venerdì, Novembre 27, 2020
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La Liberazione a San Benedetto: una storia iniziata molto prima

San Benedetto del Tronto – A San Benedetto del Tronto la Liberazione era arrivata quasi un anno prima del 25 aprile, precisamente il 18 giugno 1944 ad opera degli alleati. La data del 25 aprile simbolicamente rappresenta il culmine della fase militare della Resistenza e l’avvio effettivo di una fase di governo dopo vent’anni di dittatura fascista. Alcune città come Bologna e Genova furono liberate qualche giorno prima e altre come Venezia tre giorni dopo. Quel giorno alle 8,00 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia – il cui comando aveva sede a Milano – proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate.

Tornando a San Benedetto, anche dopo il giugno 1944 i problemi non erano finiti. Infatti due navi tedesche dopo essere entrate nel porto e sfuggendo ai controlli dei militari che presidiavano il porto, avevano perlustrato la zona portuale; una volta allontanatosi a una certa distanza mitragliarono violentemente contro due motovelieri presenti nel porto. Il mitragliamento durò all’incirca una ventina di minuti, causando il ferimento di una dozzina di persone appartenenti agli equipaggi e il terrore tra la popolazione sambenedettese. Le due navi furono incendiate e fatte colare a picco, mentre quelle nemiche si allontanarono incolumi. Una donna affacciata da un balcone rimase ferita gravemente.

A San Benedetto la guerra aveva portato morte e distruzione. Sin dall’8 settembre la città era stata particolarmente colpita dai bombardamenti e probabilmente per due motivi: la presenza del porto e il fatto che rappresentasse un importante nodo strategico per le operazioni militari. In totale ha subito più di cento bombardamenti, tra quelli aerei e navali: alcuni più lievi, altri più pesanti; alcuni con molte vittime, altri senza, ma in ogni caso causando profonde ferite nella città (con 69 case distrutte, 285 gravemente danneggiate e 1378 lievemente danneggiate). Tra gli attacchi di maggiore violenza e di massima intensità ci sono quello del 27 novembre 1943 e del 15 marzo 1944.

Nella prima giornata, intorno alle 12.15, una formazione di trentasei bombardieri, probabilmente con l’intento di colpire le numerose batterie piazzate nella zona di Via del Colle, iniziò un bombardamento a catena che distrusse tantissime abitazioni. Il risultato finale fu 20 vittime, numerosissimi feriti, uno disperso e danni ingentissimi. Altri gravi episodi di violenza nazista videro vittime militari e civili come quando i nazisti uccisero il Maresciallo Luciano Nardone, il carabiniere Isaia Ceci e il mezzadro Guido Sgattoni.

La Resistenza a San Benedetto porta specialmente il nome del tenente della Guardia di Finanza Gian Maria Paolini. Questo era un giovane ventiquattrenne, originario del Piemonte, che era da poco sbarcato a San Benedetto dalla motovedetta con la quale aveva attraversato l’Adriatico, salpando da un piccolo approdo nei pressi di Sebenico. Il giovane non voleva consegnarsi ai tedeschi dopo l’esplosione di due bombe a mano alla stazione lanciate sembra dai tedeschi che volevano allontanare i bambini mentre mangiavano.

Quell’avvenimento divenne l’occasione per iniziare la guerra contro l’occupante. Paolini si pose alla testa di un gruppo di soldati e attaccò il convoglio che, tuttavia, stava già ripartendo. Nello scontro rimase ferito un tedesco che morirà dopo alcuni giorni in ospedale. Fuggito nelle campagne circostanti e nascosto dai contadini, da allora il tenente Paolini si impegnò nell’attività organizzativa, raccogliendo intorno a sé militari sbandati e giovani sambenedettesi. Inizialmente si procurarono le armi a bordo dei motopescherecci militarizzati e degli altri scafi approdati a San Benedetto. Il materiale bellico fu trasferito prima sulle colline, successivamente nel bosco di Merli, vicino Acquaviva Picena.

Quando i tedeschi operarono i primi rastrellamenti, Paolini decise di spostare la banda ancor più verso l’interno, nella zona di Rovetino e di Rotella. In seguito mentre era in missione al Nord fu catturato dai fascisti e fucilato il 24 marzo 1944 a San Giovanni Valdarno. Alla sua memoria fu concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare. A lui come al cannoniere sambenedettese Francesco Fiscaletti che lo aveva seguito in missione  sarà intitolata una via a San Benedetto.

Nella foto: gli Alleati entrano a San Benedetto. Dal sito http://www.storiamarche900.it/

Da

Roberto Guidotti

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Roberto Guidotti
Giornalista pubblicista iscritto all'Albo dei giornalisti delle Marche