martedì, Ottobre 19, 2021
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Ascoli Piceno, la denuncia social: “Dialisi in presenza di sospetto Covid?”

ASCOLI PICENO – Riportiamo di seguito post pubblicato da un utente Facebook all’interno del gruppo “Sei di Ascoli Piceno se…” nella giornata di oggi, che assumiamo esclusivamente a livello di testimonianza personale: “Buongiorno, mi spiace disturbarvi oggi 1° maggio, ma ciò di cui sono stato testimone ieri, in ospedale, credo che meriti la vostra attenzione. Piccola premessa: sono quasi dieci anni che debbo sottopormi alla dialisi (tre/quattro sedute a settimana, ormai per tutta la vita residua) nell’apposito reparto al piano S1 (accesso indipendente) dell’ospedale di Ascoli Piceno.

Premesso che l’emergenza Coronavirus non pare tempestivamente sentita in Ospedale. Ieri ho tenuto la mia seduta “fuori turno” per un certo sovrappeso, nella stanza a me assegnata (stanza ”B”), di norma, ci sono nove posti letto e tre infermieri.

Più o meno a metà pomeriggio, noto che una addetta “non infermiera” si veste particolarmente, quanto inusualmente, ed inizia a “smontare” un letto ( il n. 10, per la precisione) riponendo tutta la biancheria in diverse buste in plastica a loro volta, poi, rimesse in altre buste di colore “rosso”, addirittura anche il materasso viene “imbustato”. Ciò senza nessuna spiegazione a noi utenti, che restiamo collegati (obbligati) alle macchine di trattamento per un periodo variabile di tre/cinque ore.

Tutta l’operazione per una durata di circa mezz’ora. Preciso che il paziente, dopo il suo trattamento, è rimasto nella stanza per un’ulteriore mezz’ora. Alle mie rimostranze, la caposala, gli infermieri e poi un medico da me fatto chiamare, mi “confessano che l’utente era un “sospetto” COVID!

Ma come, “massacrati” con il fatto che noi dializzati dobbiamo prestare la massima attenzione perchè più facilmente colpibili dal virus, come veniamo tutelati? Il personale, per quanto di buona volontà, non appare generalmente capace di saper far fronte alla situazione. Nessuna informazione, se “non estorta”, ci viene fornita e soprattutto nessuna sostanziale tutela appare adottata. Forse, allora, tutti i morti di questo periodo (oltre ventimila) potevano veramente essere evitati? Esiste già una norma dal 1994 ( famigerata”626”) sulla tutela dei lavoratori,e quindi degli utenti, ma la mancanza di alcuni Dispositivi di Protezione Individuale (DPI: mascherine, guanti, camici, ecc.) mettono in serio dubbio “l’attenzione” che ci dovrebbe essere prestata. Ho paura per quanto accaduto, anche per l’assenza di precise informazioni da parte dei preposti . Attendo volentieri più precise informazioni e,, magari, rassicurazioni”.

Precisiamo che, nella totale e assoluta fiducia nel personale sanitario che sta attualmente gestendo l’emergenza e di medici ed infermieri in generale, che svolgono il proprio lavoro con puntuale dedizione, spesso in condizioni non ottimali, abbiamo deciso di riportare tale testimonianza anche per dare la possibilità a chi di dovere di fornire eventualmente informazioni in merito al fatto oggetto del post o anche delucidazioni a carattere generale.

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