domenica, Ottobre 24, 2021
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Il Coronavirus e i quattro cavalieri dell’Apocalisse

Sono in diversi in queste settimane tra religiosi, storici e scrittori ad aver rievocato la terribile cavalcata descritta nel libro biblico dell’Apocalisse nel capitolo sei. Quando l’Agnello apre il settimo sigillo escono fuori a spron battuti quattro cavalieri su cavalli bianco, rosso, nero e quello pallido. Quest’ultimo è associato alle epidemie che seminano morte, visto che la tomba o gli inferi seguono a distanza ravvicinata. “Fu data loro parte sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, la peste e con le fiere della terra”. (Apocalisse 6,8 Cei)

Peste, fame et bello…libera nos Domini. Nei tempi passati la liturgia religiosa prevedeva che si pregasse per scongiurare la terribile sequenza, il trittico di morte, causato da guerra, carestia e malattie. Gli eserciti uccidevano, saccheggiavano, violentavano. Dopo il loro passaggio le derrate alimentari esaurite, i campi incolti e abbandonati, la carenza di scambi commerciali aggiungevano altra sofferenza e morte. E poi arrivava l’epidemia, su persone già debilitate fisicamente. Forse il “virus” era già in circolo e i soldati erano gli untori consapevoli o meno. Le condizione igieniche peggiorate e il movimento dei contagiati, in frangenti di grande disordine sociale, favorivano il diffondersi della peste, sia quella bubbonica, polmonare o setticemica, infettando e causando ulteriormente malattie e morte. Poi come reazione alla drammaticità delle vicissitudini, di sovente deflagravano pregiudizio, paura, ignoranza e superstizione che davano vita a leggende sugli untori, le streghe gli “avvelenatori di pozzi” connettendo odio e intolleranza e morte a situazione già di per sé tremende.

Le ondate di peste, molto diverse tra loro, hanno imperversato in molte fasi dell’umanità e in posti diversi con il loro carico di distruzione. Di colpo Boccaccio e Manzoni sono tornati in auge con le narrazioni sulle “pesti” dei loro tempi. In tanti hanno visto nella propria circostanza temporale il cavaliere pallido mietere con la falce le vite umane.

Paradossalmente il caso Covid -19 esula da una causa antecedente come la guerra, anche se il linguaggio a proposito del Coronavirus da parte dei mass media e degli esperti si è allineato a quello bellico, con espressioni come “combattere”, “vincere la nostra battaglia”, “nemico non sconfitto” ecc…

Eppure stavolta il Covid -19 si diceva, non è conseguente a una guerra, nonostante le guerre si fanno tuttora nel mondo, come dimostra il caso tragico della Siria. “E’ un virus arrivato in prima classe e non su qualche barcone di disperati” è il commento amaramente ironico di alcuni. Una pandemia che si è installata nel cuore dell’Europa progredita scientificamente e nientemeno nella più grande potenza del mondo, quella americana, che annaspa per fronteggiare la situazione e parare i colpi mortali.

Indubbiamente, mentre viviamo in diretta la pandemia, osserviamo scenari che hanno in effetti qualcosa, che se anche se non volessimo definire “apocalittici”, sono comunque sconvolgenti. Un milione e mezzo di contagiati, oltre centotrenta mila morti e centinaia di migliaia di ricoverati negli ospedali in condizioni gravi. E non è finita purtroppo. Non possiamo ancora decifrare la piega futura degli avvenimenti. Si teme, che il virus possa prendere piede in Africa dove in questo caso le condizioni socio-economiche non sono quelle dei Paesi occidentali.

In un rovescio della concatenazione temporale di uscita dei cavalieri della visione del vegliardo Giovanni, in questo caso è la crisi economica (grave) a seguire la pandemia; e non si è in grado di quantificare quanto peserà su miliardi di persone e quali effetti collaterali innescherà a livello politico/sociale.

Dicevamo, nel corso della storia ci sono stati altri rimandi ai Cavalieri dell’Apocalisse con interpretazioni locali o pertinenti al periodo.

Una delle più interessanti è quello dello scrittore spagnolo, di adozione francese, Blasco Ibanez. Testimone diretto della carneficina della Grande Guerra, profondamente turbato dall’ecatombe di giovani vite e di immani distruzioni scrisse di getto il suo capolavoro letterario “I quattro cavalieri dell’Apocalisse” nel 1915 a Parigi, mentre i tedeschi avanzavano. In seguito il romanzo, sarebbe stato portato sugli schermi con grande successo.

Uno dei protagonisti del romanzo, un russo di nome Thernoff descrive ai suoi due interlocutori tra i quali lo stesso autore implicito, il momento coevo della Guerra Mondiale alla visione di Giovanni.

“E’ la cavalcata furiosa dei quattro cavalieri passava come una immensa folla umana. Mostruosi, orribili e deformi volteggiavano a spirale come una razzia, come una scorta ripugnante… – narra il personaggio -Tutta l’umanità fugge in tutte le direzioni sentendo il galoppo della Peste, della Guerra, della Fame e della Morte… Il quadruplice flagello precipitava travolgeva con impeto travolgente sulle fantastiche cavalcature annientando l’umanità pazza di terrore”.

In effetti dopo la Prima Guerra Mondiale con il suo lascito di 16 milioni di vittime, seguì immediatamente la pandemia chiamata “influenza spagnola” che lascio sul campo altri 20 milioni di morti. Poi il Nazismo, il Fascismo, la seconda Guerra Mondiale, la bomba atomica, le altre guerre, la fame nel modo e tanto altro per arrivare alla fine del XX secolo, riassunto in un bilancio storico da alcuni studiosi, non a caso, come “il secolo di Satana”. Il XXI iniziato convenzionalmente con l’11 settembre 2001, non offre garanzie migliori come è evidente da quello che è accaduto in questi 20 anni.

Curiosamente tra i teologi, mistici e studiosi e altri impegnati a proporre esegesi escatologiche del brano di Giovanni, in pochi hanno sottolineato che il primo “cavaliere bianco è uscito con un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora” (Apocalisse 6,2 Cei). Se il cavaliere sul cavallo candido, come tradizionalmente interpretato è Cristo che avanza, allora qualche speranza forse esiste, almeno per chi crede. La vittoria sul Male non è ancora compiuta, però deve arrivare come è promesso implicitamente nella visione.

A prescindere da cure, vaccini (che ci auguriamo arrivino presto), tregue di guerre non rispettate, disuguaglianze crescenti, accordi o risoluzioni trovate dai potenti del mondo, spesso incomplete e fallaci, se la cavalcata –che dicevamo in atto – non è finita, un mutamento è possibile. E si può auspicare, stavolta, che sia decisivo per le sorti di una sfortunata, sofferente e malata umanità.

Roberto Guidotti

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