domenica, Novembre 28, 2021
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Bruno Squarcia : “Un cronista da marciapiede”. Una vita dedicata alla cronaca da Ascoli Piceno, passando per Roma, visitando Parigi

bruno

di Anna Maria Cecchini

Venticinque minuti – questa la durata del docufilm : “Bruno Squarcia, storie, notizie, indiscrezioni”, proiettato sabato all’Odeon di Ascoli Piceno – intensi, grondanti di vita, aneddoti, racconti, incontri di Brunetto, classe 1915, decano dei giornalisti marchigiani, secondo solo a sua padre, altro immenso giornalista, colonna portante della realtà della carta stampata, quando il foglio di giornale era prima di tutto letto, poi destinato ad altri usi.

Presente in sala Raffaele Vitali, giornalista del Resto del Carlino, autore del libro “Bruno Squarcia Cronista da marciapiede, un secolo di storia e giornalismo locale in trenta domande”, ed il sindaco Marco Fioravanti. Il documentario, voluto e realizzato dal giornalista Samuele Baccifava, coadiuvato dal film maker, il documentarista Alberto D’Agostino per “Marche in Video”, patrocinato dalla Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, ci restituisce, attraverso l’intervista a Bruno, uno spaccato dell’Italia del XX e XXI secolo, invitandoci a molte riflessioni sulla professione del giornalista e sui cambiamenti avvenuti a livello tecnologico, soprattutto circa le modalità di reperire le notizie e comunicarle.

Bruno si recava in piazza, spesso sorseggiava un’anisetta con la mosca, seduto ad un tavolo del Meletti, salutava tutti, e parlava con tutti, abitudini che, all’età di 104 anni, mantiene vive, perché sa che la notizia bisogna andarsela a cercare e che non esistono accadimenti minori. Ha l’occhio vigile e attento e la parlantina sciolta, fluida. Non fa il giornalista: lo è nel profondo. La professione gli scorre nel sangue ed è così ancora e sempre alla perenne ricerca di uno scoop, nel cuore l’Ascoli calcio, il fremito bianco-nero, testimone, come fu, dell’Ascoli di Cino del Duca.

Sul pezzo sempre, come quando scoprì Mina che durante una vacanza a San Benedetto del Tronto, aveva deciso di fare il bagno senza il reggiseno e per mesi non si parlò di altro, o quando nonostante la sua amicizia con Fausto Coppi, scrisse della laison con la Dama Bianca e fu scoop. Poi ancora l’incontro con Badoglio e tanti altri, tra cui l’artista Osvaldo Licini, sindaco allora di Monte Vidon Corrado, in passato in provincia di Ascoli Piceno, un comunista tutto di un pezzo, a cui fece un’intervista memorabile, che gli rivelò : “Togliatti dice che le mie opere valgono milioni e andrebbero esposte al Louvre”… “Aveva ragione il segretario del Pci: Licini era un genio”, ricorda Brunetto.

A 14 anni era già inviato e si occupava di sport, il primo articolo lo scrisse sul suo inseparabile taccuino, su una corsa ciclistica ad Acquasanta Terme, che dalla sua Ascoli dista 20 km. L’esordio grazie al padre al Giornale d’Italia, trascorse un periodo alla Gazzetta e al Messaggero ma si innamorò editorialmente del Tempo e del Resto del Carlino, nella cui redazione ascolana ancora oggi, talvolta fa capolino. Testimone di un’ Italia che non esiste più ma a cui forse vale la pena aggrapparsi per guardare al presente con ottimismo e trovare la forza per concretizzare i nostri progetti , con quello spirito che ci è proprio e che ci fa oggi come ieri consumare la suola delle scarpe, in cerca di una notizia e di persone da incontrare a cui fare 101 domande, guardandole dritto negli occhi, come piace a noi.

Cosa può turbare un uomo di 104 anni che non ha studiato in salotto gli accadimenti che hanno fatto la nostra storia ma che è stato parte attiva di essa, vivendoli tutti in prima persona? Nulla, o forse e magari lo potrebbe ammettere con un pizzico di stizza, il fatto che non sarà lui a dare notizia per primo di un evento che noi sappiamo non prossimo… la sua dipartita.

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