domenica, 15 Dicembre, 2019
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Forze dell’Ordine sotto accusa, accertare è un atto dovuto. Ma i criminali quando pagano?

san luca

Sembra un controsenso, ma è quello che agli occhi della gente sembra stia avvenendo. Gli Italiani hanno chiesto e continuano a chiedere maggiore sicurezza ed è anche per questo che sempre di più si stringono attorno alle Forze dell’Ordine manifestando stima ed ammirazione nei loro confronti.
L’impressione è però che si stia progressivamente procedendo al loro demansionamento, con un meccanismo atto a sminuire il loro operato, a limitarlo o
peggio ancora a depistare tutto vanificando il loro duro, pericoloso, impegno lavorativo.

Le carte giudiziarie, probabilmente, non lo racconteranno mai. Ma errori e misteri hanno segnato la notte tra il 25 e il 26 luglio scorso quando dopo il furto del borsello denunciato a Trastevere da Sergio B., il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega ha perso la vita, colpito a pugnalate dal giovane americano Elder Lee Finnegan. Si ha, purtroppo, anche agli occhi dei profani, la sensazione che si debbano rinvenire colpe nell’operato dei militari intervenuti a seguito della chiamata in cui segnalava il furto della borsa. Da quanto è stato possibile apprendere, la procedura sarebbe stata rispettata. Ma non è questo il punto. Il punto infatti non è indagare l’operato dei tutori delle forze dell’ordine, che potranno di certo sbagliare e commettere errori, in quanto esseri umani. Ma quello di perseguire chi non rispetta la legge. Neanche le Forze dell’Ordine sono al di sopra della legge. E purtroppo siamo tutti imperfetti. In questo caso, però, è stato commesso un omicidio. E quando un uomo muore per un atto di violenza è gravissimo.

Si è parlato anche dell’ipotesi di confessione forse “estorta” con metodi poco ortodossi, dopo la divullgazione della foto del giovane americano bendato. E un’inchiesta interna è stata aperta a questo proposito dal Comando generale dei carabinieri dopo aver saputo che, durante la giornata di indagini e di interrogatori, qualche militare mandava in giro delle foto su whatsapp che non avrebbero mai dovuto circolare. Una, in particolare, ritrae Christian Gabriel Natale Hjorth, il giovane statunitense arrestato per concorso in omicidio, furto e tentata estorsione, mentre viene sottoposto a interrogatorio. Su questo aspetto sarà la magistratura a fare chiarezza, come è giusto che sia. Tuttavia, rimane aperta la questione che un carabiniere è stato ucciso mentre espletava il proprio dovere.

L’emanazione di leggi che regolamentano gli interventi delle Forze dell’ordine tese ad evitare ogni possibile “abuso e tortura”, condivisibilissime, mostrano però troppe peculiarità nella loro corretta applicazione risultando spesso poco pratiche, riduttive e inadatte poiché mettono a rischio l’incolumità dei nostri “angeli custodi”. Troppe volte sentiamo di agenti, carabinieri o altre forze di polizia costrette a ripararsi da aggressioni compiute senza potersi difendere adeguatamente per non incorrere in incriminazioni per eccesso di legittima difesa o peggio ancora per tortura ed abusi.

Il caso dell’uccisione del giovane vicebrigadiere dei carabinieri nel centro di Roma è solo uno degli ultimi esempi, e che per di più ha tantissimi risvolti poco chiari, aprendo a numerosi interrogativi. Le cronache hanno scritto molto su come sono stati ricostruiti i fatti, ma piu si va avanti, meno è chiara la
dinamica. Un dubbio primo fra tutti: a cosa sono dovuti realmente i depistaggi operati relativamente alla nazionalità dei due sospettati? La loro identità è stata fornita dopo varie illazioni e mezze verità, tanto che solo dopo alcune ore si e venuto a conoscenza della loro nazionalità. Due “benestanti” diciannovenni capaci di sferrare coltellate così micidiali con un coltello trovato e recuperato dove? Non parliamo poi della inconcepibile diffusione della foto con il ragazzo bendato ed ammanettato dentro la caserma dei carabinieri che viene postata sui social, con tutte le conseguenze del caso e che ovviamente suscita critiche ed altro. Certe foto dovrebbero infatti essere riservate, come avviene in tutte le forze di polizia del mondo, ovviamente non in quelle Italiane.

Che dire poi delle telefonate intercorse tra il pusher e la sala operativa, che le varie reti televisive fanno ascoltare? O altri documenti che via via vengono inspiegabilmente resi pubblici?
Per non parlare di ciò che è avvenuto nella manifestazione dei No-Tav, che ha questa volta visto solo, per fortuna, un lieve contuso, stranamente tra le Forze dell’Ordine.
Consideriamo questo caso solo poiché era stato annunciato lo sfondamento della linea rossa da parte degli organizzatori oltre la quale i manifestanti non sarebbero dovuti andare. Invece, nonostante il dispiegamento di operativi, da un lato le forze dell’Ordine hanno resistito, mentre dall’altro si è avuto uno sfondamento annunciato con addirittura l’utilizzo della fiamma ossidrica.

Ci siamo fermati a raccontare solo il sabato 27 luglio, per dimostrare come nonostante gli sforzi, la fatica e la vita che rischiano giornalmente le nostre Forze dell’Ordine, per di più con uno stipendio non adeguato e spesso con supporti tecnici non all’altezza, vengono spesso umiliati e denigrati e, magari i migliori, sospesi o demansionati. La domanda che ci si fa continuamente è: perchè?

Gli italiani chiedono maggiore sicurezza. E questo attraverso Forze dell’Ordine preparate, efficienti e determinate, che operino, ovviamente, in modo corretto.

Ettore Lembo

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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