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Maria Pia Fanfani, “lady non stop”: ultima fermata 7 Novembre 2019

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di Anna Maria Cecchini

Roma – Maria Pia Fanfani ha arrestato la sua corsa ieri con la luce del mattino, giungendo al capolinea della sua vita avventurosa, percorsa da condottiera. Nessuna armatura a proteggere le sue carni, forte perché a volte gli ideali di giustizia, pace e benessere per l’umanità tutta non ti lasciano la libertà di una scelta e occorrono gambe e braccia robuste per sorreggerli e portarseli in giro per il mondo con sé.

Di mondo ne hai visto tanto, Maria Pia, dalla tua Pavia, hai raggiunto l’ Africa depredata, l’Asia vittima delle sue contraddizioni, il Sudamerica incapace di fare giustizia con le sue immense ricchezze, l’Europa tutta, eppoi in viaggio lungo la tua Italia, povera, grande, Italia con le sue miserie antiche e nuove. Scontato cadere nella trappola delle celebrazioni post mortem e farti assurgere a paladina dei poveri, derelitti, sofferenti, dati il tuo coraggio, l’abnegazione con la quale hai perseguito gli ideali di giustizia, solidarietà e umanità che hanno scandito il ritmo del cuore in questi tuoi 97 anni di permanenza attiva, sentiti dentro fin da piccola, quando con Attilio ti sei offerta di fare la staffetta partigiana, ricordi Maria Pia?


Carteggio privato concesso gentilmente dalla Sig.ra Anna Maria Faustini

Invece no, nessuna trasformazione iconoclastica, almeno da parte di chi scrive. Donna, semplicemente persona, Umana. Custode di tutti quei valori che abbiamo per qualche ragione dimenticato ma che ci rendono umani. Volontaria nella Croce Rossa, dal 1983 al 1994 hai rivestito la carica di presidente del Comitato nazionale femminile, vicepresidente della Lega internazionale della Croce rossa e della mezzaluna rossa a Ginevra. Impegnata in centinaia di missioni umanitarie con la determinazione fiera di chi sa di compiere il proprio destino, cambiando quello dei propri simili, con in testa la musica del tuo amico Stelvio Cipriani a cui un giorno chiedesti di comporre l’Inno per la pace, convinta che l’ascolto del brano del maestro, potesse aprire le menti e i cuori di tutti anche di quei potenti che troppo spesso perdono la loro umanità nell’esercizio quotidiano del loro ruolo istituzionale.

La Croce Rossa ha ricordato ieri la sua paladina promettendo di trasmetterne la memoria, affinché le nuove generazioni crescano nell’esempio di questa donna che ha compiuto il suo destino dedicandosi all’altro, conscia che il vero sviluppo di un paese esiste solo in un clima di solidarietà, laddove si combattano le ingiustizie sociali e ci si scambi mutuo soccorso. Quante persone hai conosciuto?

Tratta dall’album privato dei ricordi di Venanzio Rocchetti

Umili, sofferenti, dimenticati ma anche Capi di Stato, politici e ne hai persino sposato uno, il tuo Amintore, a cui confidavi le tue speranze, i tuoi dubbi prima di ogni impegno civico. Volti fotografati, racconti, appunti di viaggio, diario di bordo del tuo peregrinare in giro per il mondo alla ricerca di te, incontrando l’altro, tendendo la tua mano, forte. Di mani ne hai strette tante, tanti abbracci per dimostrare la tua vicinanza solidale, la tua empatia, quando dopo il terremoto del 1996, ti recasti dopo pochi mesi, nel pianoro di Colfiorito, a soccorrere e distribuire generi di prima necessità agli sfollati, come ricorda l’allora sindaco di Serravalle del Chienti, Venanzo Ronchetti.

Non ti sei mai risparmiata Maria Pia, scevra dalla superbia di alcuni uomini ma con la risolutezza e l’empatia di chi sente e sa di poter dettare un cambiamento semplicemente col proprio impegno quotidiano, in nome e per l’Uomo, sempre.

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