martedì, Ottobre 15, 2019
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Il regista maceratese Alessandro Valori fulminato da un malore a Recanati: il ricordo

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di Maurizio Verdenelli

Del padre non ricordava con precisione il giorno della morte improvvisa nella primavera del 2006. Con ogni probabilita’ per lui,  Alessandro Valori, si trattava di rimozione freudiana. Quella sera, cenando con lui al ‘Pozzo, mi guardo’ infatti con un sorriso strano, come trafitto da quella mia certezza che lo riguardava nel profondo. Che il suo primo film marchigiano da regista “Come saltano i pesci” (visto da 40.000 spettatori: un piccolo grande record) fosse nel segno del padre Domenico, ‘Mimi’. L’avv. Valori era stato personaggio di spicco della Macerata del dopoguerra, deputato del Pci, titolare di uno studio legale con l’80% delle cause a Palazzo di Giustizia.

Una presenza, quella del padre, pur fisso a Macerata, sempre fissa nel cuore e nella mente di Alessandro, ‘emigrato’ a Roma per amor del cinema che in citta’ aveva gia’ con larghissimo successo, sedotto Dante Ferretti. Cosi’ il film, che Simone Riccioni una mattina all’alba gli aveva proposto via skype, svegliandolo nel cuore di un sogno, aveva interi pezzi presi dalla biografia paterna. Come il peschereccio yacht “Amalassunta”, denominazione tratta da uno dei simbolismi piu’ celebri del gran pittore di Monte Vidon Corrado, Osvaldo Licini. E pure fermana era la location del film, come di Fermo era la prof. Anna Maria madre di Alessandro. “Il mio amore e’ nato sulla piazza di Fermo con lei” mi disse una volta in tema di confidenze, l’avvocato. Momenti rarissimi condivisi con chi come me, un po’ contrastava da cronista il protagonismo carismatico di Valori senior  su ampi settori cittadini. Un altro momento, l’ultimo, fu quando mi disse a sorpresa: “Sei il mio antidoto”. Era una cena al “Tarantino” dell’amico Pino Ferretti, fissata per lanciare alle comunali il figlio Federico. “Freddy” non perdeva mai un appuntamento maceratese di Alessandro. E con Alfonso aveva proseguito la professione del padre. “Per me era stata una folgorazione, da bambino, intravedere tra la folla il grande ed acclamato avvocato Valori al processo Petracci. Compresi che avrei seguito quella strada”. Allora il palazzo di Giustizia maceratese era in corso Garibaldi, la sala delle udienze all’ultimo piano, ora sede universitaria. Dove Alessandro ha voluto fissare una delle location principali dell’altro suo film con Simone Riccioni, Biagio Izzo, Nancy Brilli, Antonio Catania, sceneggiatura di Valentina Capecci: “Tiro Libero”. Un’aula ancora piena della presenza e dello spirito di un avvocato i cui clienti trabordavano dalla sala d’aspetto, seduti lungo le scale del palazzo in galleria del Commercio dov’era lo studio.


Intanto tra Alessandro e l’anti-Mimi’ (il sottoscritto) era nata un’amicizia vera. Si deve a questa se il regista, ormai conteso da tutti, trovasse il tempo a fine novembre del 2016, di partecipare – con grandissimo concorso di studenti, alla facoltà di Scienze, su Mattei e Pasolini. Tema: La terra vista dalla Luna, il Corsaro nell’immaginario collettivo e cinematografico. Fu in quell’occasione che Alessandro parlo’ per la prima volta in pubblico del padre. “Gli devo molto perché comprese al di sopra di tutto i motivi dell’abbandono da parte mia degli studi di Giurisprudenza, e che dunque uno dei suoi tre figli non avrebbe fatto l’avvocato come lui. Prese anzi a cuore il mio desiderio di lavorare nel cinema. Divenni cosi’ assistente della celebre Lina Wertmuller (cui l’aveva indirizzato l’on. Antonello Trombadori, amicissimo dell’on. Valori ndr) e per molti anni sono stato l’aiuto piu’ pagato di Cinecitta’”. Tra i molti registi, anche e sopratutto i fratelli Taviani. Di questo papa’ Domenico andava orgoglioso, come testimoniato, al tempo, dalle cronache locali del ‘Carlino’. Poi nel 2015, seguendo l’ispirazione dell’amico Riccioni (confessata a Paola Olmi in un’intervista pubblica a Macerata nell’aula magna dell’università, sold out) il salto, temuto ma da tanto tempo voluto, della…titolarita’ della macchina da ripeesa. “Motore!” E fu un successo nel nome e nel segno del padre morto nel cui ricordo Matteo/Simone/Alessandro si pone alla ricerca nella finzione/verità di un film ‘marchigiano’ irripetibile.

In questi ultimi tempi ci eravamo persi di vista. Poi  come in un dejavu’ cinematografico, la sera del 30 agosto scorso tra le panche della tensostruttura della festa di Sangiuliano in piazza, ecco Alessandro Valori far la fila allo stand gastronomico. Il tempo per una stretta di mano e per dire: “Sono qui per un progetto…”.

Era l’addio, ma non lo sapevamo: improvviso, stroncato da infarto, come il padre cui assomigliava piu di tutti.

Il suo ‘ritorno’ a Macerata. Non, questa volta, nella chiesetta dei Cappuccini Vecchi a due passi della villa di famiglia, il buon retiro dei momenti felici della famiglia Valori. (foto di Alessandro Valori e J.Arpetti intervistati a Radio Nuova Macerata da Nazzareno Tiberi ed Elisa Cinquepalmi per Tiro Libero).

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