domenica, Giugno 13, 2021
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A Bergamo prove preliminari della presenza del virus nell’aria

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“Nelle comunicazioni precedenti, abbiamo ipotizzato la possibilità che il virus SARS-CoV-2 potesse essere presente nel particolato atmosferico (PM) durante la diffusione del contagio, coerentemente con prove già disponibili per altri virus.

Qui, presentiamo i primi risultati delle analisi che abbiamo eseguito su 34 campioni di PM10 da un sito industriale della provincia di Bergamo, raccolti con due diversi campionatori d’aria per un periodo continuo di 3 settimane, dal 21 febbraio al 13 marzo.

Possiamo confermare di aver ragionevolmente dimostrato la presenza di RNA virale SARS-CoV-2 rilevando il gene RtDR altamente specifico su 8 filtri in due analisi parallele di PCR.

Questa è la prima prova preliminare che l’RNA SARS-CoV-2 può essere presente nel particolato atmosferico, suggerendo così che, in condizioni di stabilità atmosferica e alte concentrazioni di PM, il SARS-CoV-2 potrebbe creare un cluster con il PM esterno, incrementando la persistenza del virus nell’atmosfera. Ulteriori conferme di queste prove preliminari sono in corso e dovrebbero includere una valutazione in tempo reale sulla vitalità del SARS-CoV-2 e sulla sua virulenza una volta assorbito da particolato atmosferico. Al momento, non è possibile formulare ipotesi sulla correlazione tra la progressione dell’epidemia e la presenza del virus nel particolato atmosferico.

Altre questioni da affrontare in modo specifico sono le concentrazioni medie di PM eventualmente richieste per un potenziale effetto di potenziamento del contagio (nel caso in cui si confermi che il PM potrebbe agire come vettore per i nuclei della gocciolina virale), o anche la conseguente possibilità teorica di immunizzazione a dosi minime di esposizione a soglie inferiori di PM”.

La ricerca, pubblicata su medRxiv, non è stata ancora sottoposta ad ulteriori valutazioni e revisioni, al momento quindi non è nella possibilità di essere ufficialmente utilizzata per offrire indicazioni scientificamente riconosciute.

I risultati delle campionature sono stati pubblicati da Leonardo Setti, Fabrizio Passarini, Gianluigi De Gennaro, Pierluigi Barbieri, Maria Grazia Perrone, Massimo Borelli, Jolanda Palmisani, Alessia Di Gilio, Valentina Torboli, Alberto Pallavicini, Maurizio Ruscio, Prisco Priscitelli, Alessandro Miani.

Questo in relazione allo studio effettuato da Leonardo Setti – Università di Bologna, Fabrizio Passarini – Università di Bologna, Gianluigi de Gennaro – Università di Bari, Alessia Di Gilio – Università di Bari, Jolanda Palmisani – Università di Bari, Paolo Buono – Università di Bari, Gianna Fornari – Università di Bari, Maria Grazia Perrone – Università di Milano, Andrea Piazzalunga – Esperto Milano, Pierluigi Barbieri – Università di Trieste, Emanuele Rizzo – Società Italiana Medicina Ambientale, Alessandro Miani – Società Italiana Medicina Ambientale.

Gli studiosi sostengono come “riguardo alla diffusione dei virus nella popolazione vi sia una solida letteratura scientifica che correla l’incidenza dei casi di infezione virale con le concentrazioni di particolato atmosferico (es. PM10 e PM2,5) , deducendo “che il particolato atmosferico (PM10, PM2.5) costituisce un efficace vettore per il trasporto, la diffusione e la proliferazione delle infezioni virali”.

I ricercatori hanno inzialmente raggruppato le province in 5 classi sulla base del numero di casi infetti in relazione ai superamenti del limite delle concentrazioni di PM10 per ognuna delle 5 classi di Province arrivando alla conslusione, prima delle prove effettuate a Bergamo, che “la specificità della velocità di incremento dei casi di contagio che ha interessato in particolare alcune zone del Nord Italia potrebbe essere legata alle condizioni di inquinamento da particolato atmosferico che ha esercitato un’azione di carrier e di boost. Come già riportato in casi precedenti di elevata diffusione di infezione virale in relazione ad elevati livelli di contaminazione da particolato atmosferico, si suggerisce di tenere conto di questo contributo sollecitando misure restrittive di contenimento dell’inquinamento”.

Chiaramente si attendono gli ulteriori sviluppi della ricerca per poter arrivare a specifiche conclusioni.

Lucia Mosca

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