mercoledì, Maggio 12, 2021
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8 settembre 1943: morte della Patria

il punto
di Agostino Panitteri
In guerra c’è modo e modo di entrarci, di uscirne, di vincerla o di perderla. Si può uscirne sconfitti ma a testa alta, così come si può illudersi di uscirne o di vincerla coi metodi più vigliacchi e meschini. Ed è quanto accaduto in Italia l’8 settembre 1943, la data in cui il re e il governo Badoglio per salvare unicamente se stessi tradirono tutti.
Contemporaneamente: i tedeschi, gli Alleati, ma soprattutto tutte le forze armate e il popolo italiano.
I tedeschi, perchè si cambiava campo e si trattava alle loro spalle una resa al nemico dopo 3 anni di alleanza e sforzo comune. La Germania non solo dunque veniva piantata in asso, ma per giunta con le armi rivolte contro di lei.
Gli Alleati, perché si assicurava loro la massima collaborazione sapendo di non potergliela garantire ed esponendo intere divisione di paracadustisti americani al massacro, sapendo ma tacendo che l’aeroporto dove sarebbero atterrati era pieno di tedeschi. Badoglio finse stupore per la durezza delle clausole umilianti imposte all’Italia e che dichiarò di non conoscere al momento della firma dell’armistizio. Le aveva nel cassetto 10 giorni prima.
Il popolo italiano e l’esercito, lasciati improvvisamente senza guida nè politica nè militare, esposti inerme alle rappresaglie e alla furia dei tedeschi sentitisi giustamente traditi. Il re, Badoglio e la loro combriccola di fuggiaschi scapparono lasciando il paese in balìa degli eserciti stranieri che vi si fronteggiavano. Gli italiani si illusero solo per poche ore: il periodo ancor più luttuoso sarebbe venuto proprio da quell’infausta data, che molti etichettarono come “morte della patria”.
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