sabato, Settembre 19, 2020
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Russia, arrestati altri sei testimoni di Geova. Cercasi Tolstoj moderni per libertà religiosa

Alla fine del ‘900 in Russia le autorità zariste sotto la spinta e approvazione della Chiesa Ortodossa, scatenarono una violenta persecuzione nei confronti dei Duchobory un piccolo gruppo cristiano/razionalista sorto il secolo prima. In osservanza del Vangelo il movimento rifiutava il servizio militare, rigettava i riti delle funzioni ortodosse, nonché l’uso delle immagini e alcuni brani della Bibbia considerati mistificati. La fortuna degli aderenti al gruppo fu quello di incontrare e mettersi sotto le ali protettrici del grande scrittore Lev Tolstoj inviso alle autorità e alla Chiesa Ortodossa da diverso tempo, tanto da essere scomunicato nel 1901. Con i proventi della vendita del suo ultimo grande romanzo Resurrezione, Tolstoj coadiuvato dal figlio Sergey permise a 6.000 duchobory di emigrare in Canada e continuare a sopravvivere religiosamente parlando e forse pure fisicamente.

La storia quando si ripete è una tragedia diceva Marx e le vicende del XX secolo stanno lì a testimoniarlo inequivocabilmente.Ma andiamo oltre. Con un balzo temporale di 120 anni troviamo attualmente i Testimoni di Geova, gruppo cristiano minoritario che analogamente fa del vangelo una fonte di ispirazione e adotta un atteggiamento pacifista, al bando, bersaglio di una repressione durissima da parte delle autorità russe. Il tutto con il compiacimento, nemmeno tanto velato della chiesa maggioritaria. L’accusa di base per la proscrizione è di “estremismo religioso”. La legge è stata applicata in “maniera elastica” all’organizzazione giuridica dei Testimoni, a uomini, donne di ogni età e famiglie intere come documentato dal sito www.jw.org e da altre fonti.

Addirittura la proscrizione è scattata per gli scritti dei Testimoni come libri di catechesi per bambini (sich) e addirittura per la Bibbia utilizzata dai Testimoni di Geova. Ora che organi governativi si addentrino in considerazioni di esegesi biblica e teologica e decidano quali pubblicazioni bandire è a dir poco grottesco se non assurdo. Il problema è che a farne le spese sono persone in carne e ossa, ree di leggere, pregare e al limite “evangelizzare” come dovrebbe fare tra l’altro, ogni buon cristiano sulla scia di notevoli predicatori quali Cirillo e Metodio, venerati come santi dalla Chiesa Ortodossa.

Il paradosso è che i Testimoni di Geova operano liberamente in 207 nazioni e hanno sedi sparse in tutto il mondo. In nessun altro paese al mondo ci sono a loro carico accuse di estremismo religioso.

Se fosse in vita un altro grande della letteratura russa, questa volta novecentesca, Aleksandr Solženicyn, probabilmente avrebbe qualcosa da dire. Lui i Testimoni di Geova li incontrò personalmente nei gulag sovietici, come scrisse in Arcipelogo Gulag e li ammirava. Con loro condivise la privazione della libertà, il lavoro forzato e la sofferenza fisica ed emotiva. La sua colpa? Dissentire apertamente dalle idee del regime e del governo sovietico. Per i Testimoni attualmente come allora, non sarebbe valido nemmeno questo appiglio, visto che non hanno contestato il governo attuale sul piano politico mantenendo la loro proverbiale neutralità.

In realtà alcuni attivisti e difensori dei diritti umani si sono fatti sentire a Mosca quando si sono celebrati i processi contro i Testimoni di Geova protestando per il trattamento brutale riservato loro. Altri studiosi, ricercatori e associazioni hanno giudicato illegale l’arresto e la detenzione dei testimoni, per non parlare delle irruzioni, torture e altre angherie. Altri hanno protestato veementemente inviando formali proteste a Putin. E’ il caso dei sopravvissuti di Dachau, che come Solženicyn i testimoni li hanno conosciuti, stavolta nei lager come prigionieri di Hitler e dei nazisti. Di recente anche il Washington Post ha preso posizione e ha chiesto senza mezzi termini al governo di interrompere le vessazioni in atto. Nello stesso tempo i Testimoni hanno presentato denuncia a tre diversi autorità internazionale: la Corte Europea dei diritti umani, il Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani e il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria che ha definito il 1° ottobre 2019 l’atteggiamento delle autorità come “persecuzione sistematica e istituzionalizzata”.

Che piega prenderanno gli eventi è realmente difficile da prevedere. Le proteste avranno effetto? Le decisioni delle istituzioni sovranazionali smuoveranno il governo russo dal suo accanimento verso uno dei gruppi più innocui del mondo, politicamente parlando? Si leveranno le voci di disapprovazione di altri moderni Tolstoj in contrasto alla propaganda unilaterale e denigratoria messa in piedi dai media governativi? O gli eventi peggioreranno come sembra di capire dalle notizie recentissime che giungono dalla Russia, le quali raccontano di dure condanne emesse contro altri testimoni? Sarà il tempo a dare la risposta. Nel frattempo donne e uomini scontano crudelmente, il semplice fatto di far parte di una confessione religiosa diversa dalla maggioranza della popolazione, che per motivi inesplicabili il governo perseguita aspramente.

Roberto Guidotti

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Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche

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