sabato, Ottobre 23, 2021
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Il delfino che nuota e la lunga storia delle fake news

Doveva essere un delfino con il dono dell’ubiquità. Nuotava spensierato a pochi metri dalla banchina di Trieste, Salerno, Pescara, in Liguria e in altre innumerevoli città di mare, grandi e piccole secondo i social di tutta Italia. Nel post si leggeva in didascalia: “Questa mattina a …”. La località è stata aggiunta a piacere.

Indubbiamente l’emergenza sanitaria ha avuto come risultato un avvicinamento degli animali verso i centri abitati, cosa tra l’altro nemmeno nuova come nel caso dei cinghiali. Il filmato con i delfini è stato girato in Turchia, qualche tempo fa, anche se molti porti italiani possono assomigliare tantissimo alla località del filmato. E’ un classico esempio di fake news o bufala. E sono in tanti ad esserci cascati, fermo restando la suggestività delle immagini.

Un episodio innocuo che però riapre la profonda ferita mai sanata nell’informazione, sulle falsità spacciate per verità. Inganni veri e propri a volte giocosi, altre volte architettati con fini precisi come quello di screditare qualcuno e dare il via a gogne mediatiche nei confronti di un avversario, un nemico o qualcuno che dà fastidio per le sue parole o il suo comportamento. O a volte verso minoranze e gruppi di persone già invisi a molti.

Un’abitudine quella di distorcere e ingannare che parte dagli albori dell’uomo stesso. Nell’Eden narra la Genesi, un serpente diabolicamente manovrato promette ad Eva che diventerà quasi una dea e non morirà a differenza di quello che si era sentita dire da Dio stesso. La prima fake al quale abbocca la prima coppia che avrà come risultato la cacciata dal paradiso.

Si va avanti con innumerevoli episodi di entità e peso diversi, come Muzio Scevola che tiene le mani in un braciere senza scottarsi e Nerone che spacciò come incendiari i cristiani, solo per fare qualche esempio. Poi c’è il caso clamoroso della falsa Donazione di Costantino scoperta da Lorenzo Valla del quale beneficiò la Chiesa di Roma per secoli. Ci sono poi gli ebrei che bevevano il sangue dei bambini o avvelenavano i pozzi dei cristiani e si arriva facilmente ai Protocolli dei Savi di Sion, un falso clamoroso redatto dalla polizia zarista. Il passo è breve e siamo al 1933 quando Hermann Goering e Adolf Hitler fanno ricadere sui comunisti l’incendio del Reichstag, evidentemente ispirati dallo stesso Nerone, come diceva Berthold Brecht. E al dittatore nazista è attribuita la storica e tragica frase: “Più è grande una bugia e più sarà creduta”.

Un atteggiamento mefistofelico che ha accompagnato l’uomo da sempre e che oggi imperversa in trasmissione digitale. Con il Coronavirus si è avuta un’altra impennata di notizie, scoperte e storie inattendibili immesse nel grande mare dell’opinione pubblica telematica e non solo. Tutto senza fondamenta, prove, verifiche, studi approfonditi. In tempi di crisi è normale sapere o capire come superare le criticità e uscirne; forse questo ha tratto in inganno anche chi in buona fede ha veicolato le notizie non vere e contraddittorie. Fra questi anche gli “esperti” e in taluni casi i giornalisti. Sicuramente la difficoltà di spiegare e capire quello che sta accadendo ha influito moltissimo. Né la scienza, né la politica né l’opinione pubblica erano preparate agli avvenimenti correnti; si è verificato uno “spiazzamento” generale che ha favorito l’attaccamento o il “contagio” di falsità che ora non stiamo nemmeno a ripercorrere.

Se non si vuole essere vittima dei fabbricanti di menzogne e nemmeno complici propagatori involontari delle stesse, va alimentata la capacità di pensare e discernere i fatti, senza preconcetti, investigando meglio ciò che ci riguarda, separando e selezionando solo quello che è realmente utile, nell’interno della grande massa di informazioni che abbiamo a disposizione.

Diceva Lev Tolstoy “L’uomo deve capire e ricordare che la verità non può mai venire scoperta tutta, ma si rivela piano piano alla gente e si rivela soltanto a coloro che la cercano e non credono a tutto ciò che gli dicono intermediari falsamente ‘santi’, i quali pensano di possederla”. Affermazione che fa il paio con quella di San Paolo gran convertitore di genti, che raccomandava in una sua epistola: “Esaminate ogni cosa; ritenete ciò che è buono”. (I Tessalonicesi 5,21 Ed. Paoline)

Roberto Guidotti

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