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PROCOPIO, Le storie segrete. Traduzione di Paolo Cesaretti, Bur 1996

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PROCOPIO, Le storie segrete. Traduzione di Paolo Cesaretti, Bur 1996

Libro IV

1-Di quei tempi ne capitò un’altra: la peste, che già ho menzionato nei libri precedenti, e che decimava gli abitanti di Bisanzio. L’imperatore Giustiniano ne fu contagiato in forma gravissima e si disse addirittura che era morto. 2 – La voce raggiunse l’esercito romano, alcuni dei cui comandanti dicevano che, se a Bisanzio i Romani si fossero scelti un altro imperatore del genere, loro non si sarebbero mai piegati ad accettarlo. 3- Ma poco dopo accadde che il sovrano prese a star meglio, e i capi dell’esercito romano cominciarono a scambiarsi reciproche calunnie. 4 – Lo stratega Pietro, e con lui Giovanni soprannominato il Mangione, assicuravano di aver udito da Belisario e da Buze le parole che ho riferito or ora, 5 – per le quali l’Imperatrice Teodora accusò i due uomini, come se l’avessero dette contro di lei; era furiosa. 6- Richiamò  tutti, all’istante, a Bisanzio, e promosse un’inchiesta sull’intero episodio; poi convocò repentinamente Buze nel gineceo, quasi dovesse metterlo a parte di questioni gravissime. 7- C’era a Palazzo un sotterraneo protetto, tortuoso, quasi un Tartaro, dove era solita tenere rinchiuso chi l’avesse offesa. 8 – E così Buze venne gettato in questo baratro; lui, uomo di rango consolare, rimaneva laggiù ignaro sempre del tempo che passava. 9 – Sprofondato nelle tenebre, non poteva sapere se fosse giorno o notte; né aveva alcuno con cui conversare: 10 – Infatti colui che quotidianamente gli gettava il pasto lo faceva muto da muto, come belva a belva. 11 – Sulle prime tutti lo pensarono morto, né vi fu chi osò fare di lui parola o memoria; ma dopo due anni e quattro mesi, impietosita, lo rilasciò. 12 – E quegli a tutti parve come resuscitato. Da allora la vista gli restò per sempre indebolita, il corpo fiaccato.                                                                              13 – Questa dunque la sorte di Buze; quanto a Belisario, sebbene nessuna accusa fosse riscontrata, l’insistenza dell’Imperatrice fece sì che l’Imperatore lo rimuovesse dal suo comando, nominando Martino stratego d’Oriente in vece sua; quanto agli scudieri e lanceri di Belisario, e a quella parte dei suoi servi che si era distinta in battaglia, dispose che venissero divisi tra certi ufficiali ed eunuchi di Palazzo. 14 – Se li giocarono ai dadi e se li ripatirono con le armi e tutto, a seconda dei punti che facevano. 15 – A molti, che di Belisario erano stati amici e che altrimenti l’avevano assistito, proibì di fargli visita. 16 – Ne venne allora qualcosa di amaro, uno spettacolo incredibile: Belisario a Bisanzio da privato cittadino, quasi un solitario, sempre meditabondo e cupo e timoroso di morire a tradimento. 17 – L’Imperatrice venne a sapere che disponeva di molte ricchezze in Oriente: vi mandò un eunuco di Palazzo, tutto venne requisito. 18 – Quanto ad Antonina, già ho detto che se non andava d’accordo con il marito, all’Imperatrice era invece carissima, sua intima, soprattutto allora che aveva appena liquidato Giovanni il Cappadoce. 19 – Perciò la sovrana, meditando di compiacere Antonina, faceva di tutto perché si credesse che era stata la moglie ad intercedere per il marito, tirandolo fuori da siffatte sventure; sicché non solo sarebbe giunta a piena riconciliazione con quel disgraziato, ma da quel ch’è più, egli le veniva consegnato come un prigioniero, che era stata lei a riscattare. Ed ecco come andò. 20-Un giorno, di buon’ora, Belisario si recò a Palazzo, secondo il solito, con uno sparuto e pietoso seguito. 21 – Trovò imperatore e imperatrice mal disposti, e per di più subì le offese di certa gentaglia da nulla. Si mise in cammino verso casa che era tarda sera: sulla strada del ritorno si volgeva spesso all’indietro, si guardava continuamente intorno, per capire donde sarebbero spuntati i sicari. 22 – Tale il suo terrore, che appena giunse a casa salì in camera e si sedette, solo, sul giaciglio; era senza pensiero alcuno da valoroso, senza memoria dell’uomo che era stato; era preda di sudori e palpitazioni, scosso da tremiti continui, vinto da timori servili, con un unico vile pensiero: sopravvivere. 23 – Quanto ad Antonina, quasi fosse affatto ignara della situazione e dei suoi sviluppi, continuava a camminare avanti e indietro, accusando acidità di stomaco; infatti erano sempre sospettosi l’uno dell’altro.

NOTA: 1 – La peste colpì Costantinopoli nel 542, durò quattro mesi, e il numero di morti raggiunse la media di cinquemila al giorno. La peste era un flagello, tra il 540 e il 767 scoppiarono 15 epidemie. 2 – Buze era un Magister militum originario della Tracia, molto valoroso. Fu reintegrato nelle sue funzioni sola alla morte di Teodora. 3 – Martino era magister militum per orientem. 4 – In questo passo Procopio presenta Belisario, caduto in disgrazia, come uomo pieno di paure che non hanno nulla di nobile bensì degne di uno schiavo

Luciano Magnalbò

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