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18 Febbraio, i “Granatieri di Sardegna” onorano dal 1776 il loro Benefattore

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ROMA – I “Granatieri di Sardegna” onorano dal 1776 il loro Benefattore. Si è svolta il 18 Febbraio presso la Basilica di Santa Maria degli Angeli in Roma la commemorazione alle solenni onoranze funebri in onore e suffragio di Don Alberto Genovese Duca di san Pietro e benefattore dello storico corpo del “ Granatieri di Sardegna”.

Ad officiare la storica d importantissima commemorazione il Reverendissimo Monsignore Angelo Frigerio, Vicario Generale Militare dell’Ordinariato Militare per l’Italia. Una tradizione che viene Onorata ininterrottamente dai Reggimenti “Granatieri di Sardegna” in armi assolvendo così al proprio obbligo di fedeltà sancito dal 1776.
Nel 1744 Don Berardino Antonio Genovese, Duca di san Pietro, patrizio sardo, levò a sue spese in Cagliari il “ Reggimento di Sardegna” divenuto nel 1850 “Cacciatori di Sardegna”. Nel 1776 il figlio, Don Alberto Genovese, donò al Reggimento 120.000 lire vecchie di Piemonte, fissandone il loro uso, che prevedeva tra l’altro di celebrarne il suffragio in sua memoria nel giorno dell’anniversario della sua morte.

Una tradizione che si rinnova quindi ogni anno da oltre tre secoli e mezzo e che, oltre a commemorare il Duca, include anche tutti i caduti nell’adempimento del loro dovere e che si fregiano del distintivo dei Bianchi Alamari. Una commemorazione solenne che ha visto la presenza sentita ed appassionata di tutti gli appartenenti alla Brigata dei Granatieri di Sardegna, dal Granatiere semplice al Granatiere Generale con il massimo grado, tutti perfettamente uniti da uno spirito di corpo e di appartenenza a questa Storica Brigata.

Con lo stesso spirito erano presenti i tantissimi non più in servizio attivo, e quelli a riposo accompagnati da parenti ed amici cui hanno voluto regalare emozioni uniche. Assenti fisicamente ma certamente presenti con il cuore coloro i quali sono attualmente impegnati in scenari lontani dall’Italia, come coloro che sono in missione in Libano.

Da evidenziare anche che i Granatieri di Sardegna risultano essere il più antico Reggimento d’Europa, nonostante in quel tempo l’Italia fosse ben lungi da essere una nazione – lo divenne poi nel 1861 senza la città di Roma, fino a che, nel 1870, dopo la breccia di Porta Pia, sipermise a Roma di diventare Italiana.


Significativo il voler rinnovare ogni anno l’impegno preso più di tre secoli e mezzo fa ed onorarlo con la solennità che solo chi è educato a questi reali valori sa onorare. Toccante ciò che si legge nel libro distribuito in concomitanza a quello inerente la celebrazione eucaristica dell’edizione 2020 che in terza pagina riporta: “Esiste una profonda bellezza nel culto delle memorie, nel culto del passato! Passato che risorge grazie alla forza delle tradizioni che rende perenne quel culto che esprime alla vita sociale una continuità infrangibile dettando nei singoli quella norma spirituale che ispira loro azioni, e che si presenta più viva e gagliarda la dove le tradizioni sono sintetizzate nel dovere: nelle Forze Armate.”

Parole che sembrano andare in senso opposto a quello che il ritmo frenetico e di oggi sembrerebbe imporci e che invece ci devono indurre a riflettere e ricordarci che non può esserci futuro senza il passato e che quindi va onorato e rispettato. Il custodire le tradizioni ci unisce e ci accomuna, ci fa sentire parte integrante della stessa comunità e ci rinnova la volontà e la voglia di esserci.


Peccato che queste commemorazioni non coinvolgano anche i giovani e gli studenti, oggi troppo distratti da ritmi che vorrebbero proiettarli in un futuro non ben definito proprio perché spesso non si conosce da dove si proviene.

Qui, invece in poche battute, si percepisce visivamente, grazie anche alle divise d’epoca indossate dagli stessi soldati per l’occasione e nella piena osservanza della tradizione, e mentalmente respirando quella giusta solennità condivisa da tutti, da dove si proviene e verso dove si vuole
andare. Il rispetto, la fedeltà e l’appartenenza al proprio Corpo d’Arma affinché si possa meglio servire la propria Patria.


Ettore Lembo

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