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“Lodz – lo sguardo tragico degli innocenti”, applausi per la saggista maceratese Letizia Evangelisti

lodz

MACERATA – Successo e applausi per la docente, studiosa maceratese Letizia Evangelisti, che giovedì 30 gennaio alle ore 17:00 ha presentato il suo nuovo libro,  “Lodz – lo sguardo tragico degli innocenti”.
L’autrice, laureata in filosofia e lettere moderne, attraverso il suo lavoro ha conquistato il folto pubblico, composto anche da giovani, presente nella Sala Castiglioni della Biblioteca Mozzi Borgetti.

L’evento, nato in occasione della Giornata della Memoria, è stato organizzato dal Soroptmist International di Macerata e dall’Accademia Georgica di Treia. In sala anche l’attuale Principe dell’Accademia dei Catenati, Angiola Maria Napolioni e Nazareno Gaspari, altro rappresentante di detta Accademia.

La scrittrice Letizia Evangelisti durante la presentazione del suo ultimo saggio “Lodz – lo sguardo tragico degli innocenti 

La saggista Letizia Evangelisti, nota per il volume “Auschwitz e il New Humanism- il canto di Ulisse vittime della ferocia nazista”, con il quale ha vinto il Premio Mario Soldati 2010 per la critica, dopo molti viaggi nei luoghi della repressione nazista, ha voluto con nuovo libro riportare un cono di luce sui fanciulli del ghetto di Lodz, presentando le produzioni grafiche di disegni e “Laurek”, ovvero i biglietti augurali composti dai bambini per ingentilire Chaim Rumkowski, grande industriale e leader del ghetto di Lodz che considerava gli ebrei come suoi.

Una popolazione di 220.000 persone rinchiuse in uno spazio di 4 km.
Uomini, donne e bambini costretti a lavorare più di 12 ore al giorno e alla fame. Una condizione raccapricciante, che nonostante la scuola all’interno del ghetto e le foto a colori in cui veniva richiesto ai bambini di mettersi in posa sorridenti e felici, ha privato l’essere umano della propria identità e libertà.

Il cibo scarseggiava mentre le malattie erano sempre in continuo aumento.
Tifo, polmonite, influenza, difterite, tubercolosi,scabbia erano all’ordine del giorno ed il contagio era facilitato dalla malnutrizione e dalla mancanza di igiene.
Re Chaim, chiamato nonnino dai bambini del ghetto, convinceva i “suoi ebrei” a lavorare molte ore al giorno senza sosta per evitare la deportazione nei campi di sterminio e la loro eliminazione. Inoltre, il “dittatore del ghetto” Rumkowski arrivò a creare francobolli e monete con la sua effigie, ma l’evento scioccante e macabro fu il suo discorso “Datemi i vostri figli”.

Letizia Evangelisti con le socie del Soroptimist International di Macerata

Era il 4 settembre 1942, quando Chaim Rumkowski pronunciò le seguenti parole : ” Un colpo grave ha colpito il ghetto. Essi ci chiedono di abbandonare la parte migliore che possediamo. I bambini e gli anziani. Io ero indegno di avere un figlio tutto mio, così ho dato gli anni migliori della mia vita ai bambini. Ho vissuto e respirato con i bambini, non avrei mai immaginato che sarei stato costretto ad offrire questo sacrificio sull’altare con le mie mani. Nella vecchiaia devo allungare le mani e pregare: Fratelli e sorelle! Datemi i vostri figli!” Rumkowski consegnò alla morte gli anziani, i malati e i bambini di età compresa fra 1 e 9 anni.

Dopo aver letto questo discorso, che rappresenta un pugno allo stomaco per l’umanità, l’attenzione dell’autrice Evangelisti si concentra su i disegni e laurek dei bambini che in seguito furono recuperati nel ghetto di Lodz.
Attraverso la sua sensibilità ed empatia, analizza 72 opere.

La saggista nel suo libro ricorda le parole dello psicologo e pedagogista svizzero Édouard  Claparéde, che nel 1913 scrisse “Le dessin d’un enfant c’est un peu de son âme” ( il disegno di un fanciullo rappresenta un po’ della sua anima), infatti i bambini del ghetto di Lodz hanno lasciato la prova testimoniale della loro esistenza. I tratti decisi e marcati sul foglio rappresentano lo stato d’animo dei fanciulli.

Emotività, equilibrio, speranza di sopravvivere, paura, rabbia e riflessione sono associati ai colori, quali rosso, viola, verde, nero e blu.
Come tutti i bambini anche gli autori dei disegni avevano i loro sogni ed immaginavano il futuro, un domani che non gli è stato concesso di vivere, perché qualcuno aveva già deciso la loro sorte.
Per questo, la saggista Letizia Evangelisti ha visionato con cura le opere, soffermandosi sulle profonde marcature impresse con precisione nelle firme dei bambini che sui fogli ribadiscono il valore della loro individualità, calpestata e violata all’interno del ghetto di Lodz. In alcuni disegni sono raffigurati fiori, foglie, animali, vestiti e sguardi, dove si percepisce la sensibilità dei fanciulli, la loro voglia di concretizzare i sogni e lo stato d’animo. Evidente anche il forte condizionamento del Reich: in più opere troviamo il richiamo della svastica.

L’autrice maceratese attraverso il suo libro invita l’autore a riflettere e non dimenticare, per questo con i disegni illumina i tanti bambini vittime della ferocia nazista, ricordando i loro nomi come Renia Forgenblat, giovane sensibile, estrosa e gentile. Genia Orbach, una ragazzina impegnata nello studio con la forte passione per le lingue che visse la drammatica esperienza della ghettizzazione e della deportazione ad Auschwitz, Bergen-Belsen e Zalewedel. Hela Rozenwaser, timida ed insicura, le cui notizie si perdono dopo la permanenza nella scuola del ghetto tra il 1940 e il 1942, probabilmente per motivi infausti. Sura Lieberman, l’allieva che si era rivolta con affetto al capo del ghetto Chaim Rumkowski, trattandolo come un parente a cui dedicare rispetto e devozione.

La saggista insieme ai rappresentanti dell’ Accademia Georgica e dell’Accademia dei Catenati

Frania ed Henia Grachniak, i due bambini che avevano dichiarato il loro bene al “nonnino” Rumkowski in un laurek scritto durante la loro attività scolastica, dove si metteva in luce l’influenza psicologica del capo degli ebrei. Lusia Rejchman, fanciulla creativa, entusiasta, volenterosa, aperta agli altri, dai sentimenti puri,come rivela il bigliettino augurale con poesia dedicato sempre al presidente del ghetto. È importante ricordare anche 
Ita e Sura Kaczka e Hanna Sochaczeska che attraverso il loro laurek hanno mostrato la propria capacità inventiva. Fryde, un bambino dal carattere sicuro, concreto e razionale che purtroppo morì nel lager di Auschwitz.
A.Sendacz che con i suoi tratti decisi ci ha rivelato la sua propensione al senso pratico.

S. Brzeganzki che nel suo disegno ha espresso la tendenza all’oggettività, nonostante alcune incertezze formali. E. Mazurkiewicz che ha saputo organizzare lo spazio del foglio, palesando le sue doti logico matematiche.
Ch. Anze che con la sua precisione nel disegno ha manifestato le potenzialità interiori legate al mondo concreto e razionale, grazie all’uso di un tratto abbastanza deciso e sicuro.  Bandus Nachum che nel suo “segno” ha lasciato una testimonianza del proprio entusiasmo, della sensibilità e delle sue capacità intellettive, accompagnati dalla disponibilità verso gli altri, che sono stati cancellati con la sua morte nel 1942.

Purtroppo ancora oggi, in varie parti del mondo esistono forme di oppressione psico fisica da cui l’umanità si deve salvaguardare.
L’ odio di Hitler che ha caratterizzato la Seconda Guerra Mondiale, uccidendo milioni di persone, ebrei, rom, omosessuali, gente diversamente abile e coloro che avevano differenti pensieri politici.

Nel Talmud, uno dei testi sacri dell’ebraismo è presente una citazione, “Chi salva una vita, salva il mondo intero”. Questa frase ci fa riflettere sul libro “Lodz- lo sguardo degli innocenti” scritto dalla docente Letizia Evangelisti, che attraverso il suo importante lavoro ha recuperato  tracce dell’esistenza umana, al tempo spazzata via.
I nazisti trattavano i deportati come “Stuck”, ovvero come pezzi da sfruttare, umiliare ed eliminare.

È importante ricordare tali fatti storici, perché la memoria sarà sempre l’unica corazza in grado di proteggere la spiritualità di ogni singolo individuo e di tutelarlo da simili tragedie che hanno segnato in modo indelebile la storia dell’uomo.

Elisa Cinquepalmi

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