mercoledì, Dicembre 2, 2020
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A Gradara e Pesaro “Dürer e gli incisori tedeschi del Cinquecento”

Dürer

Gradara, Palazzo Rubini Vesin 30 novembre 2019 – 16 febbraio 2020

accompagnata dall’esposizione

Guardando Dürer: i libri, i collages e Luca di Leida

Pesaro, Biblioteca Oliveriana

2 dicembre 2019 – 16 febbraio 2020

a cura di Luca Baroni

Inquadramento storico – Massimo esponente dell’arte tedesca del Rinascimento, Albrecht Dürer (1471-1528) è stato uno dei più geniali e innovativi incisori europei. Le sue xilografie, bulini e acqueforti hanno segnato un punto di svolta nella storia delle arti grafiche, ispirando generazioni di allievi, emuli, collaboratori, amici e rivali. Tra questi, il bulinista Luca di Leida (1494 – 1533), suo amico e, per certi aspetti, rivale, è stato senz’altro la figura che più di ogni altra ha influenzato il suo modo di incidere, innescando una positiva rivalità già ricordata da Giorgio Vasari (“non volendo Alberto essere da Luca superato né in quantità né in bontà d’opere”). Portando l’arte dell’incisione a livelli di qualità e preziosità materiale mai raggiunti prima d’ora, Dürer contribuì a dare stimolo e sviluppo all’incisione, piegandola verso nuovi utilizzi come la propaganda politica, che giocò un ruolo importante nella diffusione della Riforma Protestante, e l’illustrazione libraria che, nel corso del secolo, avrebbe visto all’opera alcuni dei più grandi illustratori tedeschi come Hans Weiditz, Virgil Solis e Jost Amman. Contemporaneamente, in altre aree della terra tedesca, si facevano avanti nuove figure: Lucas Cranach il Vecchio (1472-1553), pittore e incisore di corte dei Duchi di Sassonia e intimo amico di Lutero; Heinrich Aldegrever (1502-c.1560), geniale bulinista vissuto al confine tra Germania e Fiandre e creatore di uno stile progetto scientifico della mostra grafico eclettico, che mescolava elementi italiani, tedeschi e fiamminghi; ma anche i cosiddetti Piccoli Maestri di Norimberga come i fratelli Bartel (1502-1540) e Sebald (1500-1550) Beham, Georg Pencz (c.1500- 1550) e Albrecht Altdorfer (c.1480-1538), passati alla storia per la minuzia e l’incredibile qualità dei loro intagli. Tali artisti dettero vita a uno dei più incredibili periodi della storia visiva europea, diffondendo grazie alla stampa le nuove invenzioni figurative del Rinascimento e trasformando l’arte da prerogativa di pochi privilegiati a oggetto di fruizione e apprezzamento individuale, estesa a tutti i livelli della società.

La mostra – L’opera degli incisori tedeschi del Cinquecento è da tempo amata e apprezzata dal pubblico italiano ed è stata oggetto di recenti e importanti mostre di approfondimento scientifico, concentrate sulle principali figure come Albrecht Dürer e Lucas Cranach.

GRADARA – La mostra di Palazzo Rubini Vesin si propone di presentare ad appassionati e curiosi un nuovo punto di vista sull’argomento: reinserire l’opera dei grandi maestri a confronto con quella dei loro allievi, emulatori e copisti, raccogliendo, sia per il numero delle opere (oltre 400) che per quello degli artisti rappresentati (oltre 50) la più completa esposizione di incisioni di maestri tedeschi mai tenuta in Italia. L’esposizione prende l’avvio (SALA 1) dall’opera dei maestri quattrocenteschi di Dürer, Michael Wolgemut e Martin Schongauer, mettendola a confronto con una delle primissime opere del maestro di Norimberga, l’illustrazione del poema di Sebastian Brandt Nave dei Folli. Il secondo ambiente (SALA 2) è invece dedicato ai grandi cicli di xilografie eseguiti da Dürer tra gli ultimi anni del XVI secolo e i primi di quello successivo: la celeberrima Apocalisse di San Giovanni, le serie della Vita della Vergine e della Piccola e Grande Passione (della quale sono presenti in mostra anche le copie coeve eseguite dal grande maestro italiano Marcantonio Raimondi. Segue (SALA 3, SALA 4) la presentazione, disposta in ordine cronologico, dei più celebri bulini di Dürer, dalla Melencolia I alla Nemesi o Grande Fortuna, passando per il piccolo gioiello della Piccola Passione su rame. La sala successiva (SALA 5) ci conduce invece nella Norimberga degli allievi ed emuli Dürer, i cosiddetti Piccoli progetto scientifico della mostra Maestri, ai quali viene affiancata l’opera dell’incisore e orafo di Soest Heinrich Aldegrever (Vizi e Virtù). Infine, le SALE 6, 7, 8 raccontano il lavoro dei maestri attivi in altri centri della Germania come la Sassonia (Lucas Cranach il Vecchio), Colonia, Monaco, la Prussia e le regioni del nord. L’ultimo ambiente (SALA 9) è dedicato alle copie che i maestri del Cinquecento traevano dall’opera di Dürer, testimoniando la devozione e l’attenzione che già i suoi contemporanei avevano per il suo lavoro. Alcune di queste, inoltre, sono esposte nel resto del percorso espositivo a fianco degli originali, dando modo al visitatore di riflettere sul concetto di copia e derivazione, ‘omaggio d’artista’ e – secondo una pratica che, per l’incisione, nasce proprio nel XVI secolo, falsificazione.

PESARO – L’esposizione gradarese è accompagnata da una tappa di confronto e approfondimento ospitata nella prestigiosa cornice della Sala dello Zodiaco dell’Ente Olivieri – Biblioteca Oliveriana di Pesaro. Qui sono raccolti alcuni degli esempi più alti della produzione incisoria di Luca di Leida, amico e rivale di Dürer che, dall’Olanda, costituì per il maestro tedesco un vero e proprio stimolo a un continuo miglioramento. A fianco di queste ultime è esposta un’inedita coppia di collages formati nel XVIII secolo riunendo una ventina di incisioni originali di Dürer: quello che oggi verrebbe considerato uno scempio costituiva, all’epoca, un nuovo e affascinante modo per avvicinarsi alle immagini. La coppia di collages è accompagnata da una serie di quattro grandi pseudocollages settecenteschi, anch’essi incisioni e provenienti dalle raccolte dell’Ente Oliveri, che testimoniano la passione settecentesca per il trompe l’oeil e il gioco metanarrativo dei materiali. Chiude il percorso espositivo una selezione di alcuni dei libri pubblicati e illustrati da Albrecht Dürer come quello, celeberrimo, delle Proporzioni e il piccolo volumetto della Piccola Passione su legno.

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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