sabato, Ottobre 24, 2020
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The Wall, i Pink Floyd e i muri del presente

The Wall dei Pink Floid uscì 40 anni fa (30 novembre 1979). Non si è trattato solo di un disco o una raccolta di canzoni. Quella concepita dal bassista Roger Waters fu una vera e propria opera rock: la storia e le vicissitudini della rock-star Pink, alter ego dello stesso Waters, con l’onnipresente fantasma di Syd Barret, il fondatore della band “cacciato” a suo tempo per problemi mentali e comportamentali.

Nel disco si canta o si racconta della morte del padre in guerra, di una madre troppo possessiva, il fallimento del proprio matrimonio e infine la scuola, severa e dispotica impersonata dal maestro autoritario frustrato anche lui, che umilia gli studente con il sarcasmo. Episodio musicale questo, che spingerà generazioni di giovani a ripetere il ritornello: Hey teacher leave us kids alone/ All in all you’re just another brick in the wall.

Il muro è un muro mentale, psicologico, emotivo che il protagonista erge intorno a se. Alla fine del disco, il muro crolla, liberando (forse) Pink dai suoi blocchi mentali e dalle sue paure che lo avevano isolato dal resto del mondo. L’album si differenziò dai precedenti per il numero di canzoni, ben 26, per l’inclusione dei suoni delle sirene, le raffiche di mitra, gli elicotteri e il coro dei ragazzini. Pur non raggiungendo le vette artistiche di The dark side of moon, The Wall è uno dei dischi più venduti di tutti i tempi e uno dei più celebri di tutta la storia della musica.

Gli altri membri della band ebbero un ruolo nettamente secondario rispetto a Waters, anche se questo non impedirà a David Gilmour, di comporre la musica di Confortably numb, con uno dei migliori assoli di chitarra della musica rock.

La storia raccontata nel disco poteva essere letta anche su un piano politico: la condanna della guerra e il pericolo della dittatura. Nella trasposizione cinematografica del disco di Alan Parker, si vede un concerto/convegno simile alle adunate naziste di Norimberga. In un grottesco appello il dittatore chiede che omosessuali, ebrei, neri e drogati vengano cacciati e se possibile fucilati.

Ma naturalmente la metafora più logica e spontanea è quella del Muro più famoso della storia moderna, quello di Berlino. Dieci anni dopo il 9 novembre 1989 il Muro vero crollò realmente, illudendo in un primo momento governanti, storici, osservatori e semplici cittadini sulla possibile costruzione di un “nuovo ordine mondiale”. Curiosamente quando a Waters, ormai ex Pink Floyd, nel luglio del 1989, fu chiesto, se avesse più suonato The Wall dal vivo, rispose semplicemente che ciò poteva avvenire solo se il Muro di Berlino fosse crollato!

Il 21 luglio 1990 davanti a 350.000 spettatori nel cuore di Berlino, Waters si esibì cantando il “suo muro”. Durante lo show, fu eretto un muro di polistirolo lungo 165 metri, fatto crollare dopo The Trial il penultimo brano del disco.

Dopo 30 anni, le speranze di un sistema mondiale politico più giusto e senza guerre sono miseramente fallite. I massacri della guerra dei Balcani, in Cecenia, la carneficina in Ruanda, l’11 settembre, le guerre del Golfo, il terrorismo islamico e tutto ciò che avviene oggi, mostra che le nazioni non “hanno costruito ponti al posto dei muri” come pregava e si augurava Papa Francesco.

Nel 2016 gli esperti della University of Quebec, Elizabeth Vallet, Zoe Barry e Josselyn Guillarmou, hanno calcolato che quando il Muro di Berlino venne abbattuto, erano 16 le recinzioni in tutto il mondo mentre 27 anni dopo erano addirittura 63, coinvolgendo 67 stati. I muri si trovano o sono in costruzione in America, Asia, Africa ed Europa dove se ne contano ben 16. Numero destinato a crescere a quanto pare.

Il buon Roger coerente con se stesso, nelle sua ultima tournèe ha continuato a cantare e a “predicare” contro la guerra, il razzismo, lo sfruttamento, prendendo pure posizione in alcuni casi come in Brasile. Ma il mondo va da un’altra parte e il rigurgito di nazionalismo esasperato, separazione etnica, razzismo, odio per il diverso e perfino l’antisemitismo sono di estrema attualità e in forte espansione dappertutto. Il futuro non promette bene come si pensava 30 anni fa.

Aggiungendo mattone su mattone i muri crescono e stavolta, forse sarebbe stata una magra consolazione, non ci sono nemmeno più i Pink Floyd a fare musica e canzoni.

Roberto Guidotti

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Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche

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