venerdì, Ottobre 22, 2021
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PROCOPIO, Le storie segrete. Traduzione di Paolo Cesaretti, Bur 1996

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PROCOPIO, Le storie segrete. Traduzione di Paolo Cesaretti, Bur 1996

Continua cap. VII

15- Portavano ( gli Azzurri) armi. All’inizio, pressocché tutti, le esibivano di notte, mentre di giorno nascondevano sotto il mantello, lungo la coscia, i loro pugnaletti a doppio taglio. All’imbrunire si radunavano in gruppi per rapinare le persone in vista, in piena piazza o nei vicoli. I disgraziati di turno venivano spogliati di vesti e cinture e fibbie d’oro e di quanto altro avessero per le mani. 16- Taluni, nonché rapinati, vennero anche uccisi, perché non avessero a raccontare ad alcuno quel che era loro accaduto. 17- La situazione era pesante per tutti, anche per gli Azzurri che non erano sediziosi; neppure loro venivano lasciati in pace. 18 – da allora i più cominciarono a portare cinture e fibbie in bronzo, nonché abiti del pregio assai inferiore al rango; non volevano perire per ragioni di gusto ed eleganza, e ancor prima del crepuscolo tornavano a casa per nascondersi. 19- La violenza perdurava ma la magistratura competente non si curava affatto dei responsabili; così l’ardire di quegli uomini continuava ad aumentare. 20- Un crimine cui sia concessa licenza, infatti, s’allarga all’infinito, se pensiamo che anche punendo i delitti, il crimine solitamente non si sradica del tutto. 21- Per natura, infatti, la maggioranza degli uomini propende per il male.

22- Così andavano dunque le cose degli Azzurri. Quanto agli avversari, alcuni passavano dalla loro parte (desideravano commettere pari delitti senza pagarne il fio); altri si davano alla fuga nascondendosi in altre regioni. Ma molti vennero scoperti anche laggiù, per essere soppressi dalla parte avversa o puniti dall’autorità. 23- Confluivano in questa consorteria molti giovani che, prima d’allora, mai s’erano dati pensiero di siffatte cose, ma ora erano attratti dalla impunità della violenza e dell’arbitrio. 24-  Non conoscono gli uomini colpa o empietà, che in quel tempo non sia stata commessa, rimanendo impunita.  25-  E se dapprima uccidevano i loro avversari di parte, col passar del tempo soppressero pure chi non recava loro disturbo alcuno. 26- Molti seppero sedurli con il denaro: indicavano i loro nemici, e quelli provvedevano ad ucciderli subito. Vi apponevano il nome di Verdi, ma per loro erano perfetti sconosciuti. 27- Non erano cose che accadessero nell’ombra o in segreto, tutt’altro: capitavano ad ogni ora del giorno, in ogni angolo della Città, persino sotto gli occhi delle autorità. 28- Non avevano bisogno di occultare i loro crimini- non incombeva su loro il timore d’esser puniti; c’era, anzi, una certa qual ricerca d’onore, quasi una dimostrazione di forza e di coraggio, nell’uccidere con un sol colpo il malcapitato di turno, senz’armi. Tale era l’incertezza del vivere, che più nessuno nutriva speranze di salvezza. 29- Atterriti, tutti sospettavano, per sé, morte imminente; più nessun luogo appariva praticabile, più nessun momento sembrava sicuro riparo di salvezza, giacché uccidevano senza criterio anche nei templi più venerati e nelle feste, e non poteva serbarsi fiducia alcuna in amici e parenti. Anzi, molti perirono, perché traditi dai loro congiunti.

30- Sui fatti, però, mai una inchiesta: la disgrazia piombava all’improvviso e, per chiunque ne fosse colpito, non c’era soccorso. 31- Più non si serbava a legge o accordo quel valore che persiste in uno stabile ordinamento; tutto si era volto in violenza, in caos; il governo s’assimilava sempre più ad una tirannide, anch’essa però non salda, bensì in perenne mutamento e in continuo ricominciarsi. 32- Le decisioni dei magistrati sembravano quelle di folli, poiché la loro mente era asservita al terrore di un solo uomo; quanto ai giudici, presa conoscenza delle differenti versioni dei fatti, rendevano i verdetti non in base ai loro criteri di giustizia e di legittimità, ma a seconda che l’una o l’altra parte in causa fosse invisa o meno ai ribelli: difatti, sul giudice che non avesse dato peso ai loro avvertimenti, incombeva come castigo la morte.         33- Molti creditori furono a viva forza costretti a restituire ai debitori i documenti del debito che non avevano potuto esigere; molti, contro il loro volere, dovettero lasciar liberi i servi. 34- Si dice che vi furono dame costrette a subire dai loro schiavi quel che non avrebbero voluto.

NOTA: A Bisanzio scontri di fazioni, disordini, violenze e giustizia impaurita asservita alla politica, sotto il regime di un imperatore indicato da Procopio come il peggiore di tutti quelli che lo precedettero, sia in oriente che in occidente. Ma veramente il periodo giustinianeo fu così? Continuiamo a leggere.

Luciano Magnalbò

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