domenica, Ottobre 17, 2021
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Partite Iva, riscuotere il bonus di 600 euro può essere una caccia al tesoro

600 euro

“Gentile utente, la informiamo che è stata pagata l’indennità 600 euro Covid-19 in base a quanto previsto dal D.L. 18/2020. Può verificare l’avvenuto pagamento presso la sua banca”. A questa mail, ricevuta da una nostra lettrice in data 20 aprile 2020, non ha fatto seguito l’attesa corresponsione del denaro su conto corrente bancario come annunciato. La cifra a cui la comunicazione fa riferimento è quella relativa al bonus di 600 euro introdotto dal governo Conte per “consentire” alle partite Iva di far fronte all’emergenza Coronavirus. L’abbiamo contattata, a seguito di sua segnalazione, la scorsa settimana. Facciamo presente che abbiamo ricevuto in copia tutte le mail e le comunicazioni pervenute dall’Inps.

Da informativa ricevuta attraverso comunicazione telefonica intercorsa tra Maurizio Bargiacchi, regista che opera con la nota tv locale Rtm, e Poste Italiane, siamo venuti casualmente a conoscenza del fatto che il denaro poteva essere stato domiciliato presso ufficio postale locale.

Abbiamo così suggerito alla nostra lettrice di verificare alle Poste (presso le quali non aveva aperto conto corrente postale e in ogni caso aveva indicato iban diverso) se l’Inps avesse depositato il bonus presso uno degli uffici postali del territorio.

In realtà, per quanto concerne l’erogazione di detto bonus, esiste la possibilità, per chi non ha conto corrente bancario, di optare per il pagamento a mezzo domiciliazione (alle Poste, in una sorta di conto unico appositamente dedicato) del bonus di 600 euro relativo al mese di marzo.

In teoria, quindi, in questo caso, una volta richiesto il pagamento dell’indennità di 600 euro con bonifico domiciliato, l’Inps dovrebbe inviare un SMS o una e-mail per comunicare all’utente l’ufficio postale presso il quale ci si deve recare per riscuotere la somma in contanti. Ma non è questo il caso. Abbiamo scoperto che, in più di una occasione, persone che hanno correttamente indicato il proprio iban personale non hanno ricevuto come comunicato la somma indicata nel proprio conto corrente.

Ci rendiamo perfettamente conto del fatto che l’emergenza Coronavirus avrà sicuramente generato caos anche negli uffici pubblici.

Ma quello che ci chiediamo è: non sarebbe stato corretto, nei casi indicati, inviare una comunicazione (che si sarebbe magari dovuta inoltrare da parte della stessa Inps o da Poste italiane) che potesse rendere edotto il beneficiario dell’avvenuto accredito in sede specifica con tanto di via e numero civico?

Tutto questo, almeno per i casi segnalati, non è avvenuto. Grazie a nostro suggerimento, la lettrice di cui stiamo parlando (ma non è l’unico caso) si è recata alle Poste (tra l’altro Ufficio Postale non della propria città di residenza ma del comune contiguo) scoprendo con grande sorpresa che il bonus di 600 euro non le era stato erogato sul proprio corrente bancario, come comunicato nella mail ufficiale pervenuta dall’Inps, ma con domiciliazione presso le Poste. Così, quasi un mese dopo rispetto all’indicazione ricevuta relativa all’avvenuto accredito, è riuscita a riscuotere il tanto “desiderato” bonus.

Ora, sicuramente sarà accaduto, nel caso di iban erroneamente trascritti dagli utenti, che l’Inps abbia bonificato la somma alle Poste (tra l’altro nel caos generale della moltitudine di domande ricevute) per evitare errori, ma non sarebbe stato forse il caso di trasmettere una comunicazione chiara agli utenti in modo tale che sapessero che cosa fare e soprattutto dove recarsi?

L’emergenza c’è per tutti e, anche se 600 euro non risolvono chiaramente il problema, dopo un lockdown forzato dalla pandemia, possono in ogni caso consentire l’espletamento di piccole spese ed il pagamento di fatture o bollette per quanto possibile.

Le persone che abbiamo contattato non hanno ricevuto comunicazioni chiare, nè tramite lettera nè tramite sms. C’è anche da dire (e lo possiamo dimostrare) che il numero verde Inps raggiungibile da cellulare (06 164 164 ) è quasi sempre occupato (non sono più in molti ad avere il fisso in casa per poter chiamare l’803 164 e comunque anch’esso è difficilmente raggiungibile se non con lunghe attese e frequenti cadute di linea) per cui anche avere informazioni diventa un’impresa estremamente ardua.

Aggiungiamo inoltre che sono molte le domande relative al bonus di 600 euro previsto per le Partite Iva in attesa di esito da aprile. A richiesta di spiegazioni in relazione a domanda inoltrata (e anche quello che diciamo ora è assolutamente documentato tramite screenshot di pec e comunicazioni presenti sul sito Inps) a “qualcuno” è stato comunicato che l’Istituto stava verificando l’iban e che quindi la domanda era in fase di istruttoria (27 aprile) per poi, a successiva richiesta di informazioni (alla scadenza dei 30 giorni dalla presentazione della domanda, 12 maggio) comunicare tramite pec (comunicazioni discordati pervenute da rappresentanti diversi dell’Istituto provinciale) che la domanda era stata rigettata (ma dal sito Inps non risulta) in quanto la Partita Iva non sarebbe stata attiva all’atto della domanda. Inoltrato il certificato dell’Agenzia delle Entrate che attestava l’assoluta esistenza ed attività della Partita Iva, l’ente ha comunicato che la domanda era stata rigettata in quanto il rappresentante legale della Partita Iva risultava iscritto ad altra cassa previdenziale.

Anche in questo caso, ai sensi della legge, l’Inps avrebbe avuto il dovere di comunicarlo all’utente, oppure, dichiarata la propria incompetenza, avrebbe dovuto inoltrare la domanda alla cassa previdenziale competente. Riferiamo inoltre che, quando l’utente in oggetto ha fatto presente tale aspetto paventando l’ipotesi di tutelarsi nelle sedi competenti per fare ricorso, la risposta è stata che se le mail avessero mantenuto lo stesso tenore, non si sarebbero più fornite informazioni, salvo poi ricevere l’ennesima comunicazione via pec da parte dell’Urp dell’Istituto provinciale di competenza in cui si affermava che l’Istituto Centrale stava provvedendo al riesame della domanda e che si sarebbe potuta verificare comunicazione di imminente pubblicazione sul sito Inps. Ad oggi tutto è rimasto invariato e di tutte queste pec (prive di numero di protocollo) sul sito ufficiale, nella parte relativa alla richiesta del bonus, non risulta traccia. Concludiamo dicendo che la domanda è ancora (dal 10 aprile) in attesa di esito (abbiamo screenshot).

L’unica cosa certa, e lo diciamo agli utenti che magari hanno ricevuto comunicazione di avvenuto pagamento del bonus ma che non ne hanno visto traccia sul proprio conto corrente, è che l’unica cosa da fare è recarsi alle Poste, muniti di documento di riconoscimento e codice fiscale per l’immediata riscossione dopo aver verificato se l’accredito è avvenuto in quella sede. Per il resto, si capisce perfettamente l’emergenza e lo stato di confusione che ne consegue, ma i primi a subire gli effetti della pandemia sono stati i cittadini e di questo, forse, sarebbe il caso di tenere conto.

Il servizio video è andato in onda su Rtm nel settimanale “Regione Marcuzzo News” ed è stato realizzato con la preziosa collaborazione con Evelin e Maurizio Bargiacchi.

Lucia Mosca

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