lunedì, Novembre 30, 2020
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Il gigante russo e la resistenza dei Testimoni di Geova

Diceva Nietzsche: “Chi vuole uccidere il suo nemico, consideri bene se proprio con ciò non lo renda, dentro di sé, eterno”. Gli imperatori romani che pensavano di schiacciare facilmente la fastidiosa “setta” dei cristiani nei primi decenni del secolo primo, non immaginavano che la persecuzione di semplici uomini o “gente rozza e ignorante” come li apostrofava Celso, generasse dei martiri che si moltiplicavano invece di sparire. Tertulliano qualche tempo dopo appropriatamente sentenziava: “sanguis martyrum, semen christianorum”.

Sicuramente è una possibilità che nemmeno i ministri, i giudici e altre autorità russe impegnate da alcuni anni ad angariare i testimoni di Geova e a fiaccarne la resistenza hanno preso considerazione. Il Golia russo, dal 2017 ha messo fuorilegge la confessione e scatenato una persecuzione a 360 gradi verso i suoi aderenti sia a livello fisico che sociale, in tutta la Federazione Russa, con processi e condanne che hanno raggiunto in alcuni casi i 7 anni di prigione. Se l’obiettivo era quello di eliminare la confessione o al limite di spaventarla e prosciugarla, il risultato è assolutamente deludente per i soloni russi.

Alle udienze nelle sale dei tribunali si presentano numerosi confratelli degli imputati che fanno sentire la loro presenza in modo per niente simbolico, pur essendo coscienti di essere fuorilegge nella Federazione. Tutti intenzionati a rincuorare i loro fratelli accusati. Ma è particolarmente interessante che sia i 42 già in prigione, che quelli che ancora sono sotto processo hanno mostrato una pervicacia a non mollare, che ha suscitato stupore tra gli osservatori e forse tra gli stessi giudici che emettono sentenze negative.

“Grazie alla mia persecuzione la mia fede è diventata ancora più forte” ha affermato nelle dichiarazioni finali al suo processo un testimone di nome Alexey Metzger prima che il tribunale di Perm lo multasse con 350mila euro. “La Bibbia dice che tutti coloro che vogliono vivere, mostrando devozione a Dio saranno perseguitati…Questo mi convince che sono sulla buon strada”. E a proposito delle accuse di estremismo Alexej ha chiosato: “Prima di diventare testimone di Geova bevevo, combattevo, fumavo e imprecavo. Con lo studio della Bibbia sono cambiato – ha spiegato Alexej – e da 25 anni non ho avuto più problemi con la legge. Che devo dire delle prove di estremismo verso di me?”

Un altro testimone condannato Sergej Skrynnikov ha dichiarato: “Non cedo alla disperazione. Da Kaliningrad a Sahalin e alle Isole Curili, da Arcangelo alla Crimea e Jalta, nelle famiglie, sui luoghi di lavoro, nelle prigioni, nei tribunali, nelle colonie penali, viene proclamato il nome del Sovrano universale, Geova Dio. Noi Testimoni di Geova non avremmo mai neanche sognato di riuscire a predicare in così tanti luoghi”.

L’imputato ha rievocato i tempi di Stalin, quando agli inizi degli anni ‘50 il dittatore fece esiliare migliaia di testimoni di Geova in Siberia. “Un esperto – ha ricordato Skrynnikov – che conosce la storia dei Testimoni di Geova nell’URSS ha espresso il concetto con queste parole: “Combattere contro i Testimoni di Geova è come soffiare su un dente di leone. Più forza metti nel soffiare, più semi volano e più lontano vanno””.

Lo avevano capito anche le SS nei lager nazisti. Separarono i testimoni di Geova prigionieri e li assegnarono in diverse baracche per sfibrarne la forza morale. Dovettero fare marcia indietro poco tempo dopo quando si resero conto che con il proselitismo altri prigionieri si convertivano alla fede dei testimoni di Geova. Idem per le testimone rinchiuse a Bunchewald e in altri campi. Insomma, dittatori come Hitler e Stalin non piegarono i testimoni di Geova nonostante la sproporzione delle forze in campo.

Ovviamente, la violenza dei blitz degli agenti armati come dei Rambo, che fanno sembrare visite di cortesia gli arresti del KGB del secolo scorso, per di più in casa di gente pacifica che non possiede nemmeno un fucile da caccia, è indubbiamente causa di sofferenza e nello stesso tempo un tentativo di spaventare le vittime. Mariti, figli o padri separati improvvisamente dalla famiglia o donne e uomini ultraottantenni o malati, portati in caserma spesso ammanettati e trattenuti, per poi essere processati con la solita accusa di estremismo, sono fonte di afflizione e inquietudine.

Eppure una cosa è certa: nessun testimone residente in Russia, sebbene rammaricato profondamente per quello che sta succedendo, ha intenzione di allentare la presa, convinto com’è di essere disprezzato e braccato perché appunto dalla parte del vero e del giusto, come il Signore Gesù. Tra l’altro le dettagliate informazioni sulla resistenza morale dei testimoni, rimbalzano in tutta la Russia e anche fuori, fornendo stimoli positivi ai loro correligionari.

Alcuni ricorsi sono arrivati ai maggiori organi giudiziari europei e persino un pachiderma come l’Onu si è mosso condannando alcune autorità locali per il trattamento disumano riservato ad alcuni dei credenti. Indirettamente e involontariamente i testimoni di Geova riescono a far parlare di loro e delle loro credenze in ambiti abbastanza lontani dalle considerazioni religiose.

E’ proprio vero, come diceva sempre Nietsche: “Se hai un nemico o lo elimini o altrimenti lo rafforzi”. Un risultato quest’ultimo, al momento pienamente raggiunto dai governati russi.

Foto tratta dal sito jw.org

Roberto Guidotti

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Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche

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