sabato, Ottobre 24, 2020
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Edith Bruck : donna, povera, ebrea. Troppo, davvero troppo, per una vita sola

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foto e servizio di Anna Maria Cecchini

“ Edith Bruck : donna, povera, ebrea troppo, davvero troppo per una vita sola!” Edith è qui. Ieri sera, alle 18:00 nella piccola sala dell’Eum, ha presentato il suo ultimo figlio: ”Ti lascio dormire”. Una conversazione lunga, una vita con il suo tutto: marito, padre, famiglia, lingua, assente da qualche anno. Del resto non è forse l’assenza che spinge a scrivere e la Morte, la Morte può interrompere un dialogo che dura da sessanta anni (?). Vado, devo andare.

Appuntamento con la storia. Mi presento con largo anticipo. Ho deciso di lasciare a casa la mia Canon. Non desidero che Edith mi avverta come una presenza ingombrante, invadente. Mi siedo in prima fila e nei minuti che mi separano dall’incontro ripasso mentalmente i numeri della sua vita. 11552, 12 anni e mezzo, 2000 donne , 32 capanne, 3 campi di concentramento “visitati”, infiniti i luoghi raggiunti durante il suo peregrinare da scampata alla Shoah, l’Olocausto di 6 milioni di ebrei. 11552, non più Edith, ma 11552, lo scandisco lentamente nel tentativo di stemperare l’orrore di Auschwitz, berne il veleno, diluendolo come ha fatto Lei che continua a essere la testimone, viva di quell’aberrazione mentale che chiamiamo antisemitismo.

Edith era una bambina di 12 anni quando con la sua mamma si ritrova nella fila sinistra di Auschwitz. Destinazione certa. Cremazione. Un soldato tedesco percuotendola la spinge nell’altra fila, quella di destra. Lavori forzati. Pulire le latrine ed erigere piramidi di corpi, ancora parlanti. Vivi. La vedo mentre bambini poco più grandi, giovani reclute dell’esercito di Hitler, durante la disinfestazione a cui gli ospiti del campo come lei erano soggetti, le sputano sui capezzoli, sul sesso. La vedo non impazzire ma attaccarsi ad un guanto bucato donatole da una guardia, come se potesse essere la chiave della porta che potrebbe un giorno, farla uscire per sempre dall’umano Inferno.

Si, Edith è qui. Sento ora la sua presenza. Si avvicina lentamente, quasi fluttuando tra noi che l’attendevamo per ascoltare la sua Voce, la sua Storia da Lei che ne è stata protagonista ed ha scelto di essere una testimone a tempo pieno, impegnata civilmente, “tutto il peso del mondo, sulle sue spalle”, come la canzonava Nelo. Ti siedi Edith, ed è come se un passerotto, si fosse posato sulle mie ginocchia in cerca di briciole. Ci guardiamo Edith e per tutto il tempo in cui la prof.ssa Michela Meschini introduce la tua poetica. Lei che di te sa, ha curato l’uscita della raccolta dei tuoi versi “Versi Vissuti”, tenta di trovare un nome che spieghi, cataloghi in un genere il tuo ultimo figlio che oggi vuoi presentare qui, a Macerata, città che ti abbraccia e che hai conosciuto 2 anni fa quando presentasti “ La rondine sul termosifone”, all’interno della rassegna “Macerata racconta”; non riesce, del resto non mi appare essenziale. Essenziale, vitale per te invece è stato ed è raccontare dopo Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen, il tempo del passato nel presente che per qualcun altro diventerà futuro. Con te il tempo è ondivago. Parli fluentemente di tutto.

La morte che hai respirato, l’amore, la luce che hai scelto e scegli ogni giorno. Sei entrata dentro di me con tutto il tuo dolore, non ho paura. Sorridi Edith, la parola come medicina. La scrittura, la tua cura. Tu non odi nessuno. Portatrice sana di umanità, infatti domani riceverai la laurea ad honoris causa in Filologia romanza fortemente candeggiata dalla Presidentessa dell’Eum, professoressa Carla Carotenuto, e dalla professoressa Michela Meschini. Ne sei giustamente fiera più di quella conferitati a Roma, perché senti in qualche modo che sia cucita più sulla tua anima chiacchierina, di ebrea chiassosa come Woody Allen, laddove il silenzio diventa un tempo senza tempo, un foglio bianco da riempire di parole, magari in una lingua a te straniera come l’italiano, la lingua di Nelo, che ti offre il giusto distacco per scrivere di orrore senza cadere. Sgrani gli occhi Edith, due luci, fari per molti, anche per Primo nonostante la sua decisione di lasciare l’impegno civile di “esserci dopo”, come a voler afferrare quello che da sempre ti sfugge, sfugge a noi tutti.

Ma il Male Edith non ha una ragione di essere. Alberga in ognuno di noi un piccolo Hitler. Ricordare è la chiave, l’antitodo e tu sai come candidamente ci confidi che cambi la vita delle persone che leggono i tuoi libri, che vengono ad ascoltare la tua Voce di sopravissuta all’Olocausto, che scelgono di incontrarti davvero e ricacciare indietro il mostro che si nutre delle nostre ataviche paure, a modo tuo, scevra dalla retorica, libera da padroni, senza Dio e partito, nel nome e in nome dell’Uomo, con amore. Ci congediamo Edith e quando mi avvicino con il tuo libro, confidantoti che proverò a scrivere di te, prendi le mie mani e mi rassicuri, dicendomi che riuscirò, perché come ricordi sempre durante i tuoi incontri con i ragazzi delle scuole, “ al mondo c’è posto per tutti e tutti hanno qualcosa da dire e devono averne la possibilità, ciascuno a modo proprio, seguendo il ticchettio del suo orologio”. Arrivederci Edith.

(in foto Edith Bruck, la prof.ssa maria Rosa Borracini, la prof.ssa Michela Meschini, il giornalista Eugenio Murrali, il direttore del Dipartimento Studi Umanistici Carlo Pongetti)

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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