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Da “La vita di Carlo Magno” di Eginardo, a cura di Valerio Marucci

carlo magno

CARLO MAGNO. Da “La vita di Carlo Magno” di Eginardo, a cura di Valerio Marucci, Faville 39, Salerno Editrice Roma, 2006

Ebbe tanta cura nell’educazione dei figli e delle figlie

che, quando era in casa, non cenava mai senza di loro, e non faceva viaggi se non con loro. I figli cavalcavano con lui, le figlie seguivano, protette dalla retroguardia e da un certo numero di guardie personali addestrate a questo. Benché fossero bellissime e assai amate da Carlo, straordinario a dirsi, egli non volle darne nessuna in matrimonio né a qualcuno dei suoi, né a qualche straniero, ma le trattene a casa fino alla morte, dicendo che non poteva sopportare di non avere la loro compagnia. E per questo, benché sia stato fortunato nelle altre cose, dovette provare la crudeltà di una avversa fortuna. Che tuttavia seppe così dissimulare, come se nessuna di esse mai fosse stata toccata dal sospetto di qualche vergogna o diffamata dalle chiacchiere.

Aveva un figlio, avuto da una concubina di cui ho dimenticato di far menzione tra gli altri, bello di viso, ma deformato dalla gobba. Costui (Pipino detto il gobbo -ndr) mentre il padre, intrapresa la guerra contro gli Unni, svernava in Baviera, simulando una malattia, congiurò contro il padre assieme ad alcuni fra i principali nobili Franchi, che lo avevano allettato con una vuota promessa di regno. Dopo che l’inganno fu scoperto e i congiurati condannati, Carlo gli permise di ritirarsi nel cenobio di Prum, tonsurato e dedito per propria volontà alla vita religiosa.

Contro di lui era stata fatta già prima, in Germania, una pericolosa congiura. Gli autori di questa, in parte accecati, in parte senza danni fisici, furono comunque tutti esiliati, e nessuno di loro fu ucciso salvo tre, i quali, per non essere catturati, avendo messo mano alla spada per difendersi e avendo ucciso alcuni, furono soppressi perché non potevano essere altrimenti catturati. Ma di queste congiure si crede fosse causa e principio la crudeltà della regina Fastrada. In tutte e due, si congiurò contro il re perché, consentendo alla crudeltà della moglie, sembrava allontanarsi mostruosamente dalla benignità della sua natura e dalla solita mansuetudine. Per il resto, visse per tutto il tempo della sua esistenza, con tanto amore di tutti sia in patria che fuori, che nessuna macchia neanche minima, di crudeltà ingiusta gli fu mai rinfacciata da alcuno.

Amava i pellegrini e aveva grande cura della loro accoglienza, tanto che la loro moltitudine sembrava non senza motivo gravosa non solo per il palazzo ma anche per il regno. Lui tuttavia non ne sentiva il peso per la sua grandezza d’animo, perché compensava i gravi incomodi con la lode della sua liberalità e con l’acquisto di una buona fama.

Fu grande e robusto di corpo, di alta statura, che tuttavia non era sproporzionata – infatti è noto che la sua altezza fosse di sette volte la misura dei suoi piedi-, con la testa rotonda, gli occhi molto grandi e vivaci, il naso un po’ più grande della media, una bella canizie, l’espressione lieta e facile al riso. Così la sua autorità e la dignità della sua presenza acquistavano molto, sia quando era in piedi, che seduto; sebbene avesse il collo grasso e piuttosto corto e il ventre sporgente, tuttavia la proporzione delle altre membra lo nascondevano. Il suo modo di camminare era sicuro e ogni movimento del corpo appariva virile; aveva tuttavia una voce tenorile, che non si adattava al resto del corpo. Di salute eccellente, salvo che, prima di morire, per quattro anni fu preso da violente febbri, e alla fine zoppicava da un piede. E anche allora si comportava più secondo la sua volontà che secondo il consiglio dei medici, che poteva poco sopportare, perché gli consigliavano di lasciare gli arrosti, ai quali era abituato, e di scegliere piuttosto i lessi.

Continua: Si esercitava continuamene cavalcando…

NOTA: 1 La crudeltà di una avversa fortuna, cui Eginardo si riferisce, deriva dai costumi licenziosi di alcune delle figlie, specie Ruodtrude che, come abbiamo visto, anche promessa in sposa all’Imperatore d’Oriente, visse nel palazzo da concubina con il conte Rorgone con vergogna di Carlo; 2- Secondo altre fonti Pipino il Gobbo era figlio della prima moglie di Carlo, la franca Imiltrude, subito ripudiata per sposare, come volle la madre Berta, la figlia di Desiderio Ermengarda, e non era figlio di una anonima concubina come narra Eginardo, bensì il suo primogenito legittimo; 3- Pipino il Gobbo fu rinchiuso a Prum, e non si ritirò lì di sua volontà; 4- Eginardo ci raffigura fisicamente Carlo, un omaccione che amava il prossimo e gli arrosti di cacciagione, che non mancavano mai alla sua tavola, per cui si ammalò di gotta e agli ultimi tempi zoppicò.

Luciano Magnalbò

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Redazione
Lucia Mosca è giornalista iscritta all'albo. Dal 1994, collabora regolarmente con riviste e quotidiani tra i quali Il Messaggero (dal 1994 al 1998 a Macerata, per la cultura , dal 1999 al 2002 a San Benedetto del Tronto, per la cronaca bianca, dal giugno 2005 al luglio 2007 ad Ancona per la cronaca nera e giudiziaria ), La Rucola, periodico maceratese di cronaca, cultura, satira (dal 1996 al 1998 a Macerata), Il Piceno, periodico della Provincia di Ascoli Piceno (2002 – 2003). Le esperienze più significative: dal dicembre del 2003 collabora con Il Resto del Carlino di Ascoli Piceno, testata per la quale si occupa di cronaca, politica, cultura, spettacolo, sanità, sindacale, inchieste, con servizi anche per il regionale. Il 5 gennaio 2005 conclude la propria esperienza di stagista (della durata di 6 mesi). Un mese dopo riprende la precedente collaborazione con Il Messaggero di Ascoli Piceno seguendo la politica locale, la cultura e la cronaca bianca con servizi anche per il regionale. Nel giugno 2005 si sposta su Ancona, dove si occupa per Il Messaggero di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2006 collabora con La Stampa di Torino per la cronaca nazionale. Dal 3 agosto 2009 è direttore del quotidiano in edicola Il Giornale24ore, su Teramo e provincia. Il contratto ha la durata di poco meno di un anno per chiusura della testata. E’ stata direttore della sezione giornalistica di Tvp, canale 119 del digitale terrestre nell'anno 2015. Ora direttore della testata giornalistica www.la-notizia.net

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