lunedì, Dicembre 6, 2021
Home > Italia > Taglio dei parlamentari, era ora. Ma è solo il primo passo

Taglio dei parlamentari, era ora. Ma è solo il primo passo

< img src="https://www.la-notizia.net/parlamentari" alt="parlamentari"

La classe politica italiana si trova oggi a votare il taglio dei parlamentari. E’ infatti al via nell’Aula della Camera la discussione generale sul ddl costituzionale, “la più attesa e promessa degli ultimi decenni, scelta obbligata per restituire credibilità alle Istituzioni”, secondo quanto dichiarato dal relatore Giuseppe Brescia (M5S). Forza Italia ha annunciato il suo voto a favore. Ma rimane l’incognita Lega. Lo sforzo è quello di introdurre e attuare riforme costituzionali che dovrebbero teoricamente migliorare il funzionamento della democrazia e colmare il divario tra il popolo e i suoi rappresentanti.

L’idea di ridurre il numero dei parlamentari eletti è stata una delle principali promesse incluse nel programma elettorale del MoVimento Cinque stelle del 2018. Il loro punto di vista è che l’Italia abbia un numero eccessivo di deputati rapportati alla popolazione italiana, se la si confronta con le altre grandi democrazie. Attualmente, l’Italia è al secondo posto per percentuale di legislatori nell’UE dopo il Regno Unito, con 630 rappresentanti eletti nella Camera dei deputati e 315 membri del Senato (esclusi i senatori a vita). La riduzione proposta sposterebbe l’Italia al quinto posto, in quanto vi sarebbero 400 deputati e 115 senatori. Inoltre, i senatori scelti dagli italiani che vivono all’estero sarebbero quattro e non sei, e i senatori a vita sarebbero ancora nominati dal Presidente della Repubblica, ma non sarebbero più di cinque.

Va notato che dal 1983 ci sono stati sette tentativi di ridurre il numero di rappresentanti e senatori, tutti falliti. E la questione, in realtà, non è così semplice.

Secondo il leader del MoVimento Cinque Stelle e ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, la riforma presenterebbe numerosi vantaggi, come il risparmio di 500 milioni di euro che potranno essere spesi per altre politiche. Tuttavia, gli analisti sostengono che in realtà il risparmio sarebbe di 57 milioni di euro all’anno, vale a dire lo 0,007% della spesa pubblica, che è una somma irrisoria rispetto al bilancio statale.

Inoltre, molti costituzionalisti hanno sottolineato che diminuire il numero di parlamentari non migliorerebbe necessariamente l’efficienza delle procedure legislative ed il funzionamento del Parlamento. Di conseguenza, questa proposta ridurrebbe semplicemente la rappresentanza popolare, incidendo così sui regolamenti parlamentari e sul lavoro delle commissioni. Ciò significherebbe anche che i partiti minori rischierebbero di non essere rappresentati, quindi alcuni hanno suggerito una diminuzione più circoscritta e meno invasiva arrivando a 500 deputati e 250 senatori.

 
La preoccupazione su come la diminuzione del numero di legislatori possa influire sulla rappresentanza popolare è grave, poiché intere aree potrebbero finire per non avere un legislatore eletto. Al momento esiste un parlamentare ogni 81 mila cittadini ed il taglio comporterebbe un rappresentante ogni 127 mila persone, se la riforma passasse. Per questo motivo, molti credono che il modo migliore per migliorare la democrazia parlamentare italiana sia reintrodurre un sistema elettorale basato sulla rappresentanza proporzionale.

È un dato di fatto: questa riforma richiederebbe inevitabilmente una modifica della legge elettorale, che da tempo è un nodo grosso come una casa. L’accordo tra M5s e Pd è di occuparsene più in là, a ridosso della fine della legislatura.

Di certo, a fronte del taglio dei parlamentari, si dovrebbe prevedere anche la riduzione del costo relativo ai dipendenti parlamentari, che pesano sul bilancio di Camera e Senato per lo stesso ammontare della spesa dei parlamentari eletti.

Lucia Mosca

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright La-Notizia.net