lunedì, agosto 26, 2019
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Pesaro, non gli fanno vedere la figlia: storia di un padre rovinato da false accuse

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PESARO – Questa è la storia di un padre rovinato da false accuse che, dopo anni di calvario, non riesce più a vedere la figlia. Finito sotto processo con l’accusa di aver molestato la bimba, per poi essere assolto con formula piena. Ma da allora le cose non sono cambiate di molto. Anzi, si può dire che siano peggiorate. Mettendo in discussione la sua salute mentale, provata da un certificato presentato proprio oggi a chi di dovere, gli è stato impedito di incontrare la piccola, con cui ha avuto sempre un buon rapporto. Tutto ha inizio quando Roberto, residente nel Pesarese, conosce una donna con la quale convive e con cui ha una figlia. Ora è solo, disoccupato, si è visto costretto per mangiare a rivolgersi alla Caritas e questa mattina si è dovuto recare in Tribunale per stilare l’elenco dei propri beni (beni di cui tra l’altro non dispone) che dovrebbero essere pignorati, per restituire gli importi arretrati relativi al mantenimento della figlia. I problemi veri sono iniziati dopo 18 mesi dalla nascita della bambina, quando l’uomo ha ricevuto la missiva dell’avvocato della donna, in cui gli veniva comunicato che aveva cinque giorni per lasciare la casa, in quanto non sussistevano più sentimenti all’interno della coppia e che avrebbe dovuto recarsi dal legale per pattuire il mantenimento per la bambina.

All’epoca Roberto aveva un lavoro e fino a quel momento non aveva mai preso un permesso. In 14 settimane si ritrovò a prendere 18 permessi per vedere la bimba. E si vide ben presto costretto a rassegnare le proprie dimissioni. Nel mentre il legale di lei manifestava l’intenzione di chiedere l’affidamento esclusivo in favore della madre. Poi accade l’impensabile: nel 2008 l’uomo viene denunciato per molestie nei confronti della figlia. Ci sono voluti 4 anni e 80mila euro di spese legali perchè si arrivasse all’assoluzione con formula piena. Nel frattempo Roberto cambia 4 lavori, e anche a causa dell’accusa infamante, li perde tutti. Una volta assolto, inizia un altro calvario. Continua inzialmente a vedere la bimba nel corso di incontri protetti, pur avendo per disposizione del Tribunale l’affidamento congiunto. Ma poi, ad un certo punto, vengono sospesi gli incontri col padre. Nel 2015 gli viene notificato un decreto risalente al 2014, che pone l’accento su presunte difficoltà della bambina che sarebbero state causate dal rapporto col padre. La bambina gli viene tolta e gli viene intimato di “curare” le proprie presunte “patologie” mentali, che gli vengono imputate. Nel frattempo viene però certificata la salute mentale dell’uomo, che non sarebbe quindi gravato da alcun tipo di patologia. Il certificato è stato presentato questa mattina. Ma gli sarebbe stato risposto che non ha mai presentato richiesta ufficiale per vedere la figlia. “Fortunatamente in tutto questo – spiega – sono riuscito sempre a mantenermi lucido. Ho visto altre persone perdere il lume della ragione. Detto questo non intendo fare la guerra a nessuno. Voglio solo tutelare i miei diritti e quelli di mia figlia”.

Roberto ha lavorato per importanti aziende prima che avesse inizio la drammatica vicenda. Ha anche ottenuto diversi premi nazionali e internazionali in campo letterario con 4 premiazioni a Roma dal 1988 al 1994. Si è sempre dato da fare per la difesa dei diritti degli animali.


Conosce la madre di sua figlia in occasione del matrimonio della sorella. Dopo poco vanno a convivere. Lei rimane incinta. La bimba nasce nel 2005 e si dimostra fin da subito molto attaccata al padre. Poi la separazione, le false accuse, l’allontanamento dalla figlia. Nel 2008 hanno inizio gli incontri in ambito protetto una volta a settimana. L’assoluzione con formula piena arriva nel 2012 ma gli incontri continuano con modalità protetta. Dopo 14 mesi gli viene notificato l’affidamento esclusivo della bimba alla madre. Nel decreto si stabiliscono 200 euro come mantenimento per la figlia in maniera retroattiva dal 2011, malgrado l’uomo sia disoccupato e mangi alla Caritas. Nel dicembre 2016 la bambina chiede di vedere il padre e e si incontrano alla presenza di “testimoni”. Si baciano, si abbracciano e si scambiano i doni di Natale.  Da allora più nulla.

L.M.

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