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Omicidio Mastropietro, Oseghale ed i suoi orrori: 55 pagine per descrivere il barbaro delitto di Macerata

mastropietro

di Elisa Cinquepalmi

MACERATA- Sono state rese note questa mattina, presso il Tribunale di Macerata, le motivazioni della sentenza a carico di Innocent Oseghale, il nigeriano che il 29 Maggio scorso è stato condannato all’ergastolo per aver violentato,  ucciso e depezzato la diciottenne romana Pamela Mastropietro.
Nel fascicolo, composto da 55 pagine, è stata colta l’essenza di un processo lungo e complesso. Ogni singolo elemento giustifica la condanna all’ergastolo nei confronti del nigeriano.


Pamela Mastropietro era una ragazza che soffriva di disturbo borderline.
In questo caso, Oseghale si è approfittato di lei. Un altro aspetto, che ha portato la Corte D’Assise a decidere per la condanna all’ergastolo, è costituito dalle numerose bugie dette dall’imputato durante il processo, come ad esempio quella inerente il rapporto sessuale consenziente che si è tenuto al sottopassaggio del parco di Fontescodella.
Grazie alle produzione del legale Andrea Marchiori, difensore del proprietario dell’appartamento di via Spalato 124, luogo in cui è avvenuto il barbaro omicidio, è stato riscontrato che il 30 gennaio 2018, in quell’area, si stava effettuando uno sgombero da parte delle forze dell’ordine.
Quindi come avrebbe fattto Oseghale a consumare un rapporto sessuale consenziente con Pamela Mastropietro nel sottopassaggio di Fontescodella, se la zona era visionata dalla polizia?

Dunque il nigeriano ha violentato Pamela, approfittando della sua situazione, per poi ucciderla con due coltellate inferte al fegato in due momenti differenti, come dimostrano le perizie condotte dai consulenti dell’accusa e della parte civile Mastropietro.
Quel giorno Innocent Oseghale, dopo aver violentato ed ucciso Pamela, in modo che la giovane non scappasse dall’abitazione per andare a denunciare l’accaduto alla polizia o ai carabinieri, ha continuato a svolgere la sua attività di spaccio.

Una volta a casa, infastidito dal forte odore emanato della vittima, ha dato inizio al processo di deprezzamento, dissanguamento e pulizia del cadavere con la candeggina.
La freddezza dimostratta dall’imputato mentre svolgeva questo macabro lavoro sul corpo della giovane Pamela, insieme a tutti gli altri elementi, ha spinto la Corte d’Assise a decretare l’ergastolo.
Da questo momento, gli avvocati che difendono Innocent Oseghale, Simone Matraxia e Umberto Gramenzi, hanno 45 giorni di tempo per ricorrere in appello, dopodiché sarà la cassazione a decidere quale sarà la sorte definitiva dell’imputato.

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