giovedì, 20 Febbraio, 2020
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Libia, sì all’embargo delle armi e alla soluzione politica

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Così, sulla Libia, Giuseppe Conte sul proprio profilo Facebook: “Lavoriamo per un efficace cessate il fuoco e per alimentare un processo politico in modo da rilanciare le funzioni del Consiglio presidenziale libico e del Governo libico per una stagione di riforme che riguardi il piano politico-istituzionale, economico, di sicurezza”.

L’Italia crede nella forza della diplomazia e della politica e ritiene inaccettabile la soluzione militare. Tutti dobbiamo condividere questo obiettivo a Berlino”.

I paesi che si sono interessati al caso Libia hanno concordato di non fornire ulteriore supporto militare alle parti in guerra nel paese fino a quando dura il cessate il fuoco.

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha annunciato al summit di pace di domenica a Berlino dopo circa quattro ore di colloqui:

“Abbiamo concordato un piano globale. Posso dire che tutti i partecipanti hanno lavorato insieme in modo costruttivo”.

“Siamo tutti d’accordo sul fatto che dovremmo rispettare l’embargo sulle armi e che l’embargo sulle armi dovrebbe essere controllato in maniera più decisa di quanto non sia stato fatto in passato”.

I leader delle parti in guerra della Libia e le potenze straniere si sono incontrati per discutere dei modi per porre fine al conflitto di lunga data nel paese nordafricano ricco di petrolio.

Il capo del governo di Tripoli, riconosciuto a livello internazionale, Fayez al-Sarraj, e il suo rivale, comandante militare rinnegato Khalifa Haftar, hanno partecipato al vertice sostenuto dalle Nazioni Unite nella capitale tedesca, il primo di questi eventi dal 2018.

“Per attuare le altre fasi del processo e della soluzione politica, la posizione aggressiva di Haftar deve finire”, ha detto Erdogan nei commenti trasmessi dalla televisione turca all’inizio di un incontro con il presidente russo Vladimir Putin.

Domenica, il presidente francese Emmanuel Macron si è scagliato contro gli schieramenti di truppe straniere nella Libia devastata dalla guerra, affermando che tale intervento deve servire solo a sedare il conflitto.

Esprimendo le sue “acute preoccupazioni per l’arrivo di combattenti siriani e stranieri nella città di Tripoli”, Macron ha affermato che “tutto questo deve finire”.

In sostanza, c’è l’accordo degli 11 Paesi coinvolti nella crisi della Libia, ma non c’è la firma dei due leader libici in guerra tra loro. Questo l’esito della Conferenza di Berlino, che si è chiusa dopo quattro ore di trattative. E’ arrivato il via libera alle conclusioni finali del summit, secondo la bozza circolata nelle ultime ore. Al tavolo riuniti tutti i Paesi Ue ed extra Ue che hanno dato il loro ok alla dichiarazione finale. Mancano, tuttavia, il premier del Governo di accordo nazionale di Tripoli Fayez al Sarraj e il generale Khalifa Haftar.

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994 al 2015 ha collaborato regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero, Il Resto del Carlino, La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Nel 2009 è direttore del quotidiano teramano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Ora direttore della testata giornalistica on line la-notizia.net

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