domenica, Gennaio 23, 2022
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L’importanza delle parole giuste quando si descrivono gli “altri”

“Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!” gridava Nanni Moretti sul bordo della piscina in una famosa scena del film Palombella Rossa. E anche i termini, visto che nel linguaggio settoriale hanno significati precisi.

Se ne sono accorti gli esperti sanitari e i divulgatori dell’informazione, nella drammatica vicenda del coronavirus quando pochi giorni dopo la diffusione del contagio, hanno spiegato che “positivo” non significa necessariamente “malato grave” o in pericolo di vita e che chi risulta tale, deve poi essere “confermato” da un’analisi di laboratorio approfondita.

Di recente l’Enciclopedia online De Agostini alla voce “Testimoni di Geova” ha eliminato nella definizione il termine “setta” in quanto evidentemente discriminante e ambiguo, sostituendolo semplicemente con “confessione religiosa”.

Alla dottrina dei Testimoni di Geova – secondo l’Enciclopedia – viene riconosciuta “una convinta neutralità politica, alti valori morali e un contributo determinante al riconoscimento dell’obiezione di coscienza in molti paesi del mondo”. Non è un fatto di poco conto visto che la “definizione” abbraccia per cosi dire, decine di migliaia di cittadini italiani e stranieri residenti nel nostro Paese.

La confessione dei Testimoni di Geova, la seconda tra quelle cristiane in Italia numericamente, non è il risultato di una scisma religioso (fatto negativo o positivo a seconda delle angolazioni), ma l’aggregazione volontaria di donne e uomini provenienti da diversi contesti culturali e sociali. Si tratta tra l’altro, di una confessione che ha ricevuto il riconoscimento giuridico dallo Stato Italiano il 31 ottobre 1986.

A proposito del lemma sostituito nel testo della descrizione nell’enciclopedia, la dottoressa Raffaella Di Marzio direttrice del Centro Studi sulla Libertà di Religione Credo e Coscienza afferma: “Ritengo particolarmente importante e significativo il fatto che non venga più utilizzato il termine “setta” per indicare la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova che in effetti è una confessione religiosa. Il termine “setta” – prosegue la Di Marzio –  è peraltro inadatto a definire qualsivoglia confessione religiosa  o gruppo spirituale perché ormai in uso solo come stigma discriminatorio e criminalizzante. Come tale è stato ed è fortemente sconsigliato anche da importanti istituzioni nazionali e internazionali”.

Anche Massimo Introvigne e Pier luigi Zoccatelli del Cesnur nella loro recente indagine “Le Religioni in Italia”, rifiutano di usare in generale “il concetto di “setta”, che è ambiguo, impreciso e si presta facilmente a un uso valutativo e discriminatorio”.

In passato era normale utilizzare l’espressione “negro”. Ora l’uso del termine è desueto e risulta offensivo. I cambiamenti che avvengono nel tempo in ambito linguistico più che conformarsi al cosiddetto “politicamente corretto” sono probabilmente il segno di un maggiore riguardo verso gli altri in generale e di rispetto per il modo in cui i diretti interessati debbono e spesso vogliono essere chiamati.

In un contesto sociale dove educatori e sociologi temono per l’asticella sempre più alta della conflittualità, avversione e trivialità nel confronto dialettico, usare un lessico non pregiudizievole e nocivo verso i “diversi” da noi, è un modo per smorzare tensioni e favorire una più serena convivenza civile.

Qualcuno ha paragonato le parole a proiettili, se usate male. “Con le parole, un uomo può rendere felice o spingere alla disperazione” sentenziava Sigmund Freud. Ricordarlo, ogni qualvolta si espongono le peculiarità di persone o gruppi di persone è essenziale per tutti.

Roberto Guidotti

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