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Le spese pazze della Von der Leyen in Germania: la novella Merkel parte con piede sbagliato

Le spese pazze della Von der Leyen in Germania sotto inchiesta della Corte dei Conti: la novella Merkel parte con piede sbagliato

Per la nuova Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen – fortemente voluta dalla solita Merkel – non si preparano tempi facili in Germania: lunedì si è tenuto un gabinetto di crisi presso il Ministero della Difesa federale ci cui la Von der Leyen è stata responsabile per 6 anni dal 2013, e dalla turbolenta riunione è emersa una spaccatura fra la ex ministra ed i vertici amministrativi e militari del dicastero.

In particolare le spese pazze della nuova Presidente della Commissione Ue stanno facendo parlare mezza Europa, con riferimento alla attività svolta durante il suo mandato al vertice del Ministero della Difesa tedesco.


Quando era alla guida del ministero, in soli sei mesi Ursula von der Leyen avrebbe speso la enorme cifra di 155 milioni di Euro in consulenze esterne: una somma enorme che, secondo i calcoli, sfiora quasi quella totale di tutti gli altri dicasteri messi insieme, che ammonta in totale a 178 milioni.

“Ho sbagliato, ma in buona fede”, ha provato a giustificarsi lei, ma questo non è bastato a risparmiarla dal finire nell’occhio del ciclone in Germania.

La questione spinosa è venuta a galla grazie all’interrogazione parlamentare di Mattias Hohn, deputato del partito di sinistra radicale Die Linke.

E così, una volta sollevato il polverone, gli uffici competenti hanno reso noti i dati: tra gennaio e giugno del 2019, le uscite per la voce di bilancio sulle consulenze del dipartimento guidato dalla nuova presidente della Commissione Ue sono state pari infatti ai citati 155 milioni di euro.

Di cosa si tratta? In breve la von der Leyen avrebbe fatto ricorso a un budget per servizi di consulenza legale attingendo ad un fondo federale creato per altre finalità. La ex Ministra ha cercato di giustificarsi annunciando che avrebbe prestato maggiore attenzione alle regole contabili in futuro e comunicando, allo stesso tempo, lo stop definitivo al generoso ricorso effettuato in precedenza alle consulenze esterne pagate dai contribuenti.

Tuttavia il clamore provocato dalla estrema disinvoltura mostrata dall’ex Ministra von der Leyen nel ricorso a costosissimi consulenti esterni  probabilmente non si placherà così facilmente: ciò perché oltre a una relazione negativa sulle spese volute dalla von der Leyen redatta della Corte dei Conti tedesca all’inizio di quest’anno, esisterebbe un’altra censura riservata che sarebbe stata formulata dai revisori contabili all’inizio di questo mese di agosto.

Nel documento riservato di 18 pagine, che sarebbe nella disponibilità del settimanale SPIEGEL, i periti della Corte dei Conti di Berlino descriverebbero un vero e proprio caos nella nomina dei consulenti con gravi responsabilità dell’ex Ministra.

Secondo tale rapporto durante la gestione della von der Leyen, fino a 150 milioni di euro pubblici l’anno sono stati spesi solo per consulenti esterni.

A tal fine, sarebbero stati esaminati e riscontrati come irregolari ben 56 contratti, che sono costati ai contribuenti un totale di circa 93 milioni di euro.
Non si tratterebbe quindi più di fastidiosi casi isolati ma di un sistema consolidato.

Gli investigatori hanno esaminato migliaia di pagine di documenti del dicastero tenuto dalla von der Leyen ed hanno riscontrato irregolarità significative.

In sintesi la Corte dei conti tedesca scrive che la semplice necessità delle consulenze esterne non era stata “dimostrata” e che il rapporto costo-efficacia dei costosi consulenti non era stato verificato in quasi tutti i casi.

Questo rilievo in particolare suona assai delicato per la von der Leyen: i periti contabili infatti hanno rilevato che le Forze Armate Tedesche aveva assegnato ingenti budget a consulenti “spesso ad affido diretto e senza concorrenza” e che le relative motivazioni sono “non sempre convincenti”.

Per il ministro, il nuovo rapporto si sta rivelando un vero problema. Come nessun altro dipartimento, il dipartimento militare sotto la sua guida fa affidamento sull’esperienza di consulenti esterni, nonostante il suo enorme apparato.

Se si legge la relazione di revisione contabile della Corte dei Conti, i dubbi sembrano giustificati. “In oltre l’80% dei casi considerati, le Forze Armate Federali non hanno dimostrato la necessità di commissionare servizi esterni”, affermano gli ispettori in maniera concreta.

Inoltre, il Ministero della Difesa aveva “effettuato un controllo di rendimento praticamente nullo per i contratti di consulenza esaminati dalla Corte dei Conti federale”, mentre tale controllo è obbligatorio ai sensi del regolamento finanziario tedesco.

In particolare laddove – come nel caso di specie – I contratti contestati ammontano sempre a milioni di euro.

Ad esempio, la Corte dei Conti ha citato una consulenza del valore di 3,5 milioni di euro per la quale, invece di esaminare la efficacia della prestazione svolta, il Ministero ha semplicemente dichiarato che ciò non era obbligatorio perché la necessità del contratto era stata spiegata in dettaglio.

Dal punto di vista della Corte dei conti, questa procedura è chiaramente illegale, ed il rapporto degli ispettori non ne fa segreto. Nelle loro raccomandazioni, esortano il Ministero ad eliminare le violazioni descritte, e finora la von der Leyen non ha risposto al rapporto, nonostante che la Corte dei conti ha fissato un termine di tre mesi per fornire i dovuti chiarimenti.

I singoli esempi del rapporto sembrano uscire da sceneggiature comiche. Ad esempio, il ministero ha assunto consulenti esterni di mobili per le nuove attrezzature per le caserme. Secondo la Corte dei conti, il ministero dovrebbe quindi spendere un sacco di soldi in “competenze tecniche nella tecnologia dei mobili”.

Nel Parlamento germanico, che non ha ancora ricevuto il documento riservato, c’è già molta rabbia a causa delle accuse. I relatori delle parti hanno già chiesto lunedì una rapida spiegazione in una conversazione confidenziale con il Ministero della Difesa.

Duro giudizio finale degli esaminatori

L’ultima parte del presente documento probabilmente interesserà molto i contribuenti tedeschi. Ad esempio, i revisori criticano il Dipartimento della Difesa per aver esibito agli ispettori solo una parte dei contratti di consulenza per richiederne l’approvazione da parte delle autorità contabili. Invece, il ministero pubblica gran parte del budget per milioni di persone come i cosiddetti servizi di supporto.

Il verdetto è piuttosto duro: “Il ministero della Difesa federale”, scrivono i revisori dei conti, “non aveva una visione generale dei contratti di consulenza interna ed esterna”.

Per Ursula von der Leyen, che, come tutti sanno, ama accentrare sotto di sè tutti i processi amministrativi di cui ha la competenza, questa frase suona molto peggio di un semplice campanello di allarme e dovrebbe far riflettere tutti quei partiti che nel nostro Paese si sono scapicollati a seguire le direttive della Merkel ed a votare per la elezione della sua candidata, che appare palesemente non idonea a ricoprire il ruolo che riveste.

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