martedì, Settembre 22, 2020
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Violenza, come riconoscere il carnefice. Combattere si può

donna

di Lucia Mosca

La violenza è subdola. Si insinua nella tua anima, la corrode, fino a che di te non rimane più nulla. Che siano uomini o donne a commetterla non cambia. E’ violenza. Il percorso è sempre lo stesso: all’inizio ti fanno sentire inadeguato o inadeguata, ti isolano, magari mentre hanno altri interessi. Poi ti umiliano, denigrano la tua vita, ti riducono in solitudine. Mettono in dubbio le tue facoltà mentali, mentre ti fanno del male. Si tratta di un percorso fatto di atti vigliacchi, all’inizio. Poi si passa alle urla, sempre più degradanti. Ed infine alla violenza.

Che negano. Perchè loro negano sempre. Anche di fronte all’evidenza dei fatti. Negano, perchè hanno più soldi di te, per una presunta dignità acquista grazie ad un impiego autorevole, o magari in virtù di un narcisismo innato, che si accresce negli anni se non si vive davvero, e ci si basa su valori distorti. Ecco, questa è la verità della violenza. Chi la subisce diventa il carnefice, perchè non riesce a difendersi. Dopo che ti hanno violentato l’anima senza porsi alcun problema, ti accusano delle loro colpe. Dei loro misfatti. Delle loro cattiverie. E tu rimani lì e subisci. E la triste realtà è che spesso la vittima è veramente innamorata del carnefice e non riesce a reagire. Si chiama sudditanza psicologica.

Tutto questo fa male. Porta a lasciarsi andare, in virtù di un amore mal riposto. Ci si trova da soli, a combattere contro un dolore che spezza anima e cuore. E ci si alza ogni giorno nella speranza che accada un miracolo, che qualcosa possa cambiare. Ma poi non accade. Il carnefice gode, si gloria della propria vittoria, ma nel mentre continua ad umiliare. A denigrare. Ad urlare. Cerca di farti sentire un nulla. E’ questa la loro forza. Scoprono i tuoi punti deboli, li analizzano, si fanno scudo di questo, usano i tuoi dolori contro di te, per distruggerti. Per quale motivo? Non c’è un reale motivo. Sono solo persone malate, la cui malattia è stata accresciuta da una educazione mal data. Che non hanno valori, prive di dignità e onestà intelletuale. La violenza è un cancro.

In molti casi poi, alla fine, si arriva ad uccidere. Ma spesso si cerca anche di far desiderare la morte alla vittima, che crede persino di meritarla.

L’uomo narciso (o donna) uccide per il proprio piacere, perché la moglie, o compagna, diventa scomoda, e la si toglie di mezzo. Oppure uccide perché non sopporta di essere contrariato, lasciato, smascherato. In ogni caso questi uomini ( o donne) non accettano di essere messi in discussione, non accettano il fallimento. Considerano la donna (o l’uomo) una proprietà, non un essere umano. La nostra società tende ad accettare violenze perpetrate in casa senza necessità di approfondire troppo (questo accade spesso anche da parte delle forze dell’ordine nei casi di denuncia). Ed è la violenza psicologica il primo passo verso la violenza fisica. La donna viene privata della propria dignità. Denigrata. Insultata. Sminuita. Non conta quello che dica o pensi. Spesso accade che l’uomo tenda a ridicolizzarla con tutti facendola ritenere stupida, pazza, poco sana di mente. Le fa terra bruciata intorno. Così, qualsiasi cosa possa dire o raccontare, nessuno le crederà. Anche i dati sullo stalking non fanno che confermare il profilo psicologico dell’uomo narciso. Tu mi lasci? No, non puoi. Tu mi appartieni. Tu sei una mia cosa.

Come difendersi da questo? L’unico modo sarebbe diventare così forti da ignorare, ma la sensibilità spesso porta ad amare anche chi ci ha fatto del male. Ed è lì il problema. Ti tolgono la vita, la dignità, ti tolgono l’amor proprio, ti riducono ad un vegetale. Bisogna fermarsi prima. Al primo accenno di violenza. Bisogna riconoscerlo e capire immediatamente quando sottrarsi al meccansimo malato. Non è facile. Se si è vissuta una vita difficile, provata, a fronte di umiliazioni continue, spesso si è portati a credere che si meriti quanto accade. Ma nessuno merita questo. Nessuno.

L’uomo, nel proprio Dna, è rimasto predatore. Ed è per questo che per combattere il fenomeno, visto che a livello percentuale, riguarda principalmente il sesso maschile, bisogna puntare sulle generazioni future. Sull’educazione dei bambini. Ci sono ragioni psicologiche, culturali, sociologiche, alla base del fenomeno. Ed è anche colpa di noi donne se molti uomini nascono e crescono convinti di poter disporre della vita di altri esseri umani. E di poterne fare ciò che vogliono. Sta a noi cambiare il futuro. E si puo’. Basta volerlo.

(con la collaborazione di Anna Maria Cecchini)

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