venerdì, Settembre 18, 2020
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Religioni in Italia diverse: numeri alti e non solo tra gli stranieri

Nessuna proliferazione di sette, nessuna invasione islamica e una presenza del numero di cristiani non cattolici, molto più diffusa di quello che si pensava anni fa.

L’ultimo rapporto del Cesnur aggiornato al 27 novembre, spazza via molte delle idee artefatte sulle religioni in Italia, frutto più di una narrazione fantastica che reale e condizionate spesso, da posizioni politico/sociali.

Ma vediamo proprio i numeri forniti dallo studio. Se si considerano i 54.993.953 cittadini italiani – un dato che include quanti hanno acquisito la cittadinanza negli ultimi anni che possono essere stimati in 1.606.130, la percentuale di chi appartiene a minoranze religiose diversa da quella cattolica è del 3,6%, quasi il quadruplo del mitico uno per cento più volte infondatamente menzionato. La stima tradotta in numeri è di 1.999.400 cittadini italiani.

Come sono ripartiti i non cattolici? Secondo il rapporto le minoranze più rappresentate numericamente tra gli italiani sono quella musulmana con 417.900 membri, ovvero il 20,9% del totale e i Testimoni di Geova che con 409.100 residenti rappresentano il 20,5% dei non cattolici. Per i musulmani, più che un alto numero di conversioni si è verificato spesso, che chi era già musulmano, acquisendo la cittadinanza è diventato a tutti gli effetti italiano. In relazione ai Testimoni di Geova il rapporto afferma che “si tratta  certamente della maggiore realtà organizzata in modo unitario presente nel Paese dopo la Chiesa cattolica”. In questo caso il report precisa di non ritenere corretto contare solo i “proclamatori” ma anche i simpatizzanti e nello stesso tempo “di aver ponderato un dato leggermente inferiore a quello dei partecipanti annuali alla commemorazione della Cena del Signore – cui partecipano anche simpatizzanti –, tenendo conto nel contempo della presenza in Italia anche di altri piccoli gruppi diversi dai Testimoni di Geova, che derivano dallo stesso filone degli Studenti Biblici”. In un approfondimento sempre sulla stessa confessione, viene specificato “che Nel 2019 hanno assistito alla commemorazione annuale della Cena del Signore 414.595 persone (a livello mondiale i presenti sono stati 20.919.041)”.

I protestanti, sempre tra i cittadini italiani, sono il 19,2% (382.400) divisi a sua volta tra Pentecostali (250.000), protestanti “storici (72.000) e altre chiese. Vengono numericamente subito dopo gli ortodossi per un 16% (320.000), i Buddisti per un 10,3% (250.500) e altri gruppi minori fra i quali gli ebrei che rappresentano l’1,8% (36.500).

Che dire dei 5.255.503 stranieri residenti ma non cittadini italiani, pari all’8,7% della popolazione italiana? Secondo la stima del Dossier Statistico Immigrazione, i musulmani sono il gruppo più numeroso con il 33%. Poi gli ortodossi con il 29,3%, i cattolici con il 17,7, i protestanti con il 4,4% e altre denominazione cristiane per uno 0,8%. E’ evidente che sommando le religioni “cristiane” si arriva a oltre il 52% di stranieri. Il dato smentisce l’equiparazione tra l’arrivo degli stranieri e una possibile o temuta “invasione islamica”, sebbene questi ultimi, tra italiani e stranieri siano ormai 2 milioni e 150mila, pari a circa il 3,5% dell’intera popolazione italiana.

Sono molto basse, invece le percentuali delle altre fedi religiosi tra gli stranieri. Un dato relativo, in questo caso alla popolazione italiana nella sua interezza, indica che le minoranze non cattoliche sono ben il 10,1%.

Per quanto riguarda la questione “sette”, oltre alla difficoltà semantica dell’espressione, che il rapporto risolve usando l’espressione “nuove religioni” o “nuovi movimenti religiosi” si parla di una crescita di “sigle”, che però influiscono meno dell’1% sugli italiani.

Come si vede l’Italia è ormai un Paese, come altre nazioni europee, in forte trasformazione anche dal punto di vista del pluralismo religioso. Questo è dovuto solo in parte all’arrivo degli stranieri. Sono molti quelli che hanno abbracciato fedi diverse nel corso di questi ultimi decenni, come risultato di “un’offerta” più ampia e di una maggiore consapevolezza e autonomia nello scegliere il proprio credo.

Roberto Guidotti

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Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche

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