lunedì, Gennaio 25, 2021
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“E’ stata una tragedia, ma ho ritrovato la fede”. La storia di Fabio di Amatrice sopravvissuto al terremoto

Amatrice – La sua testimonianza fu pubblicata sul sito dell’ Istituto Nazionale di Urbanistica Associazione di protezione ambientale alcuni giorni dopo il sisma del 24 agosto. Uno sfogo doloroso ma lucido, emblematico di tanti sopravvissuti alla tragedia del terremoto. Fabio Classetti di Amatrice, idraulico, allora 34enne scrisse: ”È stato un attimo che ci ha cambiato del tutto e che ci ha tolto tutto, gli affetti, le cose, lo spirito di una comunità. Ci siamo spesi per salvare amici, parenti, conoscenti o anche perfetti sconosciuti, abbiamo visto la morte negli occhi tumefatti dei cadaveri, abbiamo sentito l’odore della morte e l’angoscia della rovina”.

Nel terzo anniversario del sisma, abbiamo chiesto a Fabio di rievocare a mente fredda, ma presumibilmente con la stesso dolore, quegli attimi che “hanno cambiato tutto”.

Che ricordi hai della notte del sisma?

“Ricordo il grande boato che scuoteva le casa, facendola sobbalzare quasi di un metro. Sentivo un rumore strano, come quando un fabbro batte su un incudine, ma molto più amplificata. Ricordo vividamente le pareti che si fendevano, la polvere, le rocce che rotolavano, il buio, e la paura che mio padre e mia madre fossero rimasti feriti o peggio.

Cosa accadde nei giorni seguenti e come ti sistemasti tu con la tua famiglia?

I giorni immediatamente successivi furono particolari, vedemmo decine e decine di persone, agenti delle forze dell’ordine, esercito e pompieri che letteralmente invasero Amatrice e ci aiutarono. Ho grande stima del loro lavoro e il loro impegno.

Io con mia madre nella serata ci sistemammo in una tenda organizzata nel così detto “campo Lazio” gestita dalla Protezione Civile laziale. Mio padre invalido e diabetico fu immediatamente trasferito dalla dottoressa che stava aiutando i feriti nel palazzetto dello sport di Amatrice, lo portarono a Montereale un comune dell’aquilano nel centro sanitario dove rimase alcuni giorni Poi i primi di ottobre con l’arrivo dell’inverno ci trasferimmo sulla costa adriatica.

Quanti amici o quante persone conoscevi tra quelle che sono morte nel sisma?

Bene o male ci conoscevamo tutti; il paese è una piccola comunità dove tutti almeno una volta avevano potuto scambiare due parole. Ho ricordi di tante persone. Nella mia mente si è impresso il ricordo di una famiglia intera che purtroppo ritrovammo dopo una ricerca forsennata tra lacrime e disperazione, devastati e tumefatti dalle pietre. Moglie e marito erano uno accanto a l’altra, lividi. Non ebbi il coraggio di continuare a cercare il loro figlio di 9 anni morto anche lui per il crollo. Poi tanti altri, come il ragazzo con il quale suonavamo nel gruppetto per hobby, la ragazza gentile e dolce che gestiva la ferramenta, il papà di un mio caro amico, la mia dirimpettaia, una ragazza morta con i suoi due figli. Mi viene in mente anche una coppia di coniugi entrambi ultranovantenni che vedevo ogni giorno fabbricare i “callari”, le conche di rame da mettere nei caminetti. Tante vite schiacciate in brevi instanti di devastazione.

Torni spesso ad Amatrice?

Io e mia madre siamo tornati alcune volte per fare il punto sulla situazione e per organizzarci con gli altri comitati di ricostruzione. Mio padre non è più tornato. Prova troppo dolore a rivedere i luoghi dove abitava.

Come ti ha cambiato il terremoto o che segni ha lasciato su di te?

Il sisma ha cambiato le coscienze di molti ma secondo me non di tutti. Vedo purtroppo persone senza più la forza per andare avanti. Io nel mio piccolo ho riflettuto, ho capito quanto possa essere fragile la vita, la sua bellezza e il dolore che ne deriva dalla morte di chi ami.

Ho capito che le nostre esistenze non dipendono da ciò che si possiede, la vita dipende dagli affetti, i rapporti personali ed il cristiano altruismo fatto di abnegazione e condivisione. Può sembrare stano ma dopo quello che è successo ho ritrovato la fede. Da ragazzo frequentavo i Testimoni di Geova e studiavo la Bibbia. Avevo letto nelle Scritture che i “terremoti in luogo dopo l’altro” sarebbero stati insieme ad altre brutte cose, il sintomo degli ultimi giorni e dell’arrivo del Regno di Dio sulla terra. Inoltre la Bibbia spiega perché accadono disgrazie come questa e se finiranno mai. Poi pur non dimenticando tutto questo, avevo smesso di praticare ed ero rimasto lontano dagli insegnamenti religiosi.

Questa esperienza seppur luttuosa, mi ha riavvicinato molto alla mia fede e al mio Dio sapendo che un giorno Lui eliminerà ogni lacrima dai nostri occhi e ridonerà la vita anche a chi l’ha perduta. Questa è una speranza che considero assolutamente realistica e che attualmente mi dà forza per andare avanti ogni giorno. Anzi la condivido con altre persone, comprese quelle che come me non potranno mai dimenticare ciò che hanno visto in quella funesta notte di agosto”.

Nella foto, a sinistra la casa di Fabio Classetti

Roberto Guidotti.

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Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche

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