mercoledì, Settembre 23, 2020
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Elezioni in Spagna: Chi ha vinto e chi ha perso?

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La Spagna, oggi, è più ingovernabile di ieri. È il primissimo responso dell’ennesima tornata elettorale (la quarta in quattro anni, la seconda del 2019) che lascia il PSOE (Partido Socialista Obrero Español) in prima posizione. Nonostante la vittoria, i socialisti retrocedono in numero di seggi e vedono il calo delle due principali forze politiche potenzialmente alleate: da un lato, i liberali di Ciudadanos cadono in picchiata e perdono 47 seggi (passando da 57 a 10). Dall’altro, andando verso il centrosinistra, Unidas Podemos passa da 42 a 35. Calo molto meno significativo rispetto a quello di C’s ma comunque importante ai fini del raggiungimento del “magic number”.

Chi ha vinto e chi ha perso? È la domanda per eccellenza che ci si pone dopo qualsiasi tornata elettorale in un sistema parlamentare.

Si potrebbe dire che, per una questione puramente aritmetica, abbia vinto il PSOE: i socialisti ottengono 120 seggi e si confermano prima forza politica del Paese. Tuttavia, il leader del PSOE nonché presidente in funzione, Pedro Sánchez, ha portato nuovamente la Spagna alle urne confidando in un miglioramento dei risultati di aprile. E ciò non è avvenuto, anzi. Il PSOE perde 4 seggi (passa da 124 a 120) e si trova di fronte uno scenario ancor più complicato rispetto a quello disegnato dalla tornata del 28 aprile 2019. Insomma, una vittoria a metà: Sánchez conferma il primato e sarà il candidato alla presidenza, ma il piano originale era ben diverso.

Chi mostra la maggior crescita, in termini sia di voti assoluti che di seggi conseguiti, è il partito ultranazionalista Vox. La formazione guidata da Santiago Abascal – e appoggiata, in Italia, da Matteo Salvini – passa 2,7 milioni di voti a 3,6: un forte incremento che si traduce in un +5% rispetto all’ultima tornata elettorale e, in particolare, al raddoppio (e oltre) dei seggi. Vox passa da 24 a 52 deputati e scavalca sia Ciudadanos che Unidas Podemos: diventa così la terza forza politica del Paese. 

Il vero vincitore di queste elezioni – stando ai numeri e all’analisi degli esperti – è proprio Vox.

Se è difficile trovare un vero vincitore tra PSOE (per i numeri reali) e PP e Vox (per la tendenza), è impossibile non identificare il gran sconfitto di queste elezioni: Ciudadanos di Albert Rivera. Il partito liberale cade a strapiombo e perde 47 seggi su 57. Una debacle mai vista, finora, nella storia democratica spagnola. Ciudadanos paga lo stiramento ideologico e l’incapacità di collocarsi in uno spazio ben definito. Nel dibattito elettorale tra i leader dei cinque partiti maggiori, Rivera affermò fin dall’inizio che avrebbe fatto di tutto per sbloccare lo stallo. Tradotto: offriamo l’astensione al PSOE. Una scelta che non ha pagato, visto che C’s ha perso larga parte del voto di centrodestra, che ha trovato rifugiato tra i popolari (PP) e Vox. Dall’essere il nuovo referente della destra iberica, Ciudadanos è diventato un partito marginale di centro. A causa del pessimo risultato elettorale, il leader dei naranjas, Albert Rivera, ha rassegnato le dimissioni.

Coloro che non escono né vincitori né sconfitti da questa competizione elettorale sono Unidas Podemos e il Partido Popular. La coalizione di sinistra guidata da Pablo Iglesias regge abbastanza bene e perde 7 seggi sui 42 conquistati il 28 aprile. UP pagava anche la scissione operata dall’ex numero 2 di Podemos, Íñigo Errejón, il quale entra in Parlamento con appena 3 rappresentanti. Il Partido Popular di Pablo Casado risale la china e si avvicina al PSOE, passando da 66 a 88 seggi. Risultato positivo ma comunque inferiore rispetto alle aspettative iniziali (che vedevano il PP sfiorare la tripla cifra). L’incremento dei popolari, inoltre, è stato messo in ombra dall’auge di Vox, che torna così prepontemente al centro dell’attenzione mediatica.

Enrico Bolzan

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