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Il film storico stasera in TV: “Un uomo per tutte le stagioni” mercoledì 15 aprile 2020

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Il film storico stasera in TV: “Un uomo per tutte le stagioni” mercoledì 15 aprile 2020 alle 22:15 su TV 2000

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Un uomo per tutte le stagioni (A Man for All Seasons) è un film del 1966 diretto da Fred Zinnemann con Paul Scofield, Orson Welles, John Hurt e Vanessa Redgrave, tratto dall’opera teatrale di Robert Bolt, adattata per il cinema dallo stesso autore, vincitore di sei Premi Oscar, tra cui quelli per il miglior film e il miglior regista.

L’attore shakesperiano Paul Scofield, già protagonista dell’originale produzione teatrale del 1960 presentata nel West End londinese e della produzione presentata l’anno successivo a Broadway, che gli valse il Tony Award, riprese il fortunato ruolo in questa versione cinematografica ottenendo un altrettanto grande successo, dimostrato dagli svariati riconoscimenti ricevuti, tra cui l’Oscar, il Golden Globe e il BAFTA.

Nell’Inghilterra del Cinquecento Thomas More, filosofo illuminato e uomo integerrimo, si rifiuta di accondiscendere al re Enrico VIII che vuole divorziare dalla moglie, Caterina d’Aragona, per sposare Anna Bolena.

La prima parte del film è ambientata nel 1529. Il cardinale Thomas WolseyLord Cancelliere d’Inghilterra, convoca Thomas More ad Hampton Court per chiedergli collaborazione nel risolvere il problema del divorzio del sovrano dalla prima moglie.

More è incline ad avviare una trattativa diplomatica con la Santa Sede per ottenere un annullamento, ma Wolsey vuole accelerare i tempi, facendo pressione sulla Chiesa, in particolare agendo sulla tassazione dei suoi possedimenti in terra inglese. More rifiuta la proposta del cardinale e torna a casa.

All’uscita dal palazzo riceve una serie di suppliche relative a casi giudiziari discussi nel tribunale di cui è presidente. Nell’occasione dimostra notevole integrità morale, rifiutando regali e tentativi di corruzione. Tiene per sé solo un calice d’argento, di cui cerca di disfarsi durante il ritorno in barca verso Chelsea.

Giunto a casa, trova il giovane Richard Rich, un intellettuale scaltro e ambizioso, ansioso di ottenere una raccomandazione da Sir Thomas per avviare la sua carriera politica. More, conoscendone l’indole, lo ritiene inadatto e gli suggerisce la carriera accademica. Thomas afferma che la politica sottopone gli uomini ai ricatti e alla corruzione, e mostra a Rich il calice d’argento. Rich lo terrà per sé, con la scusa di venderlo e di comprarsi un vestito nuovo.

Thomas incontra il fidanzato della figlia Margaret, William Roper, con cui ha un acceso confronto, e gli impedisce di frequentare la figlia fino a che non avrà ritirato l’appoggio alle tesi di Martin Lutero.

Pochi mesi dopo il cardinale Wolsey, accusato di alto tradimento, viene sostituito come Lord Cancelliere da More, e muore mentre viene condotto prigioniero nella Torre di Londra. Nonostante le insistenze del sovrano, More non intende cedere sul divorzio, confutando abilmente le argomentazioni teologiche proposte da Enrico VIII.

Nel frattempo Thomas Cromwell, segretario di Wolsey, trama contro More per prenderne il posto e decide di sfruttare le ambizioni del giovane Rich. Nel 1532, incapace di reggere il confronto con il re, More si dimette da Lord Cancelliere. Il suo successore Cromwell, insieme all’arcivescovo Thomas Cranmer, assecondano i desideri di Enrico VIII, facendo approvare l’Atto di Supremazia e approvando le seconde nozze con Anna Bolena.

More, per non compromettersi, sceglie di ritirarsi dalla vita politica e di non proferire parola su quanto accaduto. Il silenzio di More viene interpretato come un’opposizione al re. Dopo essersi rifiutato di prestare giuramento di fedeltà a Enrico VIII in quanto Capo della Chiesa, More viene arrestato e rinchiuso nella Torre.

More si difende brillantemente dalle accuse che gli vengono rivolte, ma viene condannato per lo spergiuro di Rich, che in cambio riceve da Cromwell la carica di Procuratore Generale del Galles.

Il film si conclude con l’esecuzione di Sir Thomas, “fedele servitore del re, ma prima di Dio”.

Regia di Fred Zinnemann

Con:  Paul Scofield, Orson Welles, John Hurt e Vanessa Redgrave

Fonte: WIKIPEDIA

Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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