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“Gli Antichi Mestieri d’Abruzzo”, ricerca storico – antropologica sulle antiche arti e mestieri che sopravvivono nel XXI secolo

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PESCARA - Oggi, sabato 19 ottobre 2019, si terrà a Pescara presso la libreria "I Luoghi dell'Anima" la presentazione del mio libro "Gli Antichi Mestieri d'Abruzzo", scritto in collaborazione col Professor Everardo Minardi, una ricerca storica e antropologica sugli antichi mestieri che sopravvivono ancora oggi nei settori della lavorazione di alcune materie prime come il ferro, la pietra, il legno, la ceramica, i tessuti e le pietre preziose, con eventuali prospettive di sviluppo presenti e future.
A tal proposito, come ho scritto nella mia introduzione dell'opera, l'Abruzzo, o meglio gli Abruzzi, se vogliamo considerarli dal punto di vista geografico, antropologico e non solo meramente amministrativo, sono un territorio in cui lo sviluppo socio - economico nel corso dei millenni e dei secoli è sempre stato influenzato dalla conformazione fisica del territorio.
 Intanto, bisogna dire che questa regione d'Italia è caratterizzato dalla presenza dei più alti e vasti massicci dell'Appennino continentale (in primis il Gran Sasso e la Maiella), intorno a cui si è sviluppata tutta la vita della società italico-appenninica che ha conservato nel corso dei secoli i suoi caratteri generali immutati e che rappresenta la cosiddetta "spina dorsale" della Nazione italiana, dall’Appennino Tosco-Emiliano a quello Sannita-Lucano (un concetto di Nazione italiana intesa non dal
 punto di vista dell'astrazione giuridica, ma, bensì da quello
 etnico-linguistico e culturale).
 "Spina dorsale" che ha subito negli ultimi tremila anni degli arricchimenti, come ad esempio l'uso dei materiali importati dai commercianti (ad esempio quelli Greci ed Etruschi nell'Età
 del Ferro), oppure le competenze tecniche importate nella lavorazione dei metalli, della pietra, del legno, dei tessuti nel Medioevo dai monaci e dalle maestranze dal Nord Italia e da oltralpe; infine le tendenze artistiche importate durante il Rinascimento dalla grandi capitali italiane come Roma, Napoli, Milano, Firenze e Venezia.
 "Spina dorsale" che nello stesso tempo ha subito anche dei "traumi" che fino ad oggi sono sempre stati assorbiti, non senza lasciare cicatrici e portando cambiamenti e adattamenti alla situazione antecedente.
 Basti pensare alle calamità naturali, quali i terremoti che ciclicamente stravolgono il volto urbanistico dei borghi e delle città alle pendici degli Appennini; quindi, ai cambiamenti epocali come, ad esempio, le immigrazioni, come quella dei Goti e dei Longobardi o dei Normanni tra Tarda Antichità e Medioevo (che hanno revisionato la conformazione etnica del territorio) o alle emigrazioni che hanno ridotto la popolazione
 delle campagne fra Ottocento e Novecento.
 Infine, occorre considerare lo sviluppo tecnologico che nel corso del Novecento, soprattutto nella seconda parte del secolo scorso, ha portato al cambiamento drastico delle condizioni di vita e di lavoro delle genti appenniniche; basti pensare ad esempio allo sviluppo capillare delle linee ferroviarie che dall'Unità d'Italia (1860) agli anni Cinquanta del XX secolo, hanno pressoché consegnato alla storia i Tratturi della Transumanza pastorale; essi per millenni sono stati le principali vie di comunicazione, anche di beni e di servizi.
 Citazione a parte merita la Globalizzazione, conseguenza del velocissimo incremento dello sviluppo dei mezzi di comunicazione dalla fine del XX secolo e l'aumento della interconnessione fra mondi e civiltà, mai state così vicine, come negli ultimi anni; ciò sta causando cambiamenti epocali
 di cui non conosciamo ancora gli sviluppi in corso d'opera.
 A tal proposito, l'Abruzzo, in questo quadro di analisi di studio storico e antropologico, appare il soggetto ideale, per diversi
 motivi:

 - Per l'asprezza delle sue montagne alte e nevose (esposte sia alle correnti balcaniche, sia a quelle artiche) che hanno limitato i contatti non solo con altre realtà, ma anche fra i due versanti appenninici;

 - Per la sua scarsa urbanizzazione in circa il 70% del territori regionale;

 - Per il recente arrivo (quarant'anni circa) delle autostrade e delle linee ferroviarie veloci (ultimi venti anni);

 - Per la presenza dei Parchi nazionali, regionali e delle Riserve naturali (in cui le istituzioni nazionali e locali preservano in un certo modo l'ambiente e, quindi, un sistema di vita più naturale);

 - Per la vicinanza della montagna al mare che collegava
 all'Oriente e ai suoi prodotti pregiati (i cui traffici erano
 gestiti nel Medioevo e in Età Moderna dai Veneziani; questi, come è noto, facevano scalo ad Ortona, a Vasto, a Pescara porto di Chieti e al porto di Atri sul Cerrano);

- Per la presenza del Tratturo Magno (antica "via della lana", di comunicazione da Firenze a Napoli prima dello sviluppo di Roma e della bonifica dell'agropontino dopo l'Unità d'Italia).

 Proprio qui in Abruzzo è più evidente il divario fra città e campagna, la cui forbice sta riallargandosi con lo sviluppo di una politica regionale che sta nell'ultimo decennio portando avanti l'accentramento dei servizi sulla costa e su una unica città metropolitana (anche per esigenze di bilancio pubblico che deve rispettare precisi parametri provenienti dall'Unione Europea); ciò tende a provocare un nuovo spopolamento dei
 centri minori dell'interno. 
Su di essi va perciò pensato un nuovo progetto di sviluppo e di riutilizzo futuro.
Proprio in Abruzzo permangono antiche arti e mestieri che sono la tematica di questa ricerca; con essa si cerca anche di comprendere quali attività artistiche o artigiane tradizionali sono ormai fuori "mercato" e sopravvivono soltanto a livello hobbistico, grazie alla passione e all'impegno di alcune persone; in particolare ci si chiede quali arti e mestieri possono ancora fungere da attrazioni folcloristiche ai fini turistici, e quali attività tradizionali, invece, hanno fatto un certo salto di qualità trasformandosi da bottega artigiana a piccola industria
 moderna, inserita nel mercato nazionale, europeo ed internazionale.
Per maggiore praticità, nell'opera è esaminata soprattutto la situazione nelle zone interne abruzzesi che risentono dell'influsso del Mar Adriatico e che gravitano intorno ai massicci del Gran Sasso e della Maiella.

Cristiano Vignali - La Notizia.net

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