lunedì, Ottobre 18, 2021
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“La via dei Topi, sulle tracce dei nazisti in Argentina”: un libro di Emilio Barbarani

la via dei topi

“La via dei Topi, sulle tracce dei nazisti in Argentina”. Sono veramente poche le persone, siano essi studiosi o testimoni, scrittori o narratori, capaci di descrivere e parlare di certi argomenti con il dovuto distacco e la necessaria imparzialità. Sono l’essere umano ed il diritto alla vita che ancora una volta vengono fuori dal racconto, secondo ciò
che ha vissuto nella sua brillante ed affascinante carriera di Emilio Barbarani, Console Italiano prima di divenire Ambasciatore.

Ricordiamo la sua frase : “ La sola cosa da farsi di fronte ad un perseguitato politico, a un uomo che rischia la pelle per le sue idee, è di aiutarlo a porsi in salvo, anche se quelle idee non le condividi, anche se ciò comporta un rischio personale.” Questa frase ci aveva dato un forte indirizzo del suo modo di concepire la vita, nel suo precedente libro, “chi ha ucciso Lumi Videla?” facendo diventare, forse inconsapevolmente, missione ciò che
ha caratterizzato i suoi primi anni della carriera diplomatica al servizio dello Stato Italiano.

E, per chi credeva che la sua presenza in Cile in quel periodo particolarmente duro e pericoloso, quando era un giovane Console ed in uno dei suoi primi incarichi, come perfettamente descritto nel libro precedente, fosse una casualità, non può che ricredersi.
Leggendo questo appassionante suo nuovo libro, La via dei Topi, sulle tracce dei nazisti in Argentina, che descrive gli antefatti che lo videro costretto a trasferirsi in Cile, ci si rende conto di come certi valori e certi principi si posseggono, insieme al coraggio di affrontare con grande
umanità anche le difficoltà e le pericolosità che la vita ci pone innanzi.

Non è la descrizione della vita che può svolgere un diplomatico che tanti immaginano tra piacevoli e lussuosi ricevimenti, circondato da bellissime ed avvenenti signore, o un agente segreto che pur concedendosi certi piaceri, si diverte a primeggiare nel voler sconfiggere il presunto cattivo, come ci ha abituato il tradizionale scenario cinematografico.
E’ il racconto, ancora una volta di un lavoro, che diventa una missione, che lo vede coinvolto personalmente e anche negli affetti, che gli farà rischiare la vita portandolo a prendere delle decisioni importanti, per se e per gli altri, ma dove la paura di sbagliare, che pur esiste, non può lasciare spazio a dovere di portare a termine la missione che gli è stata affidata.

Molti dal titolo immagineranno conclusioni e verità assolute, specialmente in questo momento
storico dove alcuni politicanti vorrebbero riaccendere quella avversione contro il fascismo e
nazismo che oramai avendo fatto il suo tempo, è pura storia di ieri.
Ma è proprio della storia di ieri che bisogna conoscere i risvolti, senza negare ma approfondendo e
raccontando ciò che accadde, senza alterare la realtà ma inquadrando il periodo di riferimento.

E’ così che fa L’ambasciatore Barbarani, descrivendo con particolare puntualità il periodo storico che si attraversava, e le preoccupazioni ed i dubbi che allora vi erano e che immancabilmente son rimasti.
Ma con grande maestria, esprime al di fuori dal suo racconto la sua sensazione. Durante la presentazione del libro, alla domanda di un intervenuto: ma Hitler è morto a Berlino? Con grande saggezza rispondeva: se dovessi scommettere, punterei a scommettere sul fatto che
possa esser morto in Argentina. Le risposte piccate di chi non accettava questa possibilità di ipotesi storica, fanno capire di quanto
certi argomenti siano ancora dei pericolosi tabù.

Ma il libro è un’esplosione di emozioni e descrizioni di paesaggi che difficilmente si potranno visitare, ma che il lettore potrà fattivamente immaginare. Sono proprio le emozioni, forti ed intenze che differiscono dal libro precedente e che esaltano la bellezza di questo racconto. Chi ha letto il primo libro, non può che leggere anche questo, essendo l’antefatto del primo, ma chi si accinge a legger questo libro, inevitabilmente e per completezza di informazione, non può che leggere anche il primo.

Due momenti di vita appartenuti ad un uomo in un contesto storico particolare ed in località lontane dalla nostra Italia, dove ancora oggi la stabilità sembra essere un evento non facilmente raggiungibile. Certo i periodi storici di ieri sono diversi da quelli di oggi, ma… sia in quei luoghi, sia qui da noi tanti sono i punti che inducono alla riflessione che …. Ci portano a dire: forse è cambiato tanto, ma in fondo non è cambiato nulla.


Ettore Lembo

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