sabato, Novembre 28, 2020
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“Dai diritti dei carnefici al silenzio per le vittime”: quando lo Stato è assente

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COLORNO (PARMA) – Un convegno per parlare di vittime di delitti efferati. Un convegno per parlare di mafia e di chi la combatte, abbandonato dal sistema. Un convengo per discutere di violenza sulle donne e non solo. Venerdì 13 dicembre, presso la Venaria di Colorno, si è svolto l’evento a tutela delle vittime di violenza e delle loro famiglie, dal titolo “Dai diritti dei carnefici al silenzio per le vittime”. Titolo quantomai emblematico, su cui si è articolata l’intera conferenza, con lo scopo di trovare reali soluzioni atte a garantire certezza della pena e l’istituzione di un fondo governativo in grado di aiutare le famiglie delle vittime a sostenere le spese legali, in quanto ad ora sono costrette a sostenerle con i propri mezzi.

Il convegno è stato organizzato dall’Associazione Vittime Riunite d’Italia (Avri)

L’evento, organizzato dall’Associazione Vittime Riunite d’Italia (Avri) e patrocinato dal comune di Colorno, grazie alla proposta e alla partecipazione del gruppo Amo – Colorno), ha visto tra gli illustri relatori personalità tra cui l’avvocato Marco Valerio Verni, zio di Pamela Mastropietro e legale della famiglia. La 18enne romana, lo ricordiamo, è stata brutalmente stuprata, uccisa, disarticolata, depezzata, dissanguata per poi essere chiusa in due trolley e abbandonata nelle campagne di Pollenza il 30 gennaio 2018. Delitto, questo, a tutti gli effetti riconducibile ad un discorso di mafia nigeriana, stando a risultanze concrete ed oggettive. Verni ha voluto ricordare come la sofferenza e la morte di Pamela sia stata “screditata” da certa stampa, che ha sostenuto il suo essere “tossicodipendente o addirittura prostituta”. Come se se la fosse andata a cercare. Toccante l’intervento del legale, che, oltre a menzionare, passaggio dopo passaggio, la vicenda giudiziaria che ha visto come unico presunto responsabile dell’omicidio il nigeriano Innocent Oseghale, ha portato alla luce dettagli ed elementi che inducono verso un’unica e sola conclusione: il delitto Mastropietro non è un caso chiuso.

Nel corso dell’evento, a seguito dell’introduzione di Domenico Muollo, referente Avri Emilia, che ha ribadito la necessità di trattare questi argomenti al fine di tenere alta l’attenzione, hanno interloquito con il pubblico in sala, dopo i saluti dell’assessore dell’amministrazione comunale di Colorno, Ivano Zambelli, il presidente di Amo Colorno, Nicola Scillitani e la coordinatrice al sociale di Amo Colorno, Luisa Fiamma. Scillitani ha voluto ricordare, alla presenza della sorella Rosangela e della loro mamma, le cui lacrime hanno commosso il pubblico e i relatori, il terribile episodio di cronaca avvenuto a San Polo di Torrile, quando Filomena Cataldi venne brutalmente picchiata e uccisa da un vicino di casa, ad oggi assolto per totale incapacità d’intendere volere e detenuto in una Rems (residenza per le esecuzioni di sicurezza), chiedendo ai relatori di dare risposte a tutte queste famiglie massacrate dal dolore. Famiglie come quella Cataldi, che da sole stanno sostenendo tutte le spese legali e medico – psicologiche. Una beffa che si aggiunge all’incolmabile dolore per la perdita di una persona cara e amata alla follia.

Luisa Fiamma ha parlato di bullismo, altro grosso problema dell’attuale società, sostenendo l’importanza della formazione nelle scuole come possibile soluzione per arginare il fenomeno. Il presidente dell’Avri, Angelo Bertoglio, ha invece espresso la necessità di istituire un “garante delle vittime” ricordando che la priorità è lavorare per rivedere il sistema delle strutture alternative al carcere, come le Rems, che non dovrebbero ospitare soggetti ad alta pericolosità sociale e assassini.

La d.ssa Lucia Mosca, direttore del quotidiano on line La-Notizia.net ha moderato l’evento, ricordando come ormai troppo frequenti siano le ingiustizie della legge Italiana. Lucia Mosca è intervenuta, oltre che come moderatrice e direttore della propria testata giornalistica, come portavoce del Colonnello Sergio De Caprio, a tutti noto come il Capitano Ultimo. Un uomo che ha combattuto la mafia per il tutto il corso della propria vita e che si vede spesso abbandonato dalle istituzioni, con frequenti procedimenti di revoca della scorta e non solo. Le vittime, in Italia, sono infatti spesso proprio gli uomini dello Stato, che lottano per la legalità.

La Criminologa Manuela Marchetti, l’avvocato cassazionista Mario Pavone, e la psicologa e opinionista tv Francesca Cenci, hanno infine elargito al pubblico importanti spunti delle loro attività, sia a livello giuridico che psicologico, ricordando l’importanza di portare alla società il messaggio della sacralità del “corpo della donna” che non deve essere visto come oggetto, ma come fonte di vita.

Sono state inoltre ricordate le tante vittime, tra le forze dell’ordine, che hanno perso la vita cercando di proteggerci.

Uno stato dovrebbe difendere i propri servitori e i propri cittadini, non abbandonarli come purtroppo sempre più spesso avviene.

Un campanello d’allrme che non può che destare preoccupazione. Valeria Grasso (supertestimone contro il clan Madonia, a cui la scorta è stata tolta e poi riassegnata in seguito ad una apparizione televisiva), i magistrati applicati come consulenti della Commissione Parlamentare antimafia, a cui è stato recentemente ridotto il livello di protezione, il Capitano Ultimo. Supertestimoni, uomini al servizio dello Stato, rappresentanti di quella legge che dovrebbe essere applicata in modo corretto, ma che spesso non lo è. Casi eclatanti, che non possono non far riflettere. Per chi ha deciso di mettersi al servizio delle Istituzioni, di collaborare, di rischiare, la vita sembra farsi sempre più dura. Non si viene protetti da chi si cerca di proteggere.

Sembra che in Italia le vittime di violenza, che siano uomini o donne, le vittime della mafia, le vittime del sistema, i familiari delle vittime del sistema, siano destinati a non avere tutela nè protezione, che spesso si offre, in maniera paradossale, proprio agli autori di quei crimini efferati che generano dolore e morte.

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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