domenica, Ottobre 25, 2020
Home > Arte, Cultura e Spettacoli > Il “compleanno” di Roma: cenni sui risvolti politico – religiosi in Età Imperiale

Il “compleanno” di Roma: cenni sui risvolti politico – religiosi in Età Imperiale

ROMA – Il 21 aprile è stato il 2773esimo anniversario della fondazione di Roma che secondo lo storico Varrone risale a quel giorno del 753 a.e.c.. Anche quest’anno, che probabilmente per la prima volta nella sua storia l’evento è stato festeggiato senza folla, si è potuto ammirare tramite un video pubblicato dal Mibact un effetto speciale naturale che si verifica ogni 21 aprile a mezzogiorno nel Pantheon (in greco) o Pantheum (in Latino Classico secondo Plinio), cioè nel Tempio di tutti gli Dei, dedicato sincretisticamente a tutte le divinità passate, presenti e future, edificato nella sua pianta originale nel 27 a.e.c. da Agrippa, genero di Ottaviano Augusto che assume pressoché la sua conformazione attuale con l’Imperatore Adriano tra il 120 e il 124 e.c., dopo che gli incendi dell’80 e del 110 avevano pesantemente danneggiato la costruzione precedente di età augustea. Successivamente, nel VII secolo il tempio fu convertito in chiesa cristiana dedicata ai martiri col nome di Santa Maria ad Martyres (o Santa Maria della Rotonda come veniva chiamata la piazza dove sorge il tempio). 

A mezzodì, il sole entra nell’oculus del Pantheon al centro della cupola di calcestruzzo più alta della terra,  con un’inclinazione tale che un raggio di luce centra perfettamente il portale d’ingresso, in modo tale che quando a quell’ora l’Imperatore entrava nel tempio, il suo corpo era immerso nella luce divina. La luce e l’astronomia, infatti, erano nell’Età Imperiale al centro della Via Romana agli Dėi.

Non a caso nei “Ludi Saeculares” (cioè durante le celebrazioni di ogni secolo dalla nascita dell’Urbe) del 17 a.e.c. Augusto fece cantare il “Carmen Saeculare”, un inno di diciannove strofe composto dal poeta latino Quinto Orazio Flacco, meglio noto semplicemente come Orazio che recitava: “O Sole fonte di vita, che con il carro splendente mostri e nascondi il giorno, e che sempre vecchio e nuovo risorgi, che tu non possa mai vedere nulla di più grande della città di Roma”.

Dunque, è evidente come il culto solare in età imperiale rivesta un ruolo molto importante, a tal punto che a partire dal III secolo, con la concessione della cittadinanza romana a tutti i cittadini dell’Impero da parte di Caracalla nel 212, questo culto diventa il più importante perché unisce tutte le maggiori tradizioni religiose dei popoli dell’ecumene romano e rappresenta dunque il culto stesso della potenza di Roma e degli Imperatori che nelle monete iniziano a farsi rappresentare con la corona radiale solare da un lato e il Dio Sole dall’altro.

I Ludi Saeculares erano una festività molto sentita e in età imperiale si ricordano per importanza i festeggiamenti fatti da Augusto e Settimio Severo che secondo la Prisca tradizione etrusca hanno festeggiato il secolo della città ogni 110 anni, invece Claudio, Antonino Pio e Filippo l’Arabo festeggiarono il secolo utilizzando la normale divisione centenaria dei secoli. Questo spettacolo di luci nel Pantheon si ripete da quasi duemila anni ed è lo stesso che si trovò davanti l’Imperatore di origine siriana Marco Giulio Vero Filippo, meglio noto come Filippo l’Arabo, Prefetto del Pretorio e successore di Gordiano III che dopo aver firmato una tregua con i Persiani, ottenuto una brillante vittoria sui Carpi nel 247, portò avanti una politica filo senatoria, costruendo opere civili, ma, soprattutto festeggiò le fastose celebrazioni per il Millenario di Roma che avvennero fra la fine del 247 e l’inizio del 248 perché ad aprile l’Imperatore era ancora preso dalla campagna militare contro i barbari.

Filippo, ci racconta l’ “Historia Augusta”, ponendosi nel solco della tradizione inaugurata da Augusto e poi continuata da Claudio, Domiziano, Antonino Pio e Settimio Severo, organizzò dei festeggiamenti fastosissimi col clou della festa che durò tre giorni e tre notti ininterrottamente, con cerimonie religiose, spettacoli teatrali e giochi circensi  che organizzò con i gladiatori e le fiere che erano state portate a Roma dal predecessore Gordiano III per celebrare la vittoria sui Persiani: “A Roma erano già pronti trentadue elefanti, dieci alci, dieci tigri, sessanta leoni, trenta leopardi, dieci iene, mille coppie di gladiatori, sei ippopotami, un rinoceronte, dieci leoni selvaggi, dieci giraffe, venti onagri, quaranta cavalli selvatici e un gran numero di altri animali; di tutte queste bestie se ne appropriò Filippo per i ‘ludi saeculares’. Ma queste erano state preparate da Gordiano per celebrare il trionfo sui persiani”.

L’evento del Millenario di Roma fu celebrato anche sulle monete di Filippo dalla fine del 247 che erano il maggiore mezzo della propaganda imperiale, come spiega anche Alberto Angela nel suo libro “Viaggio nell’Impero di Roma seguendo una moneta”. Questi conii celebrativi della propaganda imperiale mettono in risalto da un lato l’aspetto ludico della festività, dall’altro quello politico – religioso. A tal proposito, ecco un sesterzio della collezione Moruzzi di Filippo l’Arabo (248) “SAECVLVM NOVVM” con l’imperatore rappresentato con la corona solare radiale e dall’altra una fiera, probabilmente la lupa che allatta Romolo e Remo. 


Cristiano Vignali – La Notizia.net 

One thought on “Il “compleanno” di Roma: cenni sui risvolti politico – religiosi in Età Imperiale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *