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27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2020 : la Giornata della Memoria per non dimenticare

la giornata

La Giornata della Memoria per non dimenticare: 75 anni fa, in questo giorno, i carri armati sovietici sfondarono i cancelli del campo di sterminio di Auschwitz. All’ingresso una frase “ARBEITH MACHT FREI”, che tradotta significa “IL LAVORO RENDE LIBERI”.
Un motto simbolo di campi di concentramento e ghetti in cui 15 milioni di persone, tra cui 6 milioni di ebrei, vennero uccisi.

Per i nazisti alla continua ricerca della razza perfetta, ovvero ariana, gli ebrei, così come i portatori di handicap, gli omosessuali e gli zingari erano di intralcio e dunque dovevano essere eliminati.
A loro non interessava che fossero uomini, donne, bambini o anziani: per le SS erano degli “STUCH”, cioè dei pezzi.
L’Olocausto rappresenta e incarna la crudeltà umana oltre ogni limite.

La Seconda Guerra Mondiale fu protagonista di un genocidio noto al popolo ebraico con il nome SHOAH, che resterà impresso nella storia dell’uomo e del Novecento, come anche rimarranno sempre impressi quei numeri marchiati sulla pelle dei deportati e i ricordi di chi è sopravvissuto a tale ferocia.

Tante le vittime, così come i deportati con le loro passioni, l’arte e la musica, che ad alcuni ha salvato la vita, in quanto catturava l’attenzione dei tedeschi, che sfruttavano le loro doti e al tempo stesso ritardavano loro l’appuntamento con la famosa doccia, ovvero la camera a gas.

In quel periodo, oggi raccontato da libri, documentari, film ed altro, si viveva nel terrore puro e a sentirlo in modo più forte erano coloro che scappavano dai nazisti e si nascondevano per non essere deportati, come Anna Frank e la sua famiglia.

Tra le pagine del suo diario, noto a tutti come “Il diario di Anna Frank” vengono descritti quei momenti in cui lei e i suoi familiari lasciano Francoforte per andare ad Amsterdam come se fossero clandestini, fino a quando purtroppo le SS non li hanno trovati, arrestati e condotti nei campi di concentramento. Da quel luogo di sterminio si salverà solo il padre.

La giovane Anna morirà di tifo nel marzo 1945 presso il campo di concentramento di Bergen- Belsen. Ma il ricordo di quei tragici momenti resterà sempre vivo negli occhi di chi è sopravvissuto, come in quelli della scrittrice, poetessa e giornalista ungherese, Edith Bruck, che il 24 ottobre scorso è arrivata a Macerata per ricevere la laurea honoris causa in Filologia classica e moderna.
( https://www.google.com/amp/s/www.la-notizia.net/2019/10/25/edith-bruck-donna-povera-ebrea-troppo-davvero-troppo-per-una-vita-sola/amp/ ).

La scrittrice, testimone della SHOAH, ha raccontato la paura e  l’orrore che si viveva all’interno dei campi di concentramento e in uno dei suoi componimenti scrive “Nascere per caso, nascere donna, nascere povera, nascere ebrea è troppo in una sola vita”.
Come sono state troppe le torture, le umiliazioni, gli esperimenti condotti in particolare sui bambini (meglio se gemelli omozigoti), le urla, la paura, le violenze e le vite spezzate di persone, esseri umani innocenti, che avevano il diritto di vivere e di perseguire i propri sogni.
L’Olocausto, come ogni anno ricorda il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ci deve far riflettere e sopprimere il razzismo, affinché non accadano più simili genocidi.

Elisa Cinquepalmi

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