in cui ricordiamo Paolo Borsellino, tutti gli altri quelli in cui lavoriamo per onorarlo”. Così Luigi Di Maio sul proprio profilo Facebook.

Paolo Emanuele Borsellino venne assassinato da Cosa nostra nella strage di via D’Amelio insieme ai cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Assieme al collega e amico Giovanni Falcone, Paolo Borsellino è considerato una delle personalità più importanti e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.

Il 19 luglio 1992, dopo aver pranzato a Villagrazia di Carini con la moglie Agnese e i figli Manfredi e Lucia, Paolo Borsellino si recò insieme alla sua scorta in via D’Amelio, dove vivevano sua madre e sua sorella Rita. Alle 16:58 una Fiat 126 imbottita di tritolo, che era parcheggiata sotto l’abitazione della madre, detonò al passaggio del giudice, uccidendo oltre a Borsellino anche i cinque agenti di scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

L’unico sopravvissuto fu l’agente Antonino Vullo, scampato perché al momento della deflagrazione stava parcheggiando uno dei veicoli della scorta.

Il 24 luglio circa 10 000 persone parteciparono ai funerali privati di Borsellino (i familiari rifiutarono il rito di Stato: la moglie Agnese infatti accusava il governo di non aver saputo proteggere il marito, e volle una cerimonia privata senza la presenza dei politici), celebrati nella chiesa di Santa Maria Luisa di Marillac, disadorna e periferica, dove il giudice era solito sentir messa, quando poteva, nelle domeniche di festa. L’orazione funebre fu pronunciata da Antonino Caponnetto, il vecchio giudice che aveva diretto l’ufficio di Falcone e Borsellino: «Caro Paolo, la lotta che hai sostenuto dovrà diventare e diventerà la lotta di ciascuno di noi». Pochi i politici: il presidente Scalfaro, Francesco Cossiga, Gianfranco Fini, Claudio Martelli.

Pochi giorni prima di essere ucciso, durante un incontro organizzato dalla rivista MicroMega, così come in un’intervista televisiva con Lamberto Sposini, Borsellino aveva parlato della sua condizione di “condannato a morte”. Sapeva di essere nel mirino di Cosa Nostra e sapeva che difficilmente la mafia si lascia scappare le sue vittime designate.

E’ degli ultimi giorni la notizia dell’audio di Paolo Borsellino tra i documenti desecretati dalla commissione Antimafia, che ha fatto emergere una realtà sconcertante.

“Buona parte di noi non può essere accompagnato in ufficio di pomeriggio da macchine blindate – come avviene la mattina – perché di pomeriggio è disponibile solo una macchina blindata, che evidentemente non può andare a raccogliere 4 colleghi”. dice Borsellino durante una deposizione alla Commissione antimafia a Palermo nel maggio del 1984. “Io, sistematicamente, il pomeriggio mi reco in ufficio con la mia automobile e torno a casa per le 21 o le 22. Magari con ciò riacquisto la mia libertà utilizzando la mia automobile, però non capisco che senso abbia farmi perdere la libertà la mattina per poi essere libero di essere ucciso la sera”.

La desecretazione è avvenuta nell’ambito di un programma più ampio, votato all’unanimità dalla Commissione, e che copre gli atti dei lavori dal 1963 fino al 2001. Un archivio che è stato digitalizzato ed è confluito su un unico sito web all’interno del portale del Parlamento.

Oggi l’Italia ricorda questo grande uomo, che ha lottato fino alla fine per liberare il nostro Paese dalle mafie. Che il ricordo non sia fine a se stesso. Che il suo sacrificio sia sempre vivo e presente per fare in modo che legalità e giustizia possano costituire la nostra stella polare. Questo è il primo anniversario senza Rita Borsellino, morta lo scorso agosto.

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