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Da “La vita di Carlo Magno” di Eginardo, a cura di Valerio Marucci, Faville 39

carlo magno

CARLO MAGNO – Da “La vita di Carlo Magno” di Eginardo, a cura di Valerio Marucci, Faville 39, Salerno Editrice Roma, 2006.

Eginardo ha raccontato la storia di tutte le guerre di Carlo Magno, ed ora ne illustra gli effetti:

Queste sono le guerre che un potentissimo re condusse con eccezionale saggezza e buona fortuna per 47 anni, per tanti anni che aveva regnato, in diverse parti del mondo. Per mezzo di queste ampliò il regno dei Franchi, che aveva preso dopo il padre Pipino, certamente grande e forte, in modo tale che lo rese quasi il doppio.

Infatti – continua Eginardo – prima il regno non era più grande di quello della parte della  Gallia che giace tra il Reno, la Loira, l’oceano e il mare Balearico, e la parte di Germania che sta fra la Sassonia e il Danubio, il Reno e il fiume Saal, che divide Turingi e Sorabi, dove abitano i Franchi che si dicono Orientali, e oltre a queste terre gli Alamanni e i Bavaresi rispondevano all’autorità del regno dei Franchi. Carlo aggiunse l’Aquitania e la Guascogna, tutti i Pirenei fino all’Ebro, tutta l’Italia da Aosta fino alla Calabria inferiore. Poi la Sassonia, che non è piccola parte della Germania, le due Pannonie e la Dacia, posta sull’altra riva del Danubio, l’Istria, la Libernia e la Dalmazia, eccetto le città marinare, che Carlo concesse all’Imperatore di Costantinopoli per il patto d’amicizia stabilito con lui. Infine aggiunse i territori di tutte le popolazioni barbare e feroci che abitano la Germania fra il Reno, la Vistola, il Danubio e l’oceano, abbastanza simili di lingua, ma di costumi e comportamenti assai dissimili, che domò così da renderle sue tributarie; tra le quali le più importanti sono i Welatabi, i Sorabi, gli Abodriti, i Boemi, con i quali fu in conflitto; le altre, in numero assai più grande, le accolse in dedizione.

Descritte le nuove conquiste che ampliarono il Regno, Eginardo menziona alcuni re e popoli unitisi a Carlo in amicizia: Adefonso, re di Galizia e Asturie, il re degli Scozzesi che si proclamava suo suddito, il re dei Persiani Aaron, padrone di quasi tutto l’oriente eccettuata l’India, che preponeva la grazia dell’amicizia di Carlo a quella di tutti i re e principi della terra; e infine gli imperatori di Costantinopoli Niceforo, Michele e Leone, con i quali stabilì un patto saldissimo malgrado il titolo assunto da Carlo l’anno 800 di Imperatore dei Romani: e ciò a onta della tradizione, per la quale la potenza dei Franchi era sempre stata sospetta per i Romani e i Greci. Di qui, ricorda Eginardo, quel famoso proverbio greco: hai un amico Franco, non averlo vicino.

Ma pure occupandosi dell’ampliamento del regno Carlo dette inizio a molte opere, e tra le più importanti la Basilica della Santa Madre ad Aquisgrana, il ponte su Reno a Magonza lungo cinquecento passi, il palazzo di Ingelhein vicino Magonza e un altro a Nimega sul fiume Waal; e ordinò un censimento delle chiese rovinate dal tempo site nel suo regno.

Organizzò anche una flotta contro i Normanni che devastavano in continuazione le spiagge galliche e germaniche, e protesse tutti gli sbocchi dei fiumi, anche in Italia contro i Mori, costruendovi posti di guardia e di osservazione.

Tale fu Carlo – conclude Eginardo – nel proteggere, ampliare e insieme abbellire il regno.

Di qui in poi comincerò a parlare delle doti del suo animo, della sua eccezionale costanza sia nelle vicende prospere che in quelle avverse, e di tutte le altre virtù che riguardano la sua vita intima e familiare.

Continua

NOTA: Eginardo menzionando gli imperatori di Costantinopoli non nomina Irene, moglie di Leone IV il Cazaro che, morto il marito, regnò fino all’802 prima come reggente in nome del figlio Costantino VI, poi come imperatrice. Irene, che nell’897 aveva fatto uccidere il figlio per essere unica al trono, regnava dunque nell’anno 800 quando Carlo fu incoronato in San Pietro Imperatore dei Romani. Tale nuova dignità di Carlo esautorava nominalmente l’impero d’oriente da tutti i territori che componevano l’impero d’occidente, e suscitò gravi problemi di potere, i quali vennero affrontati soprattutto in via diplomatica, non volendo né re Carlo né Irene (e i suoi successori) entrare in un conflitto armato. Per una riunione dei due imperi si ipotizzò anche un matrimonio tra Carlo e Irene ma, a parte le difficoltà politiche e culturali che la soluzione poneva, la deposizione di Irene nell’802 da parte di Niceforo pose fine a tali considerazioni. Per approfondire in senso storico l’argomento, e sull’impatto che ebbe sul papato, può essere consultato il Gregorovius, e per una visione romanzata, ma aderente al filo storico, si rimanda al libro Carlo Magno, di Gianni Granzotto.

Noi, per quanto riguarda la vita di Carlo ci atterremo strettamente alla storia di Eginardo con qualche commento.

Luciano Magnalbò

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