giovedì, Ottobre 22, 2020
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Pillole di storia di Rocca Santa Maria fra i Monti della Laga.

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ROCCA SANTA MARIA (TE) – Il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga è caratterizzato per la vastità del suo territorio e per la sua biodiversità. Il Gran Sasso, il “Gigante Buono” tempra i suoi figli a vivere a contatto con una natura selvaggia e a sopportare le asperità del territorio che frutta ogni ben di Dio, come la tipica “patata turchesa”, la cui produzione è stata promossa dal Parco ed è diventata presidio slow food. Questo particolare tubero, è prodotto, ad esempio dall’azienda agricola “bio” “Elsa Romualdi” che siamo stati a trovare nel pomeriggio di domenica 6 ottobre 2019, sita in Contrada Belvedere nell’antico territorio di Villa Martesi a Rocca Santa Maria a 1073 mt S.l.m. sui Monti della Laga.

Elsa Romualdi e sua sorella Maria Enrica Romualdi, sono gli eredi di una famiglia che da secoli pratica l’attività agro – pastorale nella zona e sono una vera e propria fonte di notizie storiche sulla memoria identitaria di questo territorio che la Globalizzazione rischia di stravolgere irreversibilmente.

Mi sono appassionato ad ascoltare dalla loro voce i racconti su questa terra di briganti davanti al fuoco, come avveniva un tempo durante i rigidi e lunghi inverni appenninici.

A tal proposito, ho posto loro alcune domande:

1) Parlateci brevemente del territorio di Rocca Santa Maria e delle sue storie che si raccontano davanti al fuoco….

” Rocca santa Maria, è un piccolo Comune montano nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, a 1073 metri sul livello del mare. Il monte più importante che domina la zona è Pizzo di Moscio (2411 mt S.l.m.) e nel territorio comunale c’è la rinomata località turistica del Ceppo (1334 mt S.l.m.), dove si è combattuta la battaglia del Bosco Martese durante la Seconda Guerra Mondiale. I partigiani erano guidati da due medici Capuani e Biocca. Nel corso dei secoli Rocca Santa Maria è stata teatro di vari vicende legate al “brigantaggio” o più correttamente “banditismo” visto che il brigantaggio è un fenomeno post unitario”.

2) Il 1668, un anno importante nella storia delle Ville di Rocca Santa Maria?

“Si racconta che i briganti venissero a nascondersi qui, favoriti anche dall’asperità del luoghi. Feroce era la repressione da parte del regio governo. Tanti erano i divieti imposti e le prescrizioni da rispettare. Nonostante ciò il fenomeno continuava ad imperversare tanto che nel 1668 il De Zuniga ( n.d.r. Maestro di Campo, Cavaliere di Calatrava e regio consigliere Giuseppe De Zunica) fu mandato a risolvere il problema ( da Chieti n.d.r.). Per stanare i briganti l’esercito regio pensò bene non già di combattere i briganti, ma di radere al suolo, bruciandoli, tutte le ville dell’università di rocca. Il vescovo – feudatario (di Teramo n.d.r.) colpi’ con la scomunica il De Zuniga e diede la possibilità agli abitanti sopravvissuti di trovare altrove un rifugio. Tante persone, nonostante il divieto di ricostruzione imposto, decisero comunque sia di non abbandonare i luoghi natii e si adattarono a vivere in alloggi di fortuna messi a disposizione da madre natura, come ad esempio “le vene”, piccole grotte scavate nella roccia tufacea, pietra tipica della zona. I villaggi furono ricostruiti solo intorno al Millesettecento. Alla ricostruzione contribuirono artigiani “scalpellini” provenienti dalla Toscana che utilizzarono pietra locale per alzare le mura e per ornare le case con decorazioni a tema. Durante il divieto di ricostruzione, si racconta che dai sopravvissuti di Force (una villa non più ricostruita) fu eretta una chiesa dedicata a San Martino, a cui si raccomandavano gli abitanti della zona, poiché le sue festività si svolgevano proprio nel periodo in cui ci fu il terribile incendio delle Ville. La chiesa di San Martino, di cui oggi sono rimaste solo pietre e macerie, sorgeva in un punto strategico a metà strada tra Martesi e Canili, su un altura anch’essa detta di San Martino ai piedi del Colle Cavallo. Il campanile della chiesa fungeva da vedetta e lì gli abitanti travestiti da preti suonavano la campana che aveva un suono particolare (tutti lo conoscevano come un allarme) in caso di avvistamento dei gendarmi.


3) Monti della Laga… Una terra di briganti. Quali erano i più famosi di Rocca Santa Maria?

Terreno tufaceo di cui erano fatte le vene, delle grotte in cui si rifuggiavano gli abitanti autoctoni

“Rocca santa Maria ha dato i natali a tanti briganti più e meno noti. Marco Sciarra vissuto nel XVI secolo. Nato nella villa di Castiglione era una sorta di Robin Hood, infatti era solito aiutare i poveri abitanti delle montagne con i proventi delle sue “imprese” e imponendo ai suoi uomini di “rispettare l’onore della donne”. Altri briganti famosi erano Santuccio da Froscia, nipote di Sciarra, Valerio da Force e don Donato de Donatis, detto il “prete spretato”, poiché caratterizzato da una condotta morale assai riprovevole”.


4) La vostra famiglia da secoli attiva nel settore della agro-pastorizia….

“La nostra famiglia, già censita nell’Onciario del 1753, da sempre proprietaria di appezzamenti di terreni lavorativi e boschivi, si è dedicata fino a pochi anni or sono all’allevamento di animali. Nel periodo invernale, quando i terreni erano coperti da una spessa coltre nevosa, per assicurare la sopravvivenza della greggi, era tradizione spostarsi in Puglia. Si praticava la cosiddetta “Transumanza”. Uomini e animali tornavano al paese nativo soltanto a primavera inoltrata Lo scambio interculturale tra le popolazioni montane e la gente di Puglia non è stato indifferente. Tante sono le favole della tradizione pugliese che ci venivano raccontate dai nonni accanto al focolare e forte è la devozione per San Nicola di Bari intorno alla cui statua la sera si recitava il rosario. Oggi l’azienda Romualdi produce rigorosamente prodotti ‘bio’. Particolare importanza in questo periodo dell’anno è dedicata alla raccolta di marroni, castagne e noci. Ma non manca neppure qualche zucca di Halloween e la tipica ‘patata turchesa’, la cui produzione è stata promossa dal parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga, ed è diventata presidio slow food per il recupero e la salvaguardia di piccole produzioni di eccellenza gastronomica”.


5) Quale potrebbe essere una forma di turismo sostenibile per la vostra realtà?

“Oggi sarebbe bello poter far conoscere questa nostra realtà e far rivivere la nostra storia e la nostra cultura, creando dei percorsi sugli antichi sentieri che ormai stanno scomparendo e ricostruendo gli antichi borghi oramai in rovina”.

Cristiano Vignali – LaNotizia.net

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