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Da “La vita di Carlo Magno” di Eginardo, a cura di Valerio Marucci

carlo magno

CARLO MAGNO. da “La vita di Carlo Magno” di Eginardo, a cura di Valerio Marucci, Faville 39, Salerno Editrice Roma, 2006

Le mogli, i figli, la madre e le concubine di Re Carlo

Dopo la morte del padre, avendo diviso il regno con il fratello, sopportò con tanta pazienza i suoi mutamenti e la sua invidia, che a tutti sembrava straordinario che Carlo non si lasciasse spingere neanche dall’ira.

Poi, avendo condotto in sposa Ermengarda figlia di Desiderio, re dei Longobardi, per esortazione della madre, non si sa per quale causa, dopo un anno, la ripudiò e sposò Ildegarda, della migliore nobiltà del popolo svevo.

Da lei generò tre figli, Carlo, Pipino e Ludovico, e altrettante figlie, Ruodtrude, Berta e Gisla.

Ebbe altre tre figlie, Teodorata, Iltrude e Ruotaide, due dalla moglie Fastrada, che era del popolo dei Franchi Orientali, cioè Germani, e la terza da una concubina, il cui nome non mi viene ora in mente.

Morta Fastrada, prese l’Alamanna Liutgarda, dalla quale non ebbe figli.

Dopo la morte di costei ebbe tre concubine, Germinda di stirpe sassone, dalla quale gli nacque una figlia di nome Adaltrude; Regina che gli generò Drogone e Ugo; Adallinde, dalla quale generò Teodorico.

Sua madre Bertrada invecchiò vicino a lui, molto onorata. Infatti lui la amava con grandissima reverenza, così che fra loro non sorse mai alcuna discordia, salvo che nell’occasione del divorzio dalla figlia del re Desiderio che aveva sposato su suo consiglio. Alla fine, morì dopo la morte di Ildegarda, dopo ver visto nella sua casa tre nipoti maschi e altrettante femmine. Carlo la fece seppellire con grandi onori nella stessa basilica dove è sepolto suo padre, vicino San Dionigi. Egli aveva una sola sorella, di nome Gisla, dedicata alla vita religiosa fin dalla fanciullezza, che amò ed onorò come la madre. Anche lei morì nel monastero in cui aveva preso i voti pochi anni prima della morte del fratello.

Stabilì di crescere i suoi figli legittimi in modo tale che tanto i maschi che le femmine fossero istruiti negli studi liberali, ai quali si dedicava anche lui. Poi, appena l’età lo permise, fece insegnare ai maschi a cavalcare secondo l’uso dei Franchi e a dedicarsi alle armi e alla caccia; le femmine le pose ai lavori della lana, al fuso e al pennacchio, perché non impigrissero nell’ozio, e ordinò che fossero istruite in ogni arte onorevole.

Fra tutti i suoi figli gli premorirono soltanto due maschi e una femmina: Carlo, che era il primogenito, Pipino che aveva nominato re d’Italia, e Ruodtrude che, primogenita delle sue figlie, era stata data in sposa a Costantino, Imperatore dei Greci.

Di costoro Pipino lasciò un solo figlio, Bernardo, e cinque figlie, Adalalde, Atula, Gundrada, Bertaide e Teoderata. Nei loro confronti il re mostrò una speciale prova del suo amore familiare perché permise la successione del nipote al figlio defunto e fece educare le nipoti tra le sue figlie.

Sopportò la morte dei figli e della figlia con molto dolore, in grazia della sua grandezza d’animo e dell’amor familiare, virtù in cui eccelleva, tanto da essere spinto alle lacrime. All’annuncio della morte di Adriano, romano pontefice, che teneva in conto di carissimo amico, pianse come se avesse perduto un fratello o il più caro dei figli. Era infatti assai incline all’amicizia, tanto che accoglieva facilmente nuovi amici e manteneva i vecchi, e onorava con grande rispetto tutti coloro che fossero uniti a lui da questo vincolo.

Continua: Ebbe tanta cura nell’educazione dei figli e delle figlie…..

NOTA: 1- In tutto dunque Carlo ebbe quattro mogli, quattro concubine, cinque figlie e tre figli legittimi, e tre figlie e due figli illegittimi, ma l’elenco che fa Eginardo non è completo sia per figli, sia per mogli e concubine; 2- Lo spurio Drogone diventerà l’importante vescovo di Metz; 3- Ruodtrude, convivente a vita del conte Rorgone, era stata promessa in sposa all’imperatore Costantino VI. 4- Secondo il prof. Don Giovanni Carnevale, di cui si parlerà, Pipino e Berta sono sepolti nella collegiata di San Ginesio; 5- Con Papa Adriano, morto nell’anno 795 Carlo non aveva una semplice amicizia, bensì un forte sodalizio che supportava il suo regno e rafforzava il papato nell’equilibrio dei rispettivi poteri: inoltre tale blocco costituiva un importante presidio in occidente contro l’influenza degli imperatori d’Oriente e della chiesa bizantina soprattutto in ordine ai territori, già dei Longobardi, che costituiranno lo Stato Pontificio (secondo la famosa donazione di Costantino), estesi dalle Terre di Canossa in Emilia alle terre di confine con il ducato di Benevento.

Luciano Magnalbò

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