domenica, Ottobre 25, 2020
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Fake news e Testimoni di Geova. La storia si ripete

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Si possono fare convegni, stigmatizzare il pericolo, proporre leggi o ideare strumenti per combatterle. Ma poi le fake news quando arrivano… arrivano. Si piazzano nei media (anche i più prestigiosi) li occupano e si riproducono a dismisura come un virus contagioso. Se poi il soggetto è un comodo bersaglio per molti e l’argomento è di facile presa sui lettori ecco che la polpetta avvelenata è pronta per farla ingurgitare a chiunque.

Oggi sui giornali, ma non sul nostro, è rimbalzata la notizia di una bambina di 10 mesi di Legnano salvata da un tribunale che avrebbe autorizzato una trasfusione rifiutata ostinatamente da genitori testimoni di Geova. Veniva precisato che si era resa necessaria la sollevazione della loro potestà genitoriale da parte della Procura competente.

Con il solito mezzo del copia/incolla, per tutta la giornata numerose testate hanno pubblicato la notizia che prevedibilmente per come è stata proposta non può che suscitare sgomento e rabbia. Naturalmente molti i titoli “gridati” o ad effetto. Una notizia del genere “tira”e si sa che copie da vendere e visualizzazioni alte sono importanti per i giornali.

Il problema è che la notizia in questione era falsa. Una vera e propria fake news.

L’Ufficio Stampa della Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova si è ritrovato ancora una volta a dover chiedere una rettifica urgente a tutti quelli che la notizia l’avevano “sparata” senza preoccuparsi per niente di verificarla. Nella nota di rettifica si precisa  questo: “Contrariamente a quanto pubblicato da vari giornali, dai riscontri effettuati con i medici dell’Ospedale di Legnano è emerso che la bambina non è mai stata in pericolo di vita. L’intervento per una commozione cerebrale a seguito di una caduta si è concluso con successo senza praticare nessuna trasfusione di sangue. Risulta infondata la notizia che la Procura abbia ordinato la trasfusione, né ai genitori è stato comunicato alcun provvedimento del tribunale per limitare la loro responsabilità genitoriale”.

Qui non stiamo parlando di una notizia distorta o esagerata ma di qualcosa di assolutamente falso. Non c’è stata nessuna trasfusione e non risulta nessun intervento del Tribunale. Una versioni diametralmente opposta rispetto a quella presentata al pubblico.

Chissà cosa avranno provato in queste ore i genitori della bambina presumibilmente preoccupati, come qualsiasi genitore con un figlio piccolo in ospedale, quando hanno saputo quello che si diceva di loro nei giornali di tutta Italia. Può darsi che a loro in questo momento stia più a cuore la salute della bambina e che il decorso post-operatorio prosegua tranquillamente. Certo, che essere sottoposti a pubblico ludibrio senza motivo, deve essere deprimente e sconfortante.

Ma che dire dei giornali che hanno partecipato in qualche modo alla “diffamazione” della coppia e di conseguenza di tutti i testimoni di Geova? A livello deontologico, anche pubblicando poi doverosamente la rettifica, il modo di fare del giornalista che non si preoccupa di controllare le fonti dalle quali attinge le notizie è sicuramente inqualificabile e per niente professionale.  Il Testo Unico della Carta dei doveri del giornalista , Articolo 9 recita: non dà notizia di accuse che possano danneggiare la reputazione e la dignità di una persona senza garantire opportunità di replica. Nel caso in cui ciò si riveli impossibile, ne informa il pubblico;
verifica, prima di pubblicare la notizia di un avviso di garanzia che ne sia a conoscenza l’interessato. Se non fosse possibile ne informa il pubblico;
controlla le informazioni ottenute per accertarne l’attendibilità.

In un momento storico, dove secondo molti sociologi, la contrapposizione si è trasformata in odio e la diversità non è sempre tollerata, l’informazione cartacea e digitale ha il dovere di non suscitare divisioni, ostilità o produrre capri espiatori. E questo per il bene di tutti, non solo dei testimoni di Geova.

Roberto Guidotti

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Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche

One thought on “Fake news e Testimoni di Geova. La storia si ripete

  1. Articolo misurato, preciso, documentato e non tendenzioso: tutto quello che dovrebbe essere il giornalismo, ma che purtroppo fa parte di un giornalismo in via di estinzione. Oggi il giornalismo vero non interessa più a nessuno, la gente vuole solo lo scoop, la notizia “gridata” (per dirla con le parole dell’articolo), e chissene se poi non è vera … e si diffonde una nuova professione, quella del “fake journalist”, che nulla ha a che spartire con la professione del Giornalista Vero che sentiva la responsabilità di dover SCOPRIRE, DIFFONDERE e DIFENDERE la verità … bello sapere che esiste ancora chi come ROBERTO GUIDOTTI (autore dell’articolo) si erge a paladino di questa nobile professione … resistete finché potete, e quando non ce la farete più cercheremo di ricordare i vostri nomi come gli ultimi a cadere sul campo di battaglia!!

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