martedì, Ottobre 19, 2021
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La “battaglia dimenticata” che libero’ Macerata: quando Sandro Pertini venne salvato da Pietro Capuzi a Visso

macerata

di Maurizio Verdenelli

MACERATA – E lo ricordo ancora. Antonio Minischetti, romano, maresciallo paracadutista in forza alla leggendaria Brigata Folgore che con l’armata del gen.Anders aveva liberato le Marche, mi guardava incuriosito all’ingresso del mio ufficio alla redazione maceratese del ‘Messaggero’.

“Ma che scrivete, scusi?!”. Cioe’? “Sul 25 aprile: Macerata l’abbiamo liberata noi della Folgore. C’e’ stata battaglia sul fiume a Colbuccaro: giorni e giorni e 35 nostri morti al di la’ della sponda. E dobbiamo ringraziare il gen. Anders che da Loro Piceno cannoneggiava i tedeschi! Invece che trovo scritto? Che Macerata e’ stata liberata dai partigiani…”?

Gia’, fino ad allora, anni 80/90, il Comune del capoluogo celebrava in buona fede la Liberazione senza sapere di quella battaglia decisiva che aveva spianato la strada alla banda Niccolo’ di Augusto Pantanetti. Cosi’ riscrissi la Storia e sul luogo della battaglia dimenticata ora sorge un monumento che io inaugurai tra raffiche in aria e il fatidico grido Folgore!!.

Un lungo brivido lungo la schiena! Il Maceratese e’ stato luogo insanguinato dai fatti post armistizio dell’8 settembre 1943. Muccia al centro di una serie di scontri cminati nell’inverno del 44 con la strage della famiglia Strada, con l’esecuzione di Barilatti e l’uccisione di 7 militi fascisti nel presidio di Camerino da parte di partigiani slavi (cfr il libro di Marco Mosciatti: Neve Rossa). In quel periodo, amico fraterno di Pietro Capuzi (cfr la recente biografia del capo partigiano a cura di Carlo Ballesi) si trovava in zona Sabdro Pertini.

In marcia verso Visso,  sotto l’imperversare della tormenta, un provvidenziale febbrone blocco’ a Pievetorina, curato in un casolare, il futuro Presidente della Repubblica. Provvidenziale perche’ Capuzi, catturato, venne fucilato silla piazza di Visso che poeta ora il suo nome.

A Visso venne catturata la staffetta partigiana, Carla Voltolina. La futura moglie di Pertini ebbe anch’essa fortuna, scaraventata fuori dal cassone del camion in marcia verso il luogo dell’esecuzione dal soldato tedesco impietosito, a guardia degli altri partigiani catturati.Ricorda il serravallese Venanzo Ronchetti, l’ex sindaco ‘del terremoto’ (1997): “Accompagnando qualche anno prima gli studenti di Serravalle di Chienti in udienza da Pertini, gli consegnai una targa dei compagni socialisti ricordando Capuzi. Il Presidente al nome dell’amico, ebbe un momento di viva commozione. Guardando verso l’alto disse: ‘Pietro! Devo la vita a Lui. I nazi-fascisti cercavano anche me: prima di fucilarlo, lo torturarono per sapere dove io mi nascondevo. Ma Capuzi mantenne  il segreto, subendo in silenzio atroci sofferenze! Pietro e’ sempre nel mio cuore!”.


Nella foto: Sandro Pertini con Bettino Craxi (alle loro spalle un geande quadro di Giuseppe Garibaldi)

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