mercoledì, Novembre 13, 2019
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Dalla Chiesa candidato ‘senatore’ a Macerata

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di Maurizio Verdenelli

A volerlo prefetto di Palermo ‘con pieni poteri’ nella lotta alla Mafia era stato per primo in quel tragico 1982 il ‘treiese’ Giovanni Spadolini. Il primo presidente ‘laico’ del Consiglio dei ministri era infatti molto legato a questa terra e alla citta’ di Carlo Didimi che l’avo paterno aveva lasciato per Firenze contraendo nozze a San Miniato. Cosi’ nel salone nobile di palazzo Spadolini, nel capoluogo toscano, erano state fatte affrescare 8 formelle a simboleggiare l’unione: paesaggi di San Miniato e in quella cara Treia dove Spadolini avrebbe successivamente festeggiato la nomina a senatore a vita.
Invece il gen.Carlo Alberto Dalla Chiesa a Macerata e nel Maceratese non sarebbe mai venuto, anche se fervidamente atteso.
L’Uomo che aveva sconfitto il terrorismo e prima ancora risolto il problema delle carceri, aveva alla fine accettato la proposta del Psi a candidarsi al collegio senatoriale d’Italia. L’elezione non era per nulla certa in quanto da sempre nel dopoguerra il collegio aveva eletto un democristiano. Quello maceratese era il terzo  ‘piu’ sicuro d’ Italia per il partito di maggioranza relativa. L’ultimo eletto fu Arnaldo Forlani che, doppiamente candidato e doppiamente vincente, avrebbe poi optato per lo scranno da deputato. In ogni caso con il nome del Generale piu’ famoso del Paese, il partito socialista contava quella volta di farcela. Dalla Chiesa aveva capito che battere la mafia era molto, molto piu’ardua di qualsiasi altra battaglia da lui vinta. L’avrebbe capito piu’ tardi  Francesco Ayala. Al teatro Velluti di Corridonia confessera’: “Nel battere il terrorismo, lo Stato era compatto da un’unica parte, vestiva la stessa divisa. Non cosi contro la mafia”.
Poi la chiara percezione di essere stato lasciato solo, confidata al celebre giornalista Giorgio Bocca che l’aveva intervistato a Palermo. Dove 37 anni fa, il 3 settembre 1982, si compi’ la strage mafiosa: Dalla Chiesa, la giovane moglie Emanuela Setti Carraro e l’agente Domenico Russo che oggi Palermo, ancora commossa. ricorda. Per il Psi un doppio colpo, e pure a Macerata dove nella sezione di vicolo Santafiora si facevano strada con i vari Pallotta, Netti, Zazzetta, Giglio, Casale e i giovani leoni Brizioli e Mandrelli, la delusione fu grande cosi’ com’era stato grande l’entusiasmo nell’attesa della candidatura del Generale.
Nel disorientamento successivo (immagino), fra probabili candidature ex post, fu inserito evidentemente lo scrivente. Visto che mi trovai a non firmare in extremis carte per l’accettazione di una candidatura privata tragicamente di un tale Nome. Tuttavia, in extremis, consideravo che la missione del giornalista non si somma con quella del politico di professione. E che una missione sola puo’ bastare nella vita di un uomo. Cosi rinunciai piu’ tardi anche alla candidatura a sindaco di Macerata. Questo naturalmente non mi salvo’ da accuse, gravi ma pretestuose, di non essere stato ‘equidistante’ dal potere politico nel dirigere nelle Marche ‘Il Messaggero’, quotidiano di Roma.
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